Nel nome del Met

di Federica A. Di Nunzio

Oltre al lungo strascico rosso si trascina dietro di sé un velo di ricamata blasfemia, il tema del Met Gala 2018 non lascia a riposo nemmeno papi, papesse e arcivescovi. Opulenta preziosità, pesantezza e rigore cade su ogni partecipante che vuole ergersi sempre più verso i santi del Paradiso.

Di corpi divini se ne sono visti sfilare ogni anno ma questa volta il concetto di religiosità non si chiude in un timido segno della croce ma si dirama in ogni raggiera che illumina il capo dei fedeli sul red carpet.

Quasi per nulla scomodata è stata Madonna nel suo look da sempre intrecciato tra rock e verginità, con un abito di Jean Paul Gaultier è stata quasi la protagonista del soggetto del Gala più ricordato dell’anno menzionando ogni dettaglio del suo solito estetismo, una grossa croce sul petto, rete davanti al viso, rosari, coroncina sulla testa e due treccine dorate sui lati. Black, ovviamente total black, persino la rosa gigantesca fiorita portata in mano. Sembrerebbe quasi che le host della serata abbiano pensato a lei ideando il nuovo tema dell’evento, è stato facile per la star e d’ispirazione per tutti gli atri invitati.

Il rispetto del Fashion and the Catholic Imagination è stato fidelizzato da molti ma ignorato o mal interpretato, come sempre, da altri. Sul podio dell’impeccabile vediamo Blake Lively, Rosie Huntington e Gisele Bündchen. La prima senza la compagnia del marito mozzafiato copre pienamente la scena degli scatti con un’opera realizzata da Donatella Versace grazie al lavoro di 600 scrupolose ore. Inconfondibilmente dedicato al barocco italiano è composta dai colori rosso e oro e decorata con pietre preziose sul corpetto rigido, lunga coda broccata in oro e tulle ton sur ton apre due ampie trasparenze lungo le gambe. Dall’incarnato luminoso richiama in preghiera gli osservatori come una vera madonna sicula. Il secondo posto della supermodella è ottenuto grazie al Ralph Lauren dorato che le regala quanto di più divino si possa immaginare. Gisele ha sforato i margini delle normative previste, anche lei con abito dorato e anche lei omaggiata da Versace. La luce è ciò che ha voluto catturare del Cattolicesimo, ce l’aveva dappertutto, abito, pelle, make-up, acconciatura, persino i suoi movimenti. Non le si può recriminare nulla se non una marea di invidia per aver ancora una volta ambito alla perfezione.

Non c’è Met Gala che si rispetti se la stravaganza, anche di quella veramente esagerata, non dà argomento alle critiche. Rihanna la ricordiamo ancora nel voluminoso abito giallo acceso di Guo Pei del 2015 ed è pronta a non tradirsi nemmeno durante questa edizione. Una papessa, nient’altro che l’immagine più riconosciuta a livello cristiano, in un’armatura di pietre argentate e nail art non meno di spicco.

Una sezione va doverosamente dedicata ai copricapi, la mitra per la bella black vip e lei sì, proprio lei non poteva mancare, Sara Jessica Parker ha ben pensato di allestire l’intera natività sul suo capo. Si tratta ormai di una battuta che non fa più precipitare in una grossa risata ma probabilmente di habitué dal quale non vuole straccarsi. Vincente però la scelta degli stilisti che l’hanno vestita, Dolce&Gabbana, artisti di moda e cattolicesimo di nascita e narratori di una profonda e sentita fede.

 

 

 

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