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Octopus Records, tra nuove scoperte e vecchie certezze

di Luisa Ruggiero

 

Ai DiscoDays: Fiera del Disco e della Musica di Napoli, abbiamo incontrato ed intervistato Giuseppe Fontanella, chitarrista dei 24 Grana e art director presso l’Octopus Records.

Quanto tempo fa nasce l’etichetta discografica?

L’etichetta è nata circa dieci anni fa, l’abbiamo creata io e il batterista del mio gruppo, ossia i 24 Grana, poiché sentivamo l’esigenza di iniziare a fare provinature e produzione dei nostri dischi in sala. La nostra prima produzione è stata quella di Libera Velo, nostra vocalist in molti dei nostri dischi. Ciò che ci muove da sempre è l’esigenza di trasmettere la nostra esperienza e dare una mano ai ragazzi per evitare di farli incappare in errori seri che possono complicare la vita, e poi dare uno spazio di produzione alle nuove leve.”

Che cosa vuol dire avere un’etichetta discografica indipendente di questi tempi?

Sicuramente rispetto alle major abbiamo un punto a sfavore che riguarda la parte economica. Hanno dei canali preferenziali rispetto a noi, ma il nostro punto di forza è essere una piccola grande famiglia, dove i ragazzi si supportano a vicenda. Avendo una sala di registrazione cerco di favorire collaborazioni e contaminazioni tra le varie band. A tal proposito abbiamo creato la power band dell’etichetta discografica: la Mad Hatters Project, che è composta da me Libera Velo, Renato Minale e Alessandro Belluccio. Non avendo grosse possibilità economiche rispetto alle major cerchiamo di lavorare su ciò che rimane, ossia sul rapporto umano, quello tra i musicisti e l’etichetta.”

Quali caratteristiche devono avere coloro che si rivolgono a voi?

“Il produttore discografico a mio parere deve saper guardare un po’ oltre, guardare un po’ attraverso e trovare il bel pezzo di legno su cui lavorare. A noi non piace il progetto già finito, bensì cerchiamo di migliorare i progetti emergenti, in modo da far prendere coscienza a ciascuno delle proprie capacità. Cerchiamo di andare oltre la lieve stonatura, o magari un provino fatto male, notiamo il genere, la potenza dell’organico, una scrittura interessante, una base musicale particolare, da limare magari, su cui lavorare ma senza mai stravolgere. Un bravo produttore non deve peccare di egocentrismo a discapito della band, i dischi devono essere sempre riconoscibili a prescindere dal produttore a cui ci si rivolge.”

Qual è il processo creativo che c’è dietro la produzione di un disco?

“Anche in questo caso cerco di utilizzare un processo creativo differenziato a seconda della band. Ad esempio con i Fabrica abbiamo lavorato al disco quasi per due anni. Abbiamo fatto la prima parte di provinature nella loro sala prove. Abbiamo lavorato ai testi in maniera molto programmatica, infatti gli ho presentato dei libri da leggere, ad esempio quelli di Carver che è il maggiore esponente della scrittura creativa e della sintesi. Per chi scrive canzoni è infatti molto importante la sintesi, è importante riuscire anche con una sola frase a far immaginare quello che è successo prima o quello che succederà, è importante comunicare un’immagine, un’esperienza e, a volte, anche una vita intera attraverso due strofe, due ritornelli e un bridge. Abbiamo letto, abbiamo guardato video e abbiamo buttato via un bel po’ di testi. Siamo passati poi nella mia sala a fare provinature, diciamo evolute, e poi avendo delle strutture più solide abbiamo lavorato alla produzione del disco. Altre volte il lavoro di produzione è minore, arriva il gruppo che ha già il master ed io prima di chiuderlo, posso dare un consiglio, ma dipende da quello che serve, intervengo solo se ce n’è davvero necessità.”

Come è cambiato il panorama musicale e cosa avete dovuto fare in quanto etichetta discografica per stare al passo con i tempi?

“In alcuni casi la democratizzazione che hanno dettato i social network ha dato la possibilità di autopromuoversi e di autoprodursi, ha sicuramente limitato l’inserimento delle etichette discografiche, ma ci sono anche degli aspetti positivi, poiché ad esempio ci sono gli squali che vogliono solo rubare ed usufruire della bellezza e della creatività delle band che ormai non hanno più molto spazio.”

Cosa ne pensi dei Disco Days?

“Nicola e Vincenzo hanno una bella testa e hanno creato qualcosa di molto bello, questa fiera rappresenta un cuore pulsante per Napoli e per la musica. Le etichette discografiche danno personalità ad eventi del genere. Sebbene abbiamo presenziato sin dall’inizio, poiché c’è un rapporto di stima professionale con gli organizzatori, prima eravamo collocati dove ora c’è il palco ed avevamo uno spazio un po’ più piccolo, ora abbiamo uno spazio adibito che è fondamentale alla creazione di una rete. Paradossalmente in una città relativamente piccola come Napoli questa rete non è ancora ben consolidata. Due anni fa quando ho curato il Festival di Scampia, c’è stata la possibilità di incontrarsi con tutti i direttori artistici dei festival campani, ma poiché molti di loro non si conoscevano, si creavano non poche difficoltà nell’organizzazione degli eventi che talvolta finivano per accavallarsi, con il risultato che band molto belle, ma di nicchia, non potevano avere la giusta visibilità. Da questa esperienza è nato un vero e proprio gruppo che ha permesso un’organizzazione ed una collaborazione più proficua.”

Quali sono le nuove uscite della Octopus Records?

“Sono appena usciti i Baia 90, un gruppo giovanissimo, molto bravi e molto divertenti, abbiamo curato la presentazione del loro disco lo scorso 29 aprile a Villa di Donato, che è una bellissima villa del ‘700, nella quale ci sono meravigliosi affreschi. Poi stiamo chiudendo le riprese delle voci del secondo disco dei Kafka sulla Spiaggia che uscirà dopo l’estate.  Curiamo la produzione di una cantante torinese, Liana Marino, alla quale abbiamo suggerito una collaborazione con l’artista napoletana Mary Cinque, la quale ora è a Londra in pianta stabile, e che a settembre con i suoi delicati acquerelli parteciperà ad una mostra collettiva a Chicago. Curiamo inoltre la nuova produzione di Da Blonde, cantautrice napoletana, e siamo da anni partner artistici di numerosi festival tra i quali ad esempio il Meeting del Mare ed il Reset di Torino. Curiamo inoltre la propaggine napoletana di Sofar Sound, progetto di secret concert internazionale che al momento coinvolge circa 400 città in tutto il mondo: un progetto segreto molto interessante che si occupa di restituire dignità alla dimensione acustica ed al contempo intima della musica.”

 

 

 

 

 

 

 

 

La Redazione

Ciao! Sono la Redazione de La Testata – Testa l’informazione. Quando non sono impegnata a correggere e pubblicare articoli mi piace giocare a freccette con gli amici.
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