Chi è Mark J Evo?

di Matteo Vitale

“Mark J evo, all’anagrafe Marco Luongo – Napoli, sono un giovane compositore e interprete di 20 anni. La musica ha sempre avuto una grande importanza per me, mi ci sono avvicinato a con molta curiosità ascoltando brani di ogni genere e circondandomi di molti strumenti, anche strani (conservo gelosamente un didgeridoo, strumento a fiato degli aborigeni australiani). Affascinato dalla musica dai ritmi coinvolgenti, mi sono appassionato al genere latino, reggaeton in particolare, ascoltando Alvaro Soleil, Maluma, Daddy Yankee. Sono in continua evoluzione e apprendimento e non potrebbe essere diversamente, il nome da me scelto è indicativo J sta per Junior, EVO sta per Evolution Napoli, indicativo di una città variegata con diverse anime.”

Pensi che ci sia una componente latina-americana nella cultura napoletana che rende questa città adatta ad una scena reggaeton?

“In fondo anche il blues e il rap hanno visto in Napoli una città adatta per lo sviluppo e sono due generi provenienti da oltreoceano e dalla cultura nera americana. Napoli ha avuto tante influenze storiche, ha vissuto la dominazione spagnola e ha saputo, nel tempo, modellare e sviluppare ritmi e musicalità uniche, unendo le diverse culture e le tradizioni (forse una tra le poche città al mondo capace di unire anche attraverso la musica), come hanno dimostrato diversi artisti napoletani, riuscendo a produrre sonorità attingendo da generi di oltreoceano ma facendo allo stesso tempo un sound internazionale, credo sia questa la differenza. Con il tempo spero di riuscirci con le mie variazioni reggaeton, a volte molto soft a volte dance-reggaeton.”

Quali sono stati i cantanti reggaeton che ti hanno influenzato di più?

“Daddy Yankee, Maluma e Alvaro Soleil sono tra i cantanti che ascolto di più.”

Hai esordito con due singoli My Paradise e Sueña Conmigo che hanno ricevuto molte visualizzazioni, ce ne parli?

“Prima di questi due singoli amavo fare cover di brani già noti, talvolta modificando il sound. Due anni fa ho incontrato un musicista napoletano, Oreste Fiengo, mi ha fatto capire che potevo sviluppare le mie potenzialità canore e di composizione delle melodie con brani inediti. La produzione di My Paradise non è stata solo un divertimento ma un impegno fin dall’ inizio a produrre un buon brano, provando, arrangiandolo e modificandolo per 4 mesi. L’obiettivo era di creare un ritmo reggaeton soft, di gradevole ascolto, non aggressivo. Il brano ha avuto seguito con un videoclip interamente girato a Napoli (regia di Antonio Amendola), ora ha discretamente successo e porta il reggaeton prodotto a Napoli, anche oltre confine. Il discreto seguito di My Paradise mi ha indotto a proseguire solo con inediti, il lavoro successivo con Sueña Conmigo è il proseguimento di sonorità reggaeton a tratti melodico. Tutti i brani sono prodotti e registrati presso il Nemesi Music Studio a Napoli.”

Dove nascono le tue canzoni? Da un ritmo, da un ritornello, da una donna o da un testo?

“Ho nel cassetto innumerevoli melodie e diversi testi tra loro separati che registro e archivio per poi risentirle o rileggere i testi, quando riesco a immaginare un ritmo e un lyrics su una delle mie melodie archiviate, inizio a lavorarci su fino a quando non diventa un brano che mi entra in testa.”

L’ultimo singolo Bailar como una vela sembra diverso dai primi due. Pensi che a dispetto della tua giovane età in questa canzone abbia trovato un tuo stile più personale?

Bailar como una vela miscela il reggaeton con i ritmi dance e pop. È un’evoluzione cercata anche nella lingua utilizzata (sia spagnolo che inglese), vuole essere qualcosa di diverso, latino americano ed europeo, un’evoluzione personale senz’altro.”

Pensi che oggi la funzione dell’artista sia più quella di intrattenere rispetto al passato? Luis Fonsi compositore di Despacito ha detto che questo periodo “ha più che mai bisogno di ballare” invece che di una canzone triste o che faccia pensare. Sei d’accordo?

“Io penso che le canzoni debbano trasmettere emozioni, la commozione per una canzone triste è un’emozione, come la riflessione per brani di impegno sociale ecc., ma la felicità, il sorriso e l’allegria sono altrettanto sentimenti. Non ritengo quindi si debbano considerare alcune emozioni “nobili” e altre “meno nobili”. C’è un tempo per riflettere, un tempo per commuoversi ma anche uno per sorridere ed essere felici almeno per un momento. In questo senso concordo con Luis Fonsi, forse bisogna conquistarsi più tempo per sorridere.”

Il reggaeton essendo nato da poco è al culmine del suo successo e quindi nello stesso momento attrae anche molte critiche. Cosa ne pensi degli “haters” di questo genere?

“Chi critica e osteggia il genere ha una conoscenza superficiale del reggaeton, senza voler entrare negli approfondimenti sociologici di ciò che rappresenta per l’America Latina (in particolare per alcune zone), certe raffigurazioni sono gli eccessi che si possono trovare in qualsiasi genere (ricordate il reggae?), resta la musica. È come se un pubblico di oltre confine giudicasse la canzone napoletana da alcune performances di nuova generazione non conoscendo O’ Sole Mio e tante altre. In ultimo la discussione riguarda anche il business di distribuzione e diffusione discografica, che ci ha guadagnato tanto con il reggaeton, infatti, può togliere spazio a generi ormai radicati in Europa (e artisti), ed è un pericolo perché acquistabile direttamente alla fonte, ovvero in America Latina, a costi più bassi. Molti esponenti storici del genere svolgono attività benefiche per fondazioni e associazioni dei loro paesi, a favore di diseredati, bambini, ambiente. Molti non lo sanno.”

Napoli ha una tradizione musicale fenomenale che ha viaggiato per tutto il mondo, pensi che un giorno ci sarà spazio anche per quest’ultima nella tua produzione? Oppure un mix tra queste due tradizioni?

“Il mio primo video è stato girato a Napoli con immagini che mostrano la città, sicuramente il mio obiettivo non è essere simile all’ interprete latino americano ma di evolvere i brani con musicalità e ritmi diversi, di respiro internazionale, pochi ci sono riusciti… il più grande purtroppo non c’è più.”

 

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi