La partita della morte

di Pietro Damiano

Nell’agosto del 1942 – in pieno conflitto bellico – 11 uomini combatterono la loro ultima battaglia su un campo di calcio.

Animati dagli ideali dello sport e dall’attaccamento alla patria, dimostrarono che si può sopravvivere alla morte. Vinsero per loro, vinsero per il popolo.

Primavera 1942, Seconda Guerra Mondiale, le armate tedesche dopo aver invaso quasi tutta l’Europa sono bloccate a Stalingrado.

I tedeschi sono in Ucraina e occupano Kiev da almeno un anno e per dimostrare che tutto procede senza problemi, organizzano un torneo di calcio con squadre formate da prigionieri, soldati tedeschi e ungheresi.

Tra i prigionieri ucraini vi è una squadra i cui giocatori prima di essere soldati, poi prigionieri, erano giocatori di professione, alcuni della Dinamo Kiev e altri della Lokomotyv Kiev. Questa squadra è la Start FC.

Sono sei le squadre che partecipano al torneo: la Start, quattro squadre formate da truppe tedesche, ungheresi e rumene, e la Ruch, compagine appoggiata dal movimento nazionalista ucraino anti-sovietico e filo-tedesco.

Fanno parte della Start Nikolai Trusevich, Mikhail Sviridovskiy, Nikolai Korotkikh, Aleksey Klimenko, Fedir Tyutchev, Mikhail Putistin, Ivan Kuzmenko, Makar Goncharenko, Pavel Komarov, Vladimir Balakin, Vasiliy Sukharev e  Mikhail Melnik.

Tutti giocatori di primissimo livello. Trusevich, il portiere, è nominato capitano. I giocatori disputeranno il torneo con delle divise di colore rosso, trovate in un magazzino.

Il 7 giugno la Start disputa la sua prima partita nello stadio principale di Kiev contro la Ruch, vincendo per 7-2. I tedeschi, impressionati, ordinano di giocare le prossime partite in uno stadio minore, più piccolo. Nuova vittoria della Start per 6-2 sulla squadra ungherese e successivamente 11-0 sulla rappresentativa rumena. Le vittorie della Start rappresentano molto per la popolazione di Kiev, uno sprone a non lasciarsi schiacciare dai tedeschi.

Il 17 luglio la Start incontra la PGS, una squadra tedesca, vincendo con un pesante 6-0, mentre l’MGS Wal, squadra ungherese, perde 5-1 due giorni più tardi e 3-2 nella rivincita. La Start sta diventando il simbolo della resistenza di Kiev.

I comandi militari decidono di far giocare la Flakelf, la più forte squadra militare tedesca di stanza in Ucraina, formata da militari, è considerata invincibile. Vengono sconfitti per 5-1.

I tedeschi organizzano la rivincita rinforzando la squadra e annunciano l’incontro con una grande campagna pubblicitaria.

È il 16 agosto. L’arbitro tedesco fa il suo ingresso nello spogliatoio della Start, intimando ai giocatori di fare il saluto «Heil Hitler» per onorare i vincitori del match, la Flakelf. È tutto già scritto.

Le gradinate dello stadio sono piene di soldati della Wehrmacht. I tedeschi affrontano la partita con un gioco violento e provocatorio. I loro falli vengono regolarmente ignorati dall’arbitro. Quelli degli ucraini segnalati tutti.

I tedeschi passano in vantaggio. Ma in meno di venti minuti i giocatori della Start segnano tre volte. Nell’ordine Kuzmenko con un tiro da fuori e doppietta di Goncharenko. Start 3-1 sulla Flakelf.

Durante l’intervallo un ufficiale delle SS entra negli spogliatoi per ordinare ai giocatori della Start di perdere la partita. La Germania non può subire questo affronto.

All’inizio del secondo tempo i tedeschi si portano sul 3-3. Ma è solo uno sbandamento, la reazione della Start non tarda ad arrivare e due goal in sequenza fissano il risultato sul 5-3.

Poco prima del fischio finale, Klimenko dribbla la difesa avversaria, compreso il portiere, ma invece di segnare spazza il pallone il più lontano possibile, verso il centro del campo, evitando la sesta marcatura. Un chiaro gesto di sfida.

La vittoria rappresenta la loro condanna a morte.

Dopo qualche settimana iniziano gli arresti. Il primo è Korotkikh, arrestato il 6 settembre e morto dopo 20 giorni di tortura. Anche gli altri giocatori subiscono le torture della Gestapo, prima di essere deportati nel campo di concentramento di Syrec, dove tre di loro perdono la vita: Kuzmenko, Klimenko e Trusevich.

Goncharenko e Sviridovskiy riescono a fuggire insieme.

Finita la guerra non raccontano nulla, l’Ucraina è tornata sotto l’Unione Sovietica di Stalin e se raccontano di quella partita vengono accusati di collaborazionismo. Poi le cose cambiano e Goncharenko inizia a raccontare. Tutti devono sapere.

A Kiev, nello stadio della Dinamo gli erigono un monumento con la scritta: “A qualcuno che se lo merita”.

Quella partita diventa così famosa che ispira dei film tra cui Fuga per la vittoria con Sylvester Stallone e Pelé.

Questa che poteva essere per tutti solo una partita di calcio, oggi è detta la “Partita della morte”, quando lo sport vinse e l’uomo perse.

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