Luca Iavarone fa rima con passione

Come posso spiegarlo?

Mi sono messa davanti al pc:

Ciao Luca, ti ricordi di me…

Cancello.

Ciao Luca, complimenti…

Sembra una sviolinata.

Ciao Luca, sono disposta a lasciare ora il mio fidanzato perché ti amo, ti seguo da quando eri agli inizi, vogliamo sposarci e avere ventisette bambini?

Forse lo spavento.

Ho scritto a Luca Iavarone, direttore creativo di Fanpage.it, volevo rispondesse a due semplicissime domande, senza fronzoli. Mi piace pensare che questo articolo lo leggerai tu, adolescente in preda alle tempeste emotive che non sai cosa fare della tua vita e che, magari, grazie alle parole di Luca, tu possa capire che se non sai fare le equazioni o se vuoi inseguire i tuoi sogni, non sei malato.

Per questo con Luca la prima cosa che mi è venuta in mente è stata chiedergli come avesse capito di voler intraprendere il percorso che ha scelto.

Hey, tu, ragazzino in tempesta, leggi cosa ci ha raccontato:

“Durante il mio percorso di studi non avevo un obiettivo professionale specifico. Ricordo che alla fine del liceo tutti i miei compagni avevano scelto la facoltà universitaria in base al mestiere che avrebbero potuto esercitare con il minor sforzo di inserimento nel mondo del lavoro. Mediamente sono finiti un po’ tutti a ingegneria. Tutto ciò all’epoca costituiva una specie di sacrilegio per me.

Ero pure un rompiballe però!

Ero inquietato perché avevo ancora tanta esigenza di uno spazio di pensiero mio, puro, volevo dedicarmi alla filosofia, alla letteratura, alle arti. Come potevano loro già aver risolto e chiuso con quegli interessi, e dopo solo un quinquennio di liceo sentirsi appagati? Non me lo spiegavo. Ma la cosa non mi mise in crisi. Continuai a dirmi che io non dovevo fare scelte professionali, bensì dovevo prendere decisioni libere che arricchissero il mio patrimonio culturale. E così mi iscrissi a lettere e al conservatorio. Pensavo che l’approfondimento della composizione musicale mi avrebbe aperto tante prospettive e avrebbe acuito la mia sensibilità. Sono stati anni di grande studio. Seguivo tutti i corsi con interesse. Poi tornavo a casa e mi mettevo al pianoforte e davanti al pentagramma. Per sette, otto anni, non ho fatto che studiare, dando esami di lettere, composizione e pianoforte.

Una palestra di rigore, con cui esercitavo la combinazione di impegno e velocità d’esecuzione, cose che mi sono servite tantissimo. Oggi lavoro nel web e realizzo una quantità enorme di contenuti video, sovrintendendo a tutti i passaggi, dal brainstorming al final cut e facendomi carico di messaggi urgenti veicolati a un vastissimo pubblico; e devo dire che quelle capacità sviluppate in quegli anni mi sono servite tanto: posso tenere tutto sotto controllo grazie al contrappunto, ho una grande libertà creativa grazie alla composizione, ho capacità di sintesi e di connessione grazie allo studio della letteratura e della filosofia, ho un buon rapporto con la tecnica grazie al pianoforte.

Il mio percorso è stato ibrido e poco convenzionale: ho fatto ciò che volevo, seguendo solo l’urgenza. Questo però ha fatto sì che potessi impiegarmi con buoni risultati in qualcosa che forse non esisteva nemmeno ai tempi del liceo e potessi inventare il mestiere che volevo, senza strutture preconcette.”

Un groviglio di passioni che è sfociato nella produzione multimediale di contenuti variegati, conosciamo tutti il famoso video dove Luca domanda scherzosamente alle persone “cosa chiede a San Gennaro?”

https://www.youtube.com/watch?v=ztHILM9J98U&t=29s

Credevo mi avrebbe parlato di questa sua esperienza nel momento in cui lo invito a raccontare un’esperienza che gli sia rimasta particolarmente nel girare uno dei video, e invece mi risponde con una sorpresa, una novità.

“Più che parlare di un video già pubblicato, vorrei raccontare il lavoro di realizzazione del mio prossimo documentario, Il sogno di Jago, sull’opera di un giovane scultore italiano di talento.
La preparazione è durata più di un anno e le riprese, tra Napoli e New York, sono ancora in corso. Ho conosciuto Jago su internet, da appassionato di arte contemporanea. Mi stupì la sua maestria tecnica e la sua forza comunicativa e così decisi di andare a conoscerlo. Parlai al mio editore del progetto di un video virale su uno scultore e non fu semplicissimo convincerlo a investire in un progetto che, sulla carta, giustamente, poteva fallire. Ma io ero certo che il racconto del grande coraggio quotidiano di uno artista non convenzionale e antiaccademico, avrebbe fatto il giro del mondo. E così fu. Il mio primo doc su Jago ebbe un enorme riscontro: decine di milioni di views e una candidatura agli Oscar europei del web.
Fu quella anche la nascita di una profonda amicizia.
Da lì l’idea di proseguire, ancora più in grande, realizzando un nuovo documentario sulla sua prossima opera, dedicata al Cristo Velato.
Jago un giorno mi chiamò dicendomi: “Tu sarai il curatore di questo lavoro, perché curatore è chi rende le cose possibili”. E così investito di questa responsabilità, mi misi sulle tracce degli eredi del Principe di Sansevero e alla ricerca di un luogo che potesse ospitare la scultura, che Jago aveva intenzione di donare alla città di Napoli. Cosa non facile, perché paradossalmente regalare un’opera in Italia, all’Italia, non è un gioco da ragazzi.
Ho incontrato molte persone in questi mesi e ho allacciato buoni rapporti con una Napoli desiderosa di confrontarsi con il bello, nel quale vedere un riscatto sociale. E così è nato questo progetto ambizioso, tra Napoli che è sede di partenza del confronto col Cristo Velato, New York, dove Jago sta scolpendo il suo capolavoro e di nuovo Napoli, città di destinazione di quello che ci auguriamo possa diventare un nuovo simbolo per la nostra città.
Non posso essere più dettagliato di così, ma ci tengo a dire che il materiale video e umano catturato in questi mesi, è davvero una bomba!

Non vedo l’ora di pubblicarlo.”

 

Intanto, mentre scrivo questa intervista, penso al messaggio che gli invierò per far presente che è terminata.

Ciao Luca, ho l’intervista…

No.

Hey, hai per caso visto Un posto al sole ieri, sono rimasta indietro.

Mh.

Ciao Luca.

Tiro un sospiro, certe volte, un tuo idolo può essere quanto più a portata di mano al mondo.

Benedetta De Nicola

 

 

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