Otello: una gelosia che non si arresta

Cosa rende un classico immortale?

Per Calvino un classico è “un classico è un libro che non ha mai finito di dire quel che ha da dire”, e allora cosa ci spinge ad avere ancora attenzione e ad amare l’Otello di Shakespeare?

Il 1° novembre 1604 a Londra fu messa in scena per la prima volta la tragedia presso il Whitehall Palace, alla presenza del re Giacomo I e della corte.

Le trasposizioni e gli adattamenti riguardanti l’Otello hanno visto interpreti quali Rossini e Verdi, ma non basta questo alla consacrazione, che è avvenuta infatti molto tempo prima.

Il drammaturgo è stato infatti capace di rappresentare l’incarnazione del male e della manipolazione nella figura di Iago, e non in Otello che sebbene sia un moro e dunque un “nero” per eccellenza, viene quasi soppiantato nel ruolo cardine della vicenda; sovvertendo anche i riferimenti razziali che vorrebbero nel colore scuro della pelle l’indice di una barbarie che in realtà non gli appartiene del tutto.

La trama è nota. Una rabbia incontrollabile, una furia senza tregua si impossessano della mente di Otello fino a far sbocciare il seme di quella gelosia che Iago ha abilmente depositato per controllare il susseguirsi degli eventi.
Egoista, invidioso, scaltro e affascinante nella sua perfidia, induce il protagonista a macchiarsi dell’omicidio dell’amata Desdemona, che sarà soffocata nel suo letto nuziale, tenendo fede al significato del suo nome che significa “sfortunata”.
Si evidenzia sempre di più l’incompatibilità della vita militare con la passione amorosa che rende fragile anche un uomo della statura di Otello, che vacilla, che resta vittima di quel “mostro dagli occhi verdi”.
Di che mostro si tratta?
Della gelosia che anima i cuori e la psicologia dei personaggi.
La gelosia nei confronti di Otello e l’invidia verso Cassio che riveste un ruolo a cui aspira, trovano in Iago secondo la critica letteraria una motivazione nell’amore omosessuale che lo legherebbe ad Otello.
Iago è l’unico a reggere le fila dell’intreccio, fa di tutto affinché l’uomo lasci il posto alla bestia, cada nella fitta rete di intrighi e diventi vittima delle sue ossessioni, di cui solo il lettore è conscio.

Cosa dunque ci fa “tremare le vene e i polsi” ancora oggi?
La pericolosità di sentimenti quali gelosia ed invidia, innescati da un meccanismo semplice, quasi banale, che rende vittime e che fa rabbrividire per la carica distruttiva e la probabilità con cui si insinuano nel quotidiano.

Alessandra De Paola

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