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Boris: la fuoriserie italiana

In Italia, si sa, le uniche serie televisive di successo sono gli sceneggiati: “Don Matteo”, “L’onore e il rispetto” o “I segreti di borgo Larici”, eppure sono solo alcune delle eccellenze italiane; siamo talmente ghiotti di tv “di qualità” da importare altri programmi dal dubbio livello come “Il segreto”. Sembra che in Italia manchi la cultura delle serie tv, forse perché la definizione stessa di serie non ci appartiene.

Con l’avvento di Netflix, e la precedente creazione nostrana di Infinity, è venuto spontaneo domandarsi se anche l’Italia avesse qualche freccia al suo arco, in un panorama così poliedrico come quello seriale. Prima di “The Young Pope”, prima di “Gomorra” e prima ancora di “Romanzo Criminale” troviamo “Boris”, capolavoro tutto italiano.

“Boris” è una serie di 3 stagioni, andata in onda su Sky dal 2007 al 2010, che ha come sua forza il prendere in giro proprio gli sceneggiati, tanto da poter parlare di metaserie. La serie narra il dietro le quinte di un set televisivo dove una troupe sgangherata è intenta a girare “Gli occhi del cuore 2”, fiction fittizia che racchiude un po’ tutte le nefandezze delle serie e degli sceneggiati che tanto hanno successo qui da noi. Protagonista è Alessandro (Alessandro Tiberi), stagista desideroso di imparare; la vera star è però il regista, nonché capo di questa armata Brancaleone, René Ferretti, interpretato da un magistrale Francesco Pannofino, che pur di portare a casa la giornata si piega ai più beceri compromessi: lo vediamo mentre si cimenta con attori senza talento, una produzione taccagna, un direttore della fotografia cocainomane e chi più ne ha più ne metta. Personaggio di spicco è anche il divo Stanis La Rochelle, interpretato da Pietro Sermonti.

Questa produzione è una presa in giro dell’intero mondo delle serie televisive, italiane e non, che vengono scritte, prodotte e girate “a ca**o di cane”, citando l’iconica frase del maestro Ferretti.

“Boris” riesce a citare e parodiare tutti i cliché e luoghi comuni della televisione nostrana, non mancando di genialità ed originalità. Non va dimenticato, inoltre, che la sigla della serie è stata composta dagli “Elio e Le Storie Tese”, ciliegina su questa torta di nonsense e satira.

La prima stagione è composta quasi unicamente da episodi autoconclusivi, che poco vanno ad intaccare la storyline principale; nella seconda stagione si nota il delinearsi di una storia ben precisa, seppur con dei fisiologici cali di tono, mentre nella terza stagione abbiamo un distacco dalle precedenti: la “tv di qualità”, quella impegnata contro tutto e tutti, diventa il nuovo bersaglio di “Boris”; purtroppo non sembra funzionare al meglio, ma comunque anche quest’ultima stagione rimane godibile.

A chiudere il ciclo c’è “Boris – Il film”, uscito nel 2011, dove la nostra amata troupe si troverà a scontrarsi col mondo del cinema italiano che vede tiranneggiare i cinepanettoni sul cinema impegnato: anche qui si nota un ottimo tentativo, che però non è riuscito ad esprimere al meglio tutte le potenzialità della sceneggiatura nonostante picchi di pura genialità.

Ad aprile dell’anno scorso il cast si è rincontrato per celebrare i dieci anni dalla messa in onda della prima puntata; gli attori hanno fatto presente che sarebbero lieti di partecipare alla realizzazione di una nuova stagione, dato che il materiale su cui far satira non sembra mancare. La serie sta godendo di una seconda nascita grazie anche a pagine Facebook come “Ferretti cammina con me”, dove la serie viene mescolata a “Twin Peaks”, capolavoro di David Lynch, dando vita a sfiziosi meme.

“Boris” è una serie di cui, in quanto italiani, dovremmo essere orgogliosi, perché è ricca di qualità e spunti di riflessione, coraggiosa per aver alzato la testa quando ancora sembrava troppo presto per avere una vera fiction in Italia. Questa serie merita di essere conosciuta e amata da tutti, con la speranza che non resti una mosca bianca nel nostro panorama televisivo.

Davide Cacciato

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Davide Cacciato

Sono Davide Cacciato, siciliano trapiantato a Napoli classe ‘97. Laureato in lingue e culture orientali, so dire “ho sonno, lasciami stare” in 10 lingue diverse. Copywriter e content maker freelance, redattore e vice art-director per La Testata fin dalla sua nascita. Il mio maggior pregio? Senz’altro la modestia!
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