Stanotte guardiamo le stelle

di Ilaria Arnone

In una Kabul degli anni ‘90, devastata prima dalle lotte interne e poi dall’arrivo dei talebani, due fratelli progettano la fuga. Dopo essersi visti portare via tutto ciò che apparteneva alla loro realtà, il piccolo Alì Ehsani di 8 anni e suo fratello maggiore Mohammed di 17 anni, sognano l’occidente e l’Europa come possibilità di rinascere e riprendere in mano le loro vite.

Noi de La Testata – Testa l’informazione consideriamo prezioso l’incontro con Alì al MANN, in occasione dell’evento Ricomincio dai libri, dove presenta il libro Stanotte guardiamo le stelle. Ci racconta di averlo scritto insieme a Francesco Casolo, il quale ha saputo trattare con delicatezza e sensibilità la storia di Alì.

Durante la presentazione, Alì racconta solo alcune delle disavventure del suo lungo viaggio, un viaggio pieno di impedimenti, pericoli, prove di resistenza che il giovane ha saputo superare.
Ci parlano del libro come un romanzo di formazione, nonostante la sua drammaticità. All’interno dell’opera vediamo l’evoluzione di Alì, un’evoluzione che include non solo la sua esperienza da migrante, ma che riguarda anche la sua crescita interiore.

Alì arriva a Roma, ma anche lì non smette di provare paura. “Quando avevo 13 anni e vivevo sotto un ponte non avevo paura, adesso ho più paura”, spiega Alì.
Racconta anche quanto sia importante la rete di conoscenze e il percorso che ha attraversato, lasciando trapelare una sorta di timore di perdere ciò che ha costruito in questi anni, proprio come avvenne quando era solo un bambino. Ed è forse per questo che ora Alì non ha intenzione di tornare a Kabul a causa dei ricordi troppo dolenti e considera l’Italia come la sua unica casa.

Ora Alì è laureato in giurisprudenza e fa l’insegnante, lo dice contento ma con l’estrema umiltà che sembra caratterizzarlo.
Poi, una domanda da uno dei presenti: “Ci sono stati momenti in cui pensavi di non farcela?” Qui Alì riporta alla memoria il momento in cui perse suo fratello. Si tratta evidentemente di un passo significativo all’interno della storia, tanto che ci viene letto qualche rigo. Un passo molto struggente, carico di sofferenza che però ci fa apprezzare ancora di più Mohammed, il quale avrebbe fatto di tutto per il fratello e che aveva progettato una vita migliore per entrambi.

Ebbene, il progetto di Mohammed viene realizzato da Alì, il quale ci fa calare in panni diversi, in realtà lontane da noi e ci fa pensare che le possibilità che a noi sono date fin dalla nascita, Alì Ehsani le ha dovute rincorrere per anni prima di poterle ottenere. L’autore conclude con una frase commovente che fa trapelare tutta la sua sensibilità e umanità “Se ci si prende cura di una malattia si può vincere o perdere, se ci si prende cura di una persona si vince sempre”.

 

Disegno di Alessandro Mastroserio

 

 

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