Arte & CulturaPrimo Piano

Donne all’arrembaggio: le piratesse più famose della storia

Quando si pensa alla pirateria viene spontaneo considerarla un mestiere per soli uomini, forse per la violenza e la rozzezza legate all’immaginario piratesco o per l’antica idea che la donna, regina del focolare domestico, non possa vivere solcando i mari.

La storia tuttavia smentisce questa credenza e conferma che nell’arco di secoli moltissime piratesse hanno sventolato la loro personale bandiera corsara, comandando e uccidendo uomini, bevendo e saccheggiando come vere bucaniere.

 

È risaputo che il mondo dei pirati dimostrasse una certa tolleranza verso ogni razza ed estrazione sociale, ma il principio di inclusione non si estendeva al sesso femminile. I capitani delle navi erano soliti sanzionare o condannare a morte chiunque avesse osato portare a bordo una donna, probabilmente a causa di antiche superstizioni o per evitare gelosie e risse tra i membri dell’equipaggio. Tuttavia, ciò non ha impedito ad alcune donne di farsi largo tra orde di uomini assetati di potere per assumere il comando di intere flotte. Conosciamo insieme alcune di loro.

 

Alvilda regina di Danimarca

Non si hanno prove scritte dell’esistenza della piratessa Alvida, la sua storia è giunta fino a noi tramite la tradizione orale vichinga. Pare fosse nata nella Svezia meridionale tra il V e il IX secolo, figlia di un re ambizioso che voleva darla in sposa ad Alf, erede al trono di Danimarca. Per evitare il matrimonio, fuggì travestita da marinaio, mise insieme un equipaggio di sole donne che, come lei, non volevano sposarsi e iniziò a razziare le coste del Mar Baltico. Conosciuta e temuta in tutta la Scandinavia, incontrò in battaglia il suo promesso sposo, mandato dal re di Danimarca per contrastare la sua temibile flotta. Quando Alvida posò gli occhi sul principe Alf fu così impressionata dalla sua abilità e dal suo coraggio che fermò lo scontro, palesò la sua identità e accettò di sposarlo.

La leggenda di Alvida ha ispirato il personaggio di Albida dalla Mazza Chiodata nel noto manga One Piece.

 

Madame Jane De Belleville

Nobildonna francese vissuta nel XIV secolo, si diede alla vita da brigante per vendicare la morte del marito, impiccato per ordine del re Filippo VI con l’accusa di aver passato informazioni all’Inghilterra durante la Guerra dei Trent’anni. Jane, convinta dell’innocenza del marito e spinta dall’odio verso la sua stessa patria, giurò fedeltà al governo britannico. Venduti i suoi beni, comprò tre navi per dedicarsi alla pirateria. Assaltò la roccaforte di Château-Thébaud, poi rase al suolo interi villaggi. Presto, il commercio marittimo francese iniziò a risentire dei suoi continui saccheggi. Si guadagnò il soprannome “La Leonessa dei Mari” poiché la sua ira non risparmiava nessuno.

 

Grace O’Malley, la rivoluzionaria

Figlia di un potente capo clan irlandese, giovane vedova di guerra, prese il comando della flotta del marito per attaccare i porti irlandesi, che nel XVI secolo erano controllati dalla corona inglese. Divenuta un simbolo della rivoluzione, soprannominata “La Regina di Connemara”, la sua potenza s’indebolì quando i suoi figli furono arrestati dal governo inglese. Ne scaturì un accordo tra Grace e la regina Elisabetta I in persona, che promise il rilascio dei due in cambio della fine delle ribellioni e degli atti di pirateria. La promessa fu mantenuta per poco, Grace tornò all’arrembaggio, ispirando i cuori degli irlandesi e di numerosi scrittori, che le hanno dedicato fiabe per bambini e romanzi d’avventura.

 

Mary Read e Anne Bonny, le amanti travestite

Nata nel 1685 in Inghilterra, Mary venne costretta dalla madre a travestirsi da maschio fin da piccola per procurarsi soldi e lavoretti. A dodici anni si imbarcò su una nave mercantile, in seguito servì la marina militare britannica, dando prova di grande abilità in battaglia. Innamoratasi di un soldato olandese, abbandonò la carriera militare per un po’, ma alla morte del marito tornò a solcare i mari travestita da uomo. Entrata nel giro della pirateria, conobbe il famigerato Calico Jack e la sua compagna Anne Bonny, figlia illegittima di un avvocato irlandese emigrato nelle Americhe. Come Mary, anche Anne era costretta a travestirsi da uomo per non scatenare le ire dell’equipaggio, perciò la coppia accolse di buon grado la donna a bordo, mantenendo segreto il suo vero sesso. Insieme, saccheggiarono parecchie navi e si ipotizza che instaurarono una relazione a tre.

Nel 1720, la loro nave fu assaltata da un cacciatore di pirati nel bel mezzo di una festa. L’equipaggio, ubriaco e impreparato, fu costretto alla resa e portato in Jamaica, poi processato e condannato all’impiccagione. Mary e Anne, entrambe incinte, ottennero un rimando della pena per far nascere i bambini, ma la prima morì di malattia durante la gravidanza. Della sua compagna non ci restano notizie.

 

Ching Shih, la regina dei pirati

Nata nel 1775 nella Cina meridionale, iniziò giovanissima a lavorare come prostituta in una barca-bordello a Canton. Qui incontrò Cheng Yi, pirata di cattiva fama con cui convolò a nozze nel 1801. Ching Shih convinse il marito ad allearsi con altri pirati per creare una grande flotta inarrestabile. Dopo pochi anni, i due divennero i capi della Flotta della Bandiera Rossa, composta da duecento navi e circa sessantamila membri d’equipaggio, seminando terrore tra le navi cinesi, inglesi e portoghesi nei mari orientali.

Alla morte del marito, Ching Shih assunse il comando, stilando un vero e proprio codice dei pirati per regolare la spartizione dei bottini e il trattamento delle donne prigioniere: esse infatti potevano essere tenute in ostaggio o vendute come schiave, ma non potevano essere molestate dalla ciurma. Pena la fustigazione, la morte o il matrimonio riparatore.

Ching Shih stabilì anche un sistema di tasse per i villaggi che solitamente venivano saccheggiati. Pagando una tassa annua, sarebbero stati lasciati in pace, concedendole tutto il tempo di assaltare le navi più ricche di tesori.

La Flotta della Bandiera Rossa iniziò a indebolirsi quando uno dei suoi capitani passò dalla parte del governo cinese. Il Portogallo approfittò del vantaggio per mandare navi da guerra a contrastare i continui saccheggi.

Gli scontri furono frequenti e sanguinari, entrambe le parti persero un sacco di uomini. Infine, il governo cinese, stanco delle continue incursioni sulle coste, propose un’amnistia che Ching Shih accettò. Il suo numeroso equipaggio venne reso libero, a eccezione di poche centinaia di uomini condannati a morte, e fu loro permesso di tenere i soldi dei bottini accumulati negli anni. Ching Shih sposò Cheung Po, il suo braccio destro, e decise di aprire un casinò-bordello a Macau. Divenne così un membro rispettabile della società e morì nel 1844, a 69 anni.

 

Claudia Moschetti

Vedi anche: Per fortuna c’è Maria Francesca, la nuova paladina dell’ironia

Claudia Moschetti

Claudia Moschetti (Napoli, 1991) è laureata in Filologia Moderna e scrive per un sito universitario. È, inoltre, recensora presso il blog letterario Il Lettore Medio e redattrice per il magazine La Testata. Dal 2015 collabora alla fiera del libro gratuita Ricomincio dai libri, di cui è anche organizzatrice.
Back to top button