(Non) è colpa mia

Aprile 2016
L’indifferenza, che strano sentimento, non odio, non rancore, non tristezza, ma pura indifferenza. Quel momento in cui una vita si spegne, una vita che ha spezzato la tua adolescenza. Dovresti provare un’emozione, forte o debole che sia, dovresti pur sentire qualcosa. Invece no, sei impassibile, come se oggi proprio non fosse successo nulla, ti alzi, ti lavi, pulisci casa, in una calda e normale giornata di primavera.

Agosto 2017
Una stazione abbandonata, mi tocca prendere il treno qui, sono sola e non so dove andare.
Oh, ecco un signore «Il treno per Napoli passa su questo binario?», mi risponde di sì, gli sorrido e lo ringrazio. Inizia a parlarmi, “che bravo signore” penso, poi mi dice che sembro una modella, che vorrebbe portarmi da lui, si avvicina sempre di più, mi allontano, fredda, distaccata, non sorrido più.
Vorrei fare qualcosa, difendermi, ma come sempre resto bloccata. Ecco il treno, la mia salvezza. Non dovevo, ho sbagliato, non dovevo sorridere così, dovevo immaginarlo che poteva fraintendere.

Aprile 2016
Ma questa no, non è una mattina normale, non può esserlo. Chi piange, chi si dispera, chi cerca conforto, chi ancora non capisce cosa sia successo e tu, tu sei distante, distaccata, imperturbabile. Prova qualcosa, cavolo. Prova dell’odio!
No, no, che senso ha provare odio, che senso ha avere rancori, ormai è morto.
Allora che ne so, sii felice almeno, ora sei libera, non sei più obbligata a dover andare da lui, a vederlo, ad abbracciarlo, non sei più obbligata a fingere. Solo domani ti tocca, funerale, condoglianze da tutti, e stop, è finita.
Di lui ora non ti resterà più niente, eppure tu sei impassibile, ancora, non sai che ti prende, già, ovviamente, c’era da aspettarselo, forse.

Maggio 2015
È da tanto che non ci vedevamo, «mi ha fatto piacere vederti» dici, uno scambio di battute, tra amici. Poi le sue mani sui fianchi, tenta di baciarmi, le mani cadono sul sedere, cerca di stringermi. Scappo via, ti credevo un amico. Ho sbagliato sì, ho sbagliato, lo so. Sono i miei capelli, ricci, gialli che volano con il vento e danzano nell’aria. Sono io, il mio modo di fare, di parlare, la mia gentilezza.

Aprile 2016
Hai ragione, è vero, ormai te lo porti dentro, quelle viscide sensazioni vivono ancora nel tuo corpo, e forse, forse è per questo.
Lui è andato ormai sì, ma morirà con la tua morte veramente.
Il suo corpo, la sua anima, sono andati via, ma dentro di te resterà sempre. Sì, perché noi ci portiamo a spasso non solo chi ci fa del bene ma anche chi ci ha fatto soffrire.

Gennaio 2014
Ho indossato il vestito troppo corto, i tacchi; sono provocante, non dovevo. È logico che poi commentano, mi guardano, si avvicinano, vogliono portarmi nel bagno del locale; non posso essere interessante, solo una notte basta per svuotarsi. Mi guardi negli occhi, cosa hanno i miei occhi? La tua mano nei pantaloni, mi sorridi, ti tocchi, mi guardi, sei soddisfatto.
Ho il voltastomaco.
È colpa mia, lo so. Il mio corpo, cosa dice il mio corpo? Cosa diceva nell’innocenza di bambina? Lolita, con il passare degli anni così vedo la fanciullina che ero. Una ninfetta.
Era colpa mia, questo mi avete detto.
Una bambina troppo disordinata, con le gambe al vento. Ero io, solo io. Certo.
Le vostre parole risuonano ancora nelle mie orecchie.
Le sue rughe sento ancora sulla mia pelle.
Il mio silenzio urla ancora nella mia testa.
La notte.

Aprile 2016
Odi tutte queste lacrime, perché tu non piangi? Perché sei così indifferente? Parli a te stessa in terza persona, come se non volessi accettare questa parte di te. Eccolo lì, steso sul letto, e ancora indifferente resti, solo ed unicamente indifferente. 
Funerale, condoglianze, cimitero, è finita. Sei a casa finalmente.
Ti guardi allo specchio e lo straziante spettacolo ha inizio: sciogli i capelli, vorresti tirarli via, nascondi il tuo corpo, stringi le gambe. Chiudi gli occhi, entri sotto il caldo getto, l’acqua scorre sul tuo corpo, goccia dopo goccia. Trattieni il respiro, cacci via tutto quello che hai sentito, vissuto, odiato. Parole che non hai mai detto, urlato, confessato. Ti consumano. Ti tormentano. Una ad una, scorrono sul tuo nudo corpo: goccia dopo goccia.
Il vapore ha invaso la stanza ti avvicini allo specchio pulisci il vetro, il segno delle lacrime è ancora sul tuo volto, lo copri sotto uno strato di trucco. Indossi il solito vestito, leghi i capelli, allacci le scarpe. Ecco sei pronta, chiudi gli occhi, li riapri, sorridi, come a convincerti che “va tutto bene”.

Ottobre 2017
Ma non va bene, no, non va bene così. Tutto questo non può essere colpa mia. I miei capelli, i miei occhi, il mio corpo non sono i colpevoli. Io non ho fatto niente.
Se sono gentile con voi, non avete il diritto di toccarmi.
Se indosso un vestito corto, non dovreste giudicarmi.
Se vi sorrido in modo cordiale, non significa che sono disposta a venire a letto con voi. No, nulla vi giustifica.
No, non è mai stata colpa mia.

Federica Auricchio

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