Banana Yoshimoto: scoperta per caso, amata da subito

Leggi Banana Yoshimoto e vieni catapultato così, in un altro universo.

Banana Yoshimoto, figlia di Takaaki Yoshimoto, uno dei più importanti e famosi filosofi e critici giapponesi degli anni Sessanta, è nata a Tokyo il 24 luglio 1964. La sorella di Banana, Haruno Yoiko, è una conosciuta disegnatrice di anime giapponesi.

Banana è molto riservata per quanto riguarda la sua vita privata, poco si conosce del marito musicista Hiroyoshi Tahata e del figlio Manachinko, nato nel 2003. Al contrario, parla molto della sua scrittura. Ogni giorno si prende almeno mezz’ora per scrivere al computer, dicendo “tendo a sentirmi colpevole perché scrivo queste storie quasi per divertimento”. Tiene un giornale on-line per i suoi lettori anglofoni.

In realtà il vero nome della scrittrice è Mahoko. Qualcuno sostiene che il suo pseudonimo si riferisca alla passione dell’autrice per i fiori rossi del banano, pianta di cui tiene un esemplare nella sua casa di Tokyo, ma “Banana” è anche un nome che si pronuncia quasi allo stesso modo in tutte le lingue e si ricorda facilmente.

Il suo linguaggio letterario è frutto di una rielaborazione in chiave letteraria del linguaggio dei manga giapponesi. I suoi romanzi toccano temi come la morte, le difficoltà della vita, l’angoscia.

Un’altra tematica molto presente è infatti lo “sfinimento della gioventù nel Giappone contemporaneo“, da lei visto come un problema particolarmente grave, tanto da arrivare ad affermare che, se fosse giovane adesso, probabilmente si sarebbe già suicidata.

Il primo romanzo, pubblicato nel 1988, si chiama Kitchen e la sua protagonista, Mikage Sakurai, apre la propria descrizione affermando che il luogo che preferisce al mondo è la cucina. Con l’avanzare della storia diventa chiaro che il cibo gioca un ruolo fondamentale nell’avanzamento della trama, portando in superficie le emozioni, i pensieri, le difficoltà dei personaggi. La scrittrice affronta il tema del superamento della morte della nonna della protagonista, ultima sua parente ancora in vita. Più avanti nella storia, sarà ancora attraverso il cibo che la ragazza mostrerà il suo interesse verso il giovane Yuichi e tenterà di risollevarlo dal suo dolore, colpito anch’esso da un lutto: in questo caso, la morte della madre. In un modo abbastanza particolare di scrivere affronta tematiche “pesanti” senza pregiudizi.

L’abito di piume

Un altro libro che ho letto. La protagonista Hotaru, dopo aver vissuto per anni all’ombra dell’amante, resta sola e dal suo stato di depressione e disperazione, decide di ritornare al paese dove è cresciuta. Il viaggio è un vero e proprio percorso nel passato, delicato e incisivo al tempo stesso: Hotaru prende coscienza di sé, della sua indipendenza di pensiero e di volontà, dell’amore per i familiari che non rivede da tempo e riscopre la bellezza di un mondo perduto, ristretto come quello di un paesino giapponese sulle rive di un grande fiume.
Sarà proprio in questo luogo che incontrerà Mitsuru, ragazzo dalla triste vicenda familiare, che darà alla protagonista una sensazione di deja-vù continuo.

Sonno profondo

Protagoniste di tutti e tre i racconti sono altrettante ragazze che vivono una vita sospesa tra il sonno e la veglia, tra la vita e la morte. Emergono tutti i temi presenti nelle sue opere l’amore, il sesso, il suicidio, la famiglia, la malinconia e infine la morte percepita come elemento necessario. Al centro del primo racconto troviamo Terako, una ragazza che trascorre le proprie giornate in uno stato, da qui il titolo, di sonno profondo.

L’unica cosa che riesce a svegliarla sono le telefonate notturne dell’amante, sposato con una donna che per colpa di un terribile incidente stradale è ora ridotta ad uno stato vegetativo. Quello che mi ha colpito di più, molto toccante ma riesce a non essere pesante.

Questi sono alcuni dei libri della Yoshimoto che ho letto.

 

Di Barbara Petrano

Disegno di Sonia Giampaolo

 

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