“Dunkirk” e il realismo storico di Cristopher Nolan

di Franz Veneruso

“La storia è noiosa, cosa c’è di interessante nel sapere cosa è successo tanto tempo fa?”

Spesso sarà capitato a chiunque ami informarsi circa il passato, leggendo saggi o romanzi storici, di sentirsi porre queste domande. Tutto ciò avviene perché la Storia è la materia di cui durante il liceo temevi di più l’interrogazione, seconda solo a quella di matematica forse, e la materia che maggiormente ti annoiava studiare, costretto a leggere tutti quei nomi, tutte quelle date, tutte quelle parole da un libro di testo che probabilmente non sapeva minimamente renderti interessante, cose che per associazione hai deciso dovessero essere per forza noiose.

Tuttavia, oggi quasi tutti gli studiosi sono convinti che la storia non sia questo calderone di date e avvenimenti imparati a memoria: gli uomini che hanno vissuto tanto tempo fa, erano esseri umani uguali a noi, e per essere compresi meritano di essere studiati in quanto tali, contestualizzandoli nell’epoca in cui hanno vissuto, che ha influenzato le loro scelte, le loro abitudini, le mode e le passioni che così come colpiscono noi adesso, colpivano loro.

Chi compie questo sforzo, ottiene capacità comunicative superiori alla media, che messe in pratica, dimostrano come un lavoro del genere sia in realtà molto più interessante di quanto si pensi:
“Dunkirk” è un film scritto e diretto da Cristopher Nolan, vincitore di ben 3 premi oscar, che ha registrato incassi da record in tutto il mondo. Racconta la storia dell’esodo dell’esercito degli alleati dalle spiagge del Belgio occupate dal nemico, durante la seconda guerra mondiale.

Nolan dimostra con questo film di avere una capacità di “critica storica” superiore forse anche a tanti esperti del mestiere, riuscendo a far immedesimare lo spettatore nella situazione bellica in cui i suoi protagonisti si trovano. I trucchi che gli hanno permesso di raggiungere questo scopo, sono in verità molto più ovvi di quanto si pensi; la parola chiave con cui si può sintetizzare il suo lavoro è una sola, e tutti ne conosciamo bene il significato: “Realismo”.

La scelta del regista di ricorrere a veicoli e imbarcazioni realmente usate nel corso dell’evacuazione è il primo segno di come l’attenzione storica sia stata elevatissima durante le riprese, pur trattandosi di una produzione hollywoodiana, e non della scrittura di un saggio universitario. Nolan non si è fermato a questo, e volendo far comprendere pienamente la situazione di cui tratta in questo suo film, si è recato sulla spiaggia di Dunkerque in Belgio, e ha ripreso la maggior parte delle immagini nel luogo stesso dove si è svolta la vicenda, ricreando perfettamente le circostanze in cui i soldati erano costretti a vivere, anzi a sopravvivere. Ricorrendo ad effetti speciali pratici, come vere esplosioni e riprese aeree mozzafiato, il regista californiano permette a chiunque di percepire sulla propria pelle le sensazioni che tante persone comuni hanno percepito in quel periodo, in contrapposizione con l’eccessiva spettacolarizzazione di tante produzioni cinematografiche del genere bellico, che cercando di colpire lo spettatore non riescono a fargli comprendere la realtà che c’è dietro a qualcosa di estremamente terribile quale ad esempio la seconda guerra mondiale.
Forse il suo più grande merito è quello di essere riuscito anche sotto il punto di vista temporale e fisico a far comprendere la realtà della guerra. Infatti il film, la cui scrittura ha impegnato Nolan per circa 25 anni, è strutturato lungo tre linee narrative diverse, che si intrecciano in modo non lineare, ognuna ambientata in un determinato arco temporale: la prima linea si svolge quasi interamente sulla terraferma e copre un arco temporale di una settimana, la seconda è ambientata in mare e dura un giorno, la terza si svolge per intero su degli aerei da guerra, e quindi ha luogo nei cieli e copre un’ora di tempo. Dunque, il regista vuole sottolineare che durante la guerra non importa quanto tempo si trascorre sul campo, poiché momenti e situazioni complicate possono verificarsi sempre e all’improvviso, durante la guerra la morte è in ogni dove, non importa se si tratti di un’ora o di una settimana, quando in ballo c’è la propria sopravvivenza.

La presenza di dialoghi molto brevi e concisi, e di un montaggio sonoro che non a caso è stato uno dei premi Oscar riscossi dalla produzione, collabora all’immedesimazione dello spettatore in modo eccellente, facendoti realmente accapponare la pelle e portandoti a percepire l’ansia che gli attori (Tra cui Tom Hardy, Cillian Murphy, Fion Whitehead e l’esordio sul grande schermo della Pop star Harry Styles) rendono in modo molto preciso.
Comprendere la storia è utile e importante per chiunque svolga un lavoro comunicativo, e comprendere empaticamente gli uomini del passato, è importante tanto quanto comprendere i nostri contemporanei.

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