Un po’ meglio di una bestia

di Maria Cristiana Grimaldi

Se siete qui significa che avete letto il primo volume di La Visione – Un po’ peggio di un uomo.
Se non lo avete fatto, fermatevi e recuperatelo. Ne vale la pena.
Abbiamo lasciato Visione sporco di menzogna. Cosa non si fa per la famiglia.
Ma quali saranno le conseguenze?
Comincia tutto con una barzelletta su un tostapane.

“Alla fine ricominciamo sempre. E tutto è nuovo e diverso.”

O forse no.

Il secondo volume di questa raccolta è un continuo salto temporale. Gli eventi passati tornano quasi a voler spiegare e giustificare quello è il presente, riassumendo certi avvenimenti davvero importanti della vita del sintezoide prima di questo momento.
I tormenti ma anche le persone si ripresentano in forma nuova, quindi perché questa volta dovrebbe essere diverso?
Il domani arriva sempre, e se la nuova mogliettina creata da te stesso possiede le onde cerebrali della potente strega Wanda, perché mai questa volta dovrebbe andare tutto bene? Lei sbaglierà, lo ha già fatto. È un eterno ritorno, un destino che si delinea sempre uguale sui tratti dell’infelicità, dell’impossibilità: quella di vivere una vita normale di affetti mossi da circuiti che prima o poi andranno in corto, ad intrecciarsi tra di loro e con quelli di altri che sono destinati dalla nascita a qualcosa di grande, orribile.

Ma quanto è difficile fare la cosa giusta quando tutti si aspettano che tu sia perfetto e impassibile in quanto creazione che non ha debiti nei confronti dell’umanità? Non bastano tutti i ragionamenti logici e deduttivi, non bastano i calcoli matematici a raggiungere quello status di essere esemplare.
Ancora una volta a fregare il nostro eroe sono i sentimenti, quelli umani. Quella macchia imperfetta di emozioni che si stagliano nel cervello delle persone, che li porta a compiere azioni sbagliate in nome di un cancro chiamato egoismo affettivo. Nemmeno lui può esserne immune, nonostante abbia salvato il mondo 37 volte, è bene ribadirlo.
Può il cuore di un androide sanguinare? Non gocciolerà ma sicuramente soffrirà e non siamo sicuri che non c’entri proprio nulla con le scelte che gli altri fanno per lui. In fondo è stato lui il fabbro. Può un creatore assumersi la responsabilità per le proprie creazioni? La risposta viaggia su una delle infinite  sinapsi sintetiche di Visione. Non ci è dato conoscerla.
“Possiamo chiudere con il passato ma il passato non chiude con noi” – Il Mercante di Venezia, Shakespeare.

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi