L’amore al tempo della trap

di Raffaele Celentano

 

Che posto hanno l’amore e le donne nella nuova wave dell’hip-hop italiano?

L’amore e la figura della donna sono sempre stati elementi centrali della canzone italiana sin dagli albori, spesso idealizzati e capaci di elevare colui che scrive ad una condizione quasi sovrumana, quasi riprendendo il modello dell’amore cortese che purifica l’animo dell’uomo e, talvolta, dello struggimento che da esso deriva. Anche nel momento della congiunzione carnale, la donna manteneva la sua dignità ed il suo ruolo.

Nei decenni i cantautori nostrani hanno descritto gli occhi blu di Lisa, il sorriso di Sara, ci hanno raccontato di Gianna che non perdeva neanche un minuto per fare l’amore, delle bionde in tutù che non riuscivano a colmare l’assenza di Maria e di Sally che era stata punita per ogni “candida carezza”.

Anche nel tumulto politico e sociale che coinvolge l’Italia degli anni Novanta e che sfocia nella nascita della scena rap italiana, c’è posto per la Coccinella di Tormento, che con il suo sguardo e il suo viso dolce sollevano l’umore dell’amato e lo distolgono dai problemi della vita.

Con la diffusione della trap, invece, il ruolo della donna sembra essere radicalmente mutato, anche nelle scelte lessicali: la donna diventa, semplicemente, una “tipa” (evitando di citare altri epiteti meno eleganti), da conquistare e poi abbandonare a proprio piacimento, un vanto da mostrare agli amici della “gang”.

Uno degli elementi preponderanti di questo genere è la smisurata voglia di mostrarsi superiori agli altri perchè si hanno più soldi, più oggetti costosi e anche più ragazze al proprio seguito, che non sembrano avere altro talento se non quello di gonfiare l’ego di chi le frequenta e riesce a “portarsele a letto”, inevitabilmente rapite e stregate dal successo e dall’irresistibile fascino dei trapper.

Nonostante tutto anche in questo genere c’è posto per l’amore e lo dimostra, ad esempio, Porto Cervo di Lazza, in cui la donna diventa partecipe e complice nel processo di crescita personale dell’autore, che parte del niente per arrivare al successo, in questo caso, condiviso con la sua amata. Inizialmente l’unica cosa che egli può offrirle è nient’altro che un giro in motorino per ottenere un’illusoria e momentanea libertà, ma lei lo supporta lo stesso e lo sprona a dare il meglio di sé e non mollare, venendo ricambiata con la promessa di ricchezza e fedeltà.

Anche in Habibi di Ghali è presente una figura femminile di cui l’artista ha bisogno. “Ho da sempre voluto il tuo numero / che tu fossi la mia baby-sitter / che tu fossi la prof di recupero” sono i versi in cui è espressa la necessità di avere un punto di riferimento, una guida che indirizzi verso una giusta direzione e che, al netto dei rifiuti, l’autore identifica in questa donna.

Qualsiasi evoluzione subisca la musica, le donne e l’amore sembrano quindi costituire sempre linfa vitale a cui attingere per trovare ispirazione a qualsiasi uomo si approcci alla musica. Ogni artista ha la sua musa, che lo faccia soffrire, lo rifiuti, lo ami per tutta la vita o sia solo compagna di una notte.

 

 

 

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