Matilde Serao – la prima donna a fondare un giornale

di Olimpia Branno

È all’ordine del giorno incappare in cortei di donne che manifestano al grido femminista, un movimento frequentemente etichettato come “una moda del XXI secolo”. Purtroppo, se ancora oggi si ricorre al femminismo, è perché viviamo in una società maschilista e misogina fino al  midollo, che costringe noi donne a difendere noi stesse, la nostra posizione e quella delle compagne in difficoltà.

Questa necessità di combattere quotidianamente ingiustizie e soprusi, spesso, allontana l’attenzione da quello che le nostre antenate hanno già fatto nella storia e i traguardi che hanno raggiunto. Traguardi, che ci permettono di sognare in grande, guardare in alto e cercare di raggiungere ciò che desideriamo senza sentirci osteggiate dalla disparità di sesso. Un importante traguardo per la nostra storia fu raggiunto dalla partenopea Matilde Serao che fu la prima donna a fondare e dirigere un giornale.

Matilde nasce nel 1856 e Patrasso, in Grecia, dove suo padre si trovava in esilio perché di tendenza antiborbonica. In seguito all’unità d’Italia, poté tornare a Napoli dove terminò gli studi e iniziò a lavorare presso i telegrafi di stato. Ben presto, forte della sua ambizione, si trasferì a Roma e diventò redattrice fissa del giornale Capitan Fracassa. Qui, conobbe Edoardo Scarfoglio, che diventerà suo marito e co-fondatore del Corriere di Napoli. La sua scalata fu tribolata dalla vita sentimentale che la vide coinvolta in un triangolo amoroso degno dei migliori melodrammi.  Edoardo la tradì con un’attrice di teatro la quale, rimasta incinta, diede alla luce una bambina. Nonostante la nuova nascitura egli non volle lasciare sua moglie e per questo l’amante si suicidò lasciando sull’uscio di casa Scarfoglio la piccola che venne accolta dalla Serao con grande amore e che le diede persino il nome della defunta madre.

Sfortunatamente Matilde, qualche anno più avanti, divorziò e fondò Il Giorno che fu il primo giornale a prendere una posizione antifascista che costò alla Serao la possibilità di vincere il premio Nobel nel 1926, insignito poi a Grazia Deledda. Nonostante le tribolazioni personali, la Serao fu una scrittrice, imprenditrice, giornalista che plasmò un modo tutto nuovo di fare giornalismo miscelando cronaca di costume e denuncia sociale.

L’amore per il giornalismo non precluse quello per la narrativa: scrisse, infatti, molte opere che ebbero grande eco e risonanza tra i letterati dell’epoca. L’opera più rappresentativa che seppe inglobare in sé tutta l’essenza della Serao e l’amore viscerale per la città in cui affondavano le sue radici fu Il ventre di Napoli che rappresenta uno dei primi testi di letteratura d’inchiesta. La vita della scrittrice, l’ambizione, la forza e la tenacia che ne hanno contraddistinto il temperamento denotano un forte impegno.

Impegno che, nell’Ottocento, è stato capace di rafforzare il ruolo della donna e spianare la strada alla femminilità, esulandone la semplice connotazione sociale che la vedeva esclusivamente nel ruolo di moglie e madre e contribuendo a raggiungere la libertà e l’apertura mentale di cui godiamo oggi.

Certo c’è ancora molto, tanto da fare, ma se non perdessimo di vista questi grandi esempi capiremmo, noi tutti, che la donna come l’uomo deve godere di eque opportunità perché la storia e l’evoluzione della specie non fanno differenze di sesso.

 

 

 

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