La parola amore: Magritte e l’arte della conversazione

di Marzia Figliolia

Per quanto mi riguarda, non esiste immagine al mondo che sia in grado di rappresentare cosa sia l’amore meglio di un dipinto del 1950 firmato dal pennello di René Magritte: una parola.

L’amore, per me, è una parola che si nutre di parole.

Che siano scritte o parlate, declinate nel loro significato comune o parte di quel vocabolario particolare che condividono solo due amanti e che da loro, di volta in volta, è inventato, arricchito, rivoltato, il dialetto dell’amore è una lingua ricchissima che, come l’acqua nella quale Magritte dipinge la parola Amour, si adatta al proprio contenitore.

E dunque, per me a questo somiglia il rapporto amoroso: ad una conversazione portata avanti abbastanza a lungo.

Questo fatto René Magritte finì per sottovalutarlo.

Pittore surrealista tra i più famosi, uomo machiavellico tanto nella sua arte quanto nella sua vita, nel 1922 Magritte sposò Georgette Berger, figlia di un macellaio conosciuta nove anni prima ad una fiera nella cittadina di Charleroi, in Belgio. Era stato un percorso di parole quanto di sentimento: un’evoluzione da “modella” a “musa”, fino a “moglie”.

Nel 1936, tuttavia, mentre era a Londra per seguire l’allestimento di una sua mostra, a Magritte capitò di posare gli occhi su Sheila Legg, il “fantasma del surrealismo”, una giovane artista spesso fotografata da Salvador Dalì e performer lei stessa. Fu arte a prima vista: una tavolozza di parole si stiracchiava nel loro vocabolario, prendendo vita, assumendo nuovi, inesplorati significati.

Per evitare che Georgette lo scoprisse, o anche solo che sospettasse delle sue scappatelle, Magritte pensò allora d’ingaggiare un suo caro amico, il poeta Paul Colinet, per “distrarre” la moglie durante le sue assenze.

Il piano, però, non andò esattamente come Magritte aveva sperato, o meglio: andò così bene che finì per essere un disastro. Le conversazioni di distrazione, infatti, durarono talmente a lungo e finirono per essere così piacevoli da diventare seducenti e Georgette s’innamorò di Colinet al punto di arrivare a chiedere la separazione dal marito.

Il matrimonio, malgrado tutto, resistette: Magritte e Georgette si riconciliarono nel 1940 e rimasero insieme fino alla morte. Ma chissà se quella serie di tele dipinte dieci anni dopo, nel 1950, e titolate eloquentemente L’art de la conversation, a Magritte non siano venute in mente proprio alla luce di questo tragicomico episodio di inganni e parole, e cioè – in sostanza – d’amore.

Di una cosa si può essere certi, in ogni caso: mai scommettere contro la conversazione di un poeta!

 

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