Esisto solo io: breve panoramica di un narcisista

di Ferdinando Ramaglia

Se ci mettiamo un bel vestito e ci guardiamo allo specchio ci sentiamo meravigliosi. Avere un bel fisico ci fa stare bene. Truccarsi correttamente? Ci migliora. Quanto è bello vedersi “realizzati”… Figuriamoci poi se ce lo dice qualcuno! Che bella sensazione sentirsi apprezzati.
Ma poi ritorniamo con i piedi per terra, ognuno è bello a modo proprio e del giudizio degli altri ci importa fino ad un certo punto.

Ma c’è chi, come sostiene, Theodore I. Rubin “[…] diventa il proprio mondo e crede di essere lui il mondo intero” : stiamo parlando del narcisista.

Il narcisista è colui che ha, come sostiene Otto Kernberg “[…]fantasie grandiose, sentimenti di inferiorità ed eccessiva dipendenza dall’ammirazione e dall’approvazione altrui”.

Questa è una definizione piuttosto descrittiva di questo tipo di figura; tutto è incentrato su di sé, ogni azione è condotta per sé, potremmo addirittura azzardare nel definire la sua visione del mondo come una paranoia egoistica.

Andando un po’ più a fondo e concentrandoci su un piano “dinamico” della psiche, forse riusciamo a capirci un po’ di più su questo tipo di soggetto.
C’è una “perdita” che caratterizza il narcisista; la perdita dell’immagine del sé reale. Egli ritiene la propria immagine di sé attuale come inaccettabile e la rifiuta nei modi più assoluti a favore di una immagine di sé ideale, fantasmatica.
Ma non ci siamo ancora! I narcisisti hanno un’altra caratteristica fondamentale che ci permette di capire meglio il concetto del rifiuto del sé. Ovvero: i narcisisti (o almeno la stragrande maggioranza) non provano emozioni. Non che non l’abbiamo mai provate, sia chiaro! Ma riguarda un’alterazione della percezione del sé.
Come ci spiega Alexander Lowen nel suo libro Il narcisismo. L’identità rinnegata:

“La loro comprensione del reale non è così difettosa. Considerano però il corpo come uno strumento della mente, soggetto alla loro volontà. L’attività del corpo è basata così su delle immagini anziché su delle emozioni. Anche se il corpo può essere uno strumento efficiente, funzionare come una macchina o colpire per l’aspetto statuario, manca però di “vita”. Ed è precisamente dal senso del proprio essere vivi che nasce l’esperienza del sé.”

Nel narcisista, dunque, vi è possibile trovare un rifiuto del sentimento, delle emozioni. Se lo dovessimo tradurre con una espressione diremmo “Tutto è immagine, il mondo è il mio specchio ed io sono l’immagine più bella del mio specchio, perché non ne esistono altre”.
Tuttavia, tutta questa descrizione non ci deve portare a non sentirci belli o apprezzati. Ognuno di noi ha un grado di narcisismo non patologico, che lo stesso Lowen definisce come “il carattere fallico del narcisismo”. L’autore prende ispirazione da una descrizione di Reich che dice:

“le realizzazioni sociali dei rappresentanti relativamente non nevrotici di questo tipo caratteriale sono notevoli, impulsive, energiche, appropriate e il più delle volte produttive, grazie alla libertà di cui gode la loro aggressione”.

Quindi, fin quando è funzionale sentirsi belli e sicuri sé, perché non farlo? Ma non dimentichiamo di metterci in dubbio! Nulla è certo!… a parte una buona dose di narcisismo.

 

In foto: Narciso, Caravaggio

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