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Jack lo Squartatore: catch me when you can

Jack lo Squartatore, che scriveva dall’Inferno.

Una delle figure più note, macabre e misteriose che sia vissuta nella Londra vittoriana.

Stessa tipologia di vittime, stesso modus operandi.

C’è chi dice che sia stato un nobiluomo, altri un semplice artigiano.

Ma la verità, ad oggi, non è stata ancora scoperta

Londra, quartiere di Whitechapel.

Siamo nella zona due della città, che ancora oggi conserva un’architettura e un’atmosfera vittoriana.

È qui che si è svolta una delle vicende più raccapriccianti della storia: cinque donne vengono adescate, brutalmente uccise e squartate.

Come se l’assassino volesse lasciare una traccia, anzi, una firma del suo operato.

Siamo davanti al più famoso serial killer della storia.

A fine agosto 1888, nell’East End della città verso le tre e quaranta del mattino, due carrettieri notarono nella lurida Buck’s Row qualcosa di strano: era il cadavere di una donna, Mary Nichols.

I due si allontanarono dalla scena del crimine scivolando lungo i muri mentre la Nichols, che a quanto sembra fosse ancora viva, esalava i suoi ultimi respiri.

Il secondo ad incappare nella vittima fu John Neil, un poliziotto di turno che notò la profonda ferita alla gola che aveva quasi decapitato la donna ma la sorpresa più macabra fu scoperta più tardi, durante l’autopsia: Mary Nichols era stata squartata e in parte eviscerata.

Le indagini si mossero in un primo momento contro le gang che circolavano di notte per Whitechapel e poi verso la comunità ebrea, trovando come capro espiatorio un macellaio noto come Leather apron (grembiule di pelle).

Ma le prove non erano sufficienti e Leather apron venne rilasciato e nel frattempo Jack lo Squartatore aveva mietuto la sua seconda vittima: Annie Chapman.

L’incubo era appena iniziato.

Dopo circa un mese, nella stessa notte Jack lo Squartatore farà non una ma ben due vittime: Elizabeth Stride e Catherine Eddowes, e sembra che tra le due ci fosse un inquietante collegamento.

Sembrerebbe, infatti, che la Stride avesse fatto fin troppo baccano come dice lo stesso Jack nella lettera “Saucy Jacky” e avrebbe così richiamato l’attenzione di un cocchiere.

L’assassino, dunque, interrotto sul più bello del suo lavoro avrebbe abbandonato Berner Street infuriato, alla ricerca di una nuova vittima su cui riversare la sua frustrazione.

La malcapitata fu la Eddowes su cui la lama spietata di Jack si accanì senza pietà.

Il 9 novembre 1988 toccò all’ultima vittima (accertata) dello Squartatore: Mary Jane Kelly, ritrovata nella sua camera a Dorsen Street col viso talmente sfigurato da risultare irriconoscibile.

Insomma, tutta la tremenda parabola degli omicidi di Jack lo Squartatore si è svolta nell’arco di un mese e poco più eppure ad oggi è uno dei personaggi più noti (anche se la sua identità non è mai stata scoperta) e agghiaccianti.

A rendere noto Jack non è stato solo il suo modus operandi: squarciare le vittime e privarle dei loro organi interni o disponendoli accanto al corpo (e per questo motivo si è pensato spesso che Jack lo Squartatore potesse essere un macellaio o un chirurgo) ma anche il suo senso dell’humor tipico inglese e il suo burlarsi della polizia.

Note, infatti, sono le tre lettere inviate dall’assassino a Scotland Yard di cui non ci restano che copie.

La prima lettera, nota come Dear Boss fu scritta dopo il compimento del primo omicidio e il tono irrisorio verso le forze dell’ordine fa pensare di avere a che fare con un uomo che ha studiato ogni singola mossa come in una partita a scacchi.

O forse, si tratta solo dell’opera di un pazzo.

Ma Jack è più che lucido mentre compie le sue efferate azioni e così abile nel non farsi scoprire che mentre lui lascerà una scia di sangue per le strade di Whitechapel, la polizia farà lo stesso giustiziando quelli che saranno poi riconosciuti come innocenti.

Oltre alla meticolosità del lavoro chirurgico compiuto dall’assassino, colpisce come nella prima lettera abbia espressamente dichiarato il suo odio verso le prostitute e la sua intenzione di ucciderne quante più possibile.

Non a caso, non solo le cinque vittime accertate ma anche le altre presunte sventurate condividevano la triste sorte di prostituirsi per le strade del quartiere.

Nella seconda lettera, Saucy Jacky, viene fatto riferimento al duplice omicidio commesso la notte del 30 settembre 1888 ma è la terza lettera ad aver suscitato più clamore di tutte.

La più macabra, la più impertinente.

From Hell. È dall’Inferno che dichiara di scrivere il serial killer, che si cura di impacchettare ed inviare al capo della Commissione di Vigilanza Geroge Lusk un pezzo di rene della Eddowes (con la quale se l’era presa particolarmente) e di raccontare di come abbia fritto e mangiato la metà mancante.

Una furia omicida cannibale ma dall’aspetto di un nobiluomo, secondo le descrizioni di alcuni testimoni che lo avevamo visto allontanarsi dai luoghi dei massacri: indossava un lungo cappotto nero, un cilindro e una valigetta nella mano sinistra.

Eppure, la sua identità non è mai stata scoperta.

Nessuno lo ha mai visto in volto, probabilmente neanche le sue vittime visto che si racconta avesse l’abitudine di adescarle al buio e consumare con loro rapporti soltanto di spalle, nessuno ha la vaga idea di chi possa essere stato.

Alcuni nomi illustri sono stati tirati in ballo: Carroll, il Duca Alberto erede al trono o forse il suo medico, che voleva vendicare il suo paziente ammalatosi di sifilide presa avendo rapporti con una prostituta.

Il mistero avvolge ancora questa figura tanto spietata quanto famosa e ogni vota che il caso sembra essere risolto, tutto crolla come un castello di sabbia.

Ed è questo a rendere ancora più inquietante la sua leggenda.

Disegno di Simone Passaro

Maria Rosaria Corsino

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Maria Rosaria Corsino

Maria Rosaria Corsino nasce a Napoli il 26 Dicembre 1995 sotto il segno del Capricorno. Laureata in Lettere Moderne, si accinge a diventare filologa. Forse. Redattrice per “La Testata”,capo della sezione di grafica. Amante della letteratura, della musica, dell’arte tutta e del caffè.
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