Breve genesi dell’industria editoriale italiana

di Carolina Niglio

C’era una volta un burattino e il suo creatore e padre che insieme rivoluzionarono la storia dell’editoria italiana: per la prima volta un libro diventò un prodotto di massa. Era il 1881 quando Collodi pubblicò Le avventure di Pinocchio e posò la prima pietra dell’industria editoriale italiana.

Cosa esattamente ha provocato tale cambiamento? È impossibile dirlo con una sola parola. A cambiare forma in primis è il libro stesso: le nuove tecnologie di stampa permisero al libro di accrescere il suo potenziale di divulgazione, ma non solo. Le persone stesse erano pronte a questa nuova ventata: da popolo italiano era diventato pubblico italiano, subendo la forza della produzione di massa. Era aperto a questo cambiamento tanto quanto gli autori, i quali si resero conto del loro ruolo nella società: non più emarginati ma facenti parte del mercato culturale tanto quanto i loro editori, producendo beni di massa così come ogni altra industria.

Il libro diventò così il primo medium per gli italiani, e sarà poi seguito dalla radio e dalla televisione. Se da un lato c’era un pubblico pronto a ricevere, dall’altro gli autori avevano abbracciato la loro funzione sociale: soggetti politici, con il compito di alfabetizzare gli italiani e, dall’altra, soggetti economici, che scrivevano per vendere. Un evidente esempio di questa nuova condizione è proprio Carlo Lorenzini, in arte Collodi. Giornalista, autore teatrale, romanziere serio e traduttore, crea una vera e propria fabbrica del fiabesco. Iniziando col Giannettino, e continuando la sua collaborazione con i fratelli Paggi, Collodi approdò a Le avventure di Pinocchio, non rendendosi conto del grande passo fatto.

Tutto mutò. Il primo storico passo fu pubblicare il feuilleton collodiano in due parti: Storia di un burattino e Le avventure di Pinocchio, creando così una serializzazione mai vista prima, non molto lontana dalla serialità televisiva. Questa fu una chiara manovra di mercato: ogni capitolo e la prima parte terminano con suspense, creando un meccanismo di ritorno nel lettore. La capacità di fare ciò risedette in un’attenta analisi e una piena consapevolezza di cosa il pubblico italiano si aspettasse di leggere.

A seguire l’esempio di Lorenzini furono gli altrettanto noti De Amicis e Salgari. Entrambi portarono la propria esperienza di vita in modo funzionale all’interno del mercato editoriale; De Amicis, autore e reporter culturale, si servì per il suo romanzo Cuore di una campagna di lancio moderna: annunci sugli argomenti e articoli di presentazioni con brandi del testo. Salgari, invece, appassionato lettore di periodici di viaggio, creò delle narrazioni che evocano atmosfere esotiche, rivolgendosi proprio al target di lettori di cui faceva parte, allo scopo di intrattenerlo.

Ecco cosa venne fuori quando la produzione di massa incontrò l’editoria italiana.

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