E tu, di cosa hai paura? 

di Martina Casentini

Un gruppo di estranei che ha paura si riunisce per raccontarsi a vicenda. Per cercare, insieme, a non aver paura di aver paura.

“Un gruppo di estranei si riunisce in cerchio pronto a rispettare le paure degli altri.

Li vediamo così, in una specie di circolo degli “alcoolisti anonimi”, solo senza problemi di alcool: loro si ubriacano di paure, consapevoli (chi più e chi meno) che solo accettandole possono riuscire a sconfiggerle – annunciò il moderatore – ed eccoli presentarsi agli altri che c’erano già prima di loro, eccoli a raccontarsi, sconfiggendo, prima di ogni altra, la paura di aver paura.”

“Mi chiamo Roberta e in matematica non sono mai stata brava, ma mica perché non la capivo, anzi: inizialmente mi piaceva anche. Soltanto che poi, una mattina, la maestra ne ha scritti troppi tutti insieme ed ho iniziato ad averne paura. Allora l’ho capito: soffro di numerofobia, la paura dei numeri.”

“Mi chiamo Luca e meno male che mamma e papà mi hanno dato questo, di nome. Soffro di, oh mamma mia! Ma devo dirlo proprio?”

Si interrompe per chiedere al gruppo.

“Scusate ma non mi viene facile.”

Silenzio.

“Okay ci riprovo! Soffro di hippo… Mannaggia non riesco!”

Fa un sospiro veloce:

“Hippopotomonstrosesquipedaliofobia, ecco l’ho detto: ma dovevano chiamarla proprio così? Comunque, ho paura delle parole troppo lunghe.”

“Mi chiamo Stella e, probabilmente, se i miei lo avessero saputo non mi avrebbero mai chiamata così. Non ho mai guardato una stella, non sono mai riuscita a guardare il cielo, prima di innamorarmi. Soffrivo di anablefobia, così si chiama la paura di guardare in alto: poi mi sono innamorata e le stelle sono diventate più importanti della paura.

Sono qui da un po’ ormai, ma resto perché voglio dimostrarvi che è possibile superarla.”

Ommetafobia si chiama, quella che ho io.”

Disse uno di loro a testa bassa.

“Ah sì, mi chiamo Federico, scusate se non vi guardo, scusate se non mi sono nemmeno presentato. Forse il primo passo sarà imparare a non scusarmi per quello che sono, ma per ora, che ancora non sapete, lo ritenevo necessario. Comunque, la mia è la paura di guardare negli occhi.”

 

“Mi chiamo Diego, scusate se quando vi siete stretti le mani sono scappato.

E forse non dovrei chiedere scusa nemmeno io, ma è sempre stato il mio punto debole.

Le mani.

Ho paura delle mani.

Chirofobia la chiamano, ogni volta che ci ho provato non ci sono riuscito. La mia prima cotta mi lasciò perché non riuscivo a tenerla per mano e non è mai riuscita a sopportarlo. Vorrei tanto smettere, accarezzare le mani di una donna.

Vorrei tanto…”

 

“Mi chiamo Azzurra e dopo essere stata fidanzata per un anno e mezzo lui mi dedicò una poesia. Era una poesia bella, ma a me fece paura.

Lo lasciai senza sapergli spiegare il perché.

A lungo ho pensato di aver avuto paura dell’amore, ma solo dopo tanto ho capito di soffrire di metrofobia: la paura delle poesie.

Vorrei tanto smettere, dicono che alcune sono proprio belle.”

 

“Così finisce il giro.

Ogni paura è normale.

Ogni paura è umana.

Alla prossima settimana” disse il moderatore.

“E, mi raccomando, non dimenticate mai che l’unica cosa che non bisogna fare mai è aver paura di ammettere di aver paura.”

 

 

 

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