Gli antichi “pertugi” di Napoli

di Anna Russo

L’antica cinta muraria di Neapolis godeva, secondo fonti storiche, della fama d’inespugnabilità ma, come ogni costruzione difensiva, doveva avere anch’essa dei varchi per poter avere accesso alla città.

I varchi, e’ pertùs, furono in principio 27 ma, per esigenze urbanistiche, si sono susseguite nel tempo varie modifiche a cui sono sopravvissute principalmente 4 porte: Porta Capuana, Porta Nolana, Porta San Gennaro e Port’Alba.

 

Porta Capuana
Il nome deriva dall’orientamento della struttura verso la città di Capua. Essa costituisce uno straordinario esempio del gusto rinascimentale sviluppatosi a Napoli e, al contempo, esprime il potere e l’orgoglio della casa d’Aragona.

La porta fu fatta erigere da Ferrante I sui resti dell’antico tratto murario greco-romano per celebrare la sua incoronazione a re di Napoli ed enunciare la sconfitta dei baroni ribelli. Per tali esigenze di magnificenza, l’edificazione fu progettata in marmo bianco di Carrara e decorata con un bassorilievo scolpito con trofei d’armi e un fregio rappresentante l’incoronazione di Ferrante che, però, oggi è impossibile ammirare poiché Carlo V lo fece sostituire col suo stemma: l’aquila bicipite ad ali piegate e le statue di Sant’Agnello e San Gennaro. Ai lati della porta prendono posto due torri: dell’Onore e della Virtù.

 

Porta Nolana
Chiamata così perchè da lì partiva una strada che conduceva all’antico borgo di Nola, anch’essa è esempio dello stile rinascimentale.

La porta è decorata con tre stemmi: armi aragonesi e angioine, fascia di Francia e dei d’Angiò, giglio di Gerusalemme e scudi sannitici. Il varco si apre tra le Torri della Fede e della Speranza e, da tempo immemore, costituisce la locazione del mercato del pesce aret’ e’ mur’.

 

Porta San Gennaro
È la porta più antica della città. La dedica si deve al fatto che da essa parta l’unica strada, esterna alla città, che porti alle catacombe del Santo. Altra denominazione che le fu attribuita fu quella di “Porta del tufo” poiché da essa entravano i grandi blocchi di tufo provenienti dalle cave del vallone della Sanità.

Nel 1537 il varco fu spostato per volere del Vicerè di Toledo e le torri in cui era incastonata furono eliminate. Nel 1656, però, in seguito ad un’epidemia di peste, Mattia Preti vi aggiunse un’edicola da lui affrescata con motivi sacri: compaiono le figure di San Gennaro, Santa Rosalia e San Francesco Saverio.

 

 

Port’Alba
Questa, fu un “pertugio” nell’antica muraglia angioina aperto abusivamente dal popolo per passare da una parte all’altra della città. Per tale motivo e per evitare altre rotture della cinta muraria, il vicerè diede il suo consenso a far erigere una porta che desse modo di raggiungere velocemente Largo Mercatello, l’odierna Piazza Dante.

Tale porta fu a lungo denominata “Porta Sciuscella”, dal tappeto di frutti di carrubo provenienti dal giardino del confinante convento di San Sebastiano.

Interessante è la sua funzione, ormai da decenni, di luogo di ritrovo per appassionati di libri dove, tra una lettura e l’altra, è possibile mangiare un’ottima pizza.

 

 

 

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