Due utopie che (forse) non conosci, più una

di Raffaele Iorio

Dall’età antica a quella contemporanea, l’idea di un mondo più giusto ha sempre ispirato gli uomini nella ricerca di una soluzione. Quasi mai realizzate a pieno e ricche di contraddizioni le utopie sono molte. Qui ne presenteremo due che (forse) non conosci più una personale.

Libertalia

Si racconta che, sulle coste dell’isola del Madagascar, ci fosse una colonia di pirati liberi, governata da leggi di democrazia diretta e in cui tutti gli uomini fossero uguali. Siamo alla fine del Seicento, il continente europeo era stato dilaniato da una serie di rivolte violente e ormai erano passati più di cent’anni dalla pubblicazione di Utopia, il celebre libro di Thomas More. Ovunque era sentita l’esigenza di un mondo più giusto.

Della stessa ipotesi furono due uomini, i protagonisti della nostra storia. Bartholomé Misson, un nobile francese e Caraccioli, prete domenicano. Entrambi, con l’aiuto di alcuni filibustieri, fondarono Libertalia: la società perfetta degli uomini liberi.

Si dice che in alto, sulle navi della repubblica, sventolassero vessilli bianchi con un teschio umano, antitesi del classico Jolly Roger, e che ad alta voce echeggiasse il motto: “per Dio e la libertà”. Attraverso i principi del cristianesimo, infatti, i pirati sognavano di abbattere i governi autoritari e abolire ogni forma di schiavitù. Ma non era tutto rose e fiori. Non poche furono le contraddizioni, prima su tutte, i pirati continuarono a saccheggiare e commettere crimini a danno delle navi nemiche.

Notizie di Libertalia se ne hanno per la prima volta nel testo del misterioso capitano Carles Jhonson: A General History of the Robberies and Murders of the most notorious Pyrates, che sostenne di aver scritto a riguardo due anni dopo la caduta della suddetta nazione. Oggi è condivisa l’idea che dietro l’identità dell’autore ignoto ci fosse Daniel Defoe avallata anche dall’edizione critica del testo pubblicata nel 1972.

Che sia esistita o meno (ipotesi più probabile) Libertalia conserva tutto il fascino di una grande avventura: per chi fosse interessato, dunque, segnaliamo l’edizione italiana: Vite di Pirati, in cui tra le tante storie si può leggere di questa.  

 Guardando Indietro: 2000-1887

Esistono molti modi per curare l’insonnia e tra chi non riesce ad addormentarsi con facilità, c’è chi le ha provate tutte, persino l’ipnosi.  Julian West è uno di questi. Soltanto che Julian dopo essersi addormentato si sveglierà parecchi anni dopo. Siamo nella Boston degli anni 2000 raccontati dalla penna dello scrittore statunitense Edward Bellamy ne Guardando Indietro: 2000-1887. Nel romanzo Bellamy provò ad immaginare una società futuristica, infatti il libro venne pubblicato nel 1888, facendo così conoscere al protagonista della vicenda, Julian West appunto, degli Stati Uniti insoliti trasformati in un’utopia socialista.

Una società in cui l’industria è nelle mani dello Stato per garantire una distribuzione equa della ricchezza e concedere molti privilegi come, un minor numero giornaliero di ore lavorative e l’ottenimento della pensione a 45 anni. Saranno i dialoghi con il dottor Leete a far conoscere poco alla volta la futuristica città di Boston. Tra le cose descritte, inoltre, ci sono molte intuizioni, Bellamy predirà, in un certo senso, spedizioni istantanee simili a quelle odierne con internet e “carte di credito” somiglianti alle attuali carte di debito.

Il romanzo avrà un successo enorme tanto da spingere alla fondazione di più di 162 “Bellamy Club” in cui l’obiettivo era discutere e diffondere le idee del romanzo. Ma nonostante gli sforzi, oggi, conosciamo la sorte che è toccata agli Stati Uniti.

Un’utopia personale

Infine una nostra piccola ipotesi. L’utopia, detta molto superficialmente, esprime la volontà di risolvere un disagio. Ecco, i problemi che l’industria ha causato alle nostre città non sono pochi. Esistono infatti alcune zone periferiche riempite coi cadaveri di vecchie strutture che sono nell’abbandono più assoluto. L’idea di riqualificazione consisterebbe nell’ impiantare un’oasi o una semplice zona verde nei luoghi degradati. Inoltre i tanti edifici fatiscenti si potrebbero abbellire con dei murales autorizzati che richiamino opere note e non. Che ne direste di una bella Gioconda sulla facciata dell’orrido palazzo di fronte? E i benefici non sono pochi: uno studio della Knight Foundation ha scoperto che la sensazione di benessere psicologico è più elevato in città che assecondano l’aggregazione o abbiano palazzi belli o infine molte zone verdi. Infatti è dimostrato che chi cammina, spesso in boschi o parchi, ha la zona del cervello che rimugina pensieri negativi meno attiva. Per dirla in breve, una società un po’ più felice è una società migliore.

 

 

Un’idea semplice che in modo parziale sta già avvenendo ma, come ogni utopia che si rispetti, difficilmente potrà essere realizzata in toto. In ballo non c‘è solo la responsabilità delle istituzioni, la realtà è molto più complessa. Siamo gli artefici del nostro degrado e per far sì che ve ne facciate un’idea basti osservare come hanno vandalizzato questo splendido omaggio posto in una delle stazioni della Circumvesuviana di Napoli. La strada per la civiltà è ancora lunga.

 

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