Malafemmena: il lamento struggente delle promesse mancate

di Francesca Caianiello

Si avisse fatto a n’ato / chello ch’e fatto a mme / st’ommo t’avesse acciso, / tu vuò sapé pecché? / Pecché ‘ncopp’a sta terra / femmene comme a te / non ce hanna sta pé n’ommo / onesto comme a me!…

Intro di una canzone, di una poesia d’amore dalla fama internazionale.

Malafemmena è il pianto struggente di un innamorato che soffre per l’allontanamento della donna che ama profondamente, per quella lei che per un “capriccio” ha deciso di distruggere la “favola bella”.

Nata dalla penna del principe Antonio De Curtis nel 1951, Malafemmena partecipò al concorso di Piedigrotta La Canzonetta. È rimasta celebre per l’interpretazione di Teddy Reno inserita nel film Totò, Peppino e la… malafemmina.

Ad un primo ascolto della canzone la scena che ci si presenta davanti è questa: un uomo innamorato e disperato per l’abbandono di una donna dolce come lo zucchero e dalla faccia d’angelo. Una malafemmena non da intendere con la traduzione letterale di “donna cattiva”, ma da immaginare piuttosto come una femme fatale che per un capriccio ha deciso di distruggere la relazione amorosa che la legava al consorte. E l’uomo resta lì, inerme, a cantare il suo dolore, a lodare la bellezza della fanciulla perduta, ricordando però con una punta di rabbia che Dio non le perdonerà tutto il male che gli sta provocando.

Insomma, ci troviamo di fronte a un uomo senza colpe, straziato dal dolore.
Ma è davvero questa la storia che si cela dietro il testo di Malafemmena?

La risposta è giunta anni dopo quel 1951, grazie ad alcune dichiarazioni di Liliana, figlia del celebre attore e poeta napoletano.

La critica ha a lungo pensato che la malafemmena in questione dovesse essere riconosciuta nella figura di Silvana Pampanini, attrice da cui Totò restò affascinato e che declinò la sua proposta di matrimonio.
Liliana De Curtis ha invece affermato che la canzone sia nata dalla separazione tra Totò e sua madre, Diana Bandini.

Totò e Diana non avevano una vita coniugale serena, ma ciò nonostante avevano deciso di avere rapporti pacifici finché almeno la figlia Liliana non avesse compiuto la maggiore età, per non turbare l’ambiente familiare durante la sua crescita.

Diana, presa questa decisione, si dedicò anima e corpo alla crescita e all’educazione della piccola Liliana, mentre Totò invece si lasciò andare a numerose “scappatelle”.

Stancata e stremata però dai continui tradimenti, Diana, conosciuto l’avvocato Michele Tufaroli, decise di non tenere più fede alla promessa fatta. Lasciò così Totò per poter sposare il suo nuovo amore.

La decisione presa dalla donna straziò il poeta, che nonostante non fosse uno stinco di santo, si definiva ancora profondamente innamorato di lei.

Diana da donna che ha subito e sopportato mancanze e tradimenti, nel testo della canzone si tinge di nero, descritta come un’insensibile ammaliatrice che dopo aver sedotto l’uomo lo abbandona. A testimonianza del fatto che la canzone fosse tutta per lei, la nota a margine del testo originale depositato alla SIAE: “A Diana”.

Una Diana che ha sopportato e amato tanto, ma che noi non smetteremo mai di ringraziare perché con la sua decisione di andare via, ha fatto sì che il principe De Curtis ci regalasse uno dei più bei testi che la canzone napoletana abbia mai conosciuto.

Femmena, / tu si ‘a cchiù bella femmena, / te voglio bene e t’odio / nun te pozzo scurdà…

Clicca qui per guardare l’interpretazione di Teddy Reno dal film Totò, Peppino e la… malafemmina

 

 

 

 

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