Luca Giordano a Napoli: dalla Natura alla Pittura

Luca Giordano è uno di quei pittori che si “perdono per la via”.

Nel caso di Napoli, nel senso letterale del termine: la nostra via Luca Giordano è il centro nevralgico di caffè, bar, negozi e librerie all’interno del quartiere – come noi della zona amiamo definirlo – “alto”, la collina urbanizzata del Vomero.

Nel nostro tran-tran quotidiano di aperitivi, ginseng e shopping, dimentichiamo che calpestiamo il suolo dedicato ad uno dei più grandi pittori del Barocco napoletano.

Il Museo e Real bosco di Capodimonte ha deciso di mostrare, con forte presenza di spirito, che la nostra città è stata per secoli una capitale culturale, ricchissima di commerci e scambi, di sincretismi e miscele. Come anche per la mostra su Gemito – altro napoletano gigantesco nel suo influire e cambiare la storia delle arti figurative – i curatori Stefano Causa e Patrizia Piscitiello (assieme al direttore Sylvian Bellenger, attentissimo riscopritore di Napoli e della sua storia artistica) hanno scelto di abbracciare e rivalutare pittori e scultori autoctoni, restituendo loro un ruolo di tenaci e profondi innovatori.

Stefano Causa fu il mio professore di Storia dell’arte contemporanea e Luca Giordano lo scoprii con lui, in uno dei vari tour guidati proprio al Bosco.

Il professor Causa conduceva, si sofferma, indicava, spiegava ed io m’innamoravo.
No, non solo di lui, ma anche di ogni quadro o scultura su cui egli posava lo sguardo ironico, severo ed anche un po’ temibile.
Luca Giordano, tuttavia, è sempre stato uno di quegli artisti che non riuscivo a decifrare, mi affascinava ma non riuscivo ad abbandonarmi a lui, a fidarmi del suo talento.

Stefano Causa, però, è conosciuto a Napoli per essere uno studioso scrupoloso e determinato: ciò che Stefano Causa vuole, Stefano Causa ottiene, anche se con dieci anni di ritardo. Se non era riuscito a creare l’universo immersivo e magico che desiderava per Luca Giordano all’epoca, con la nuova mostra ha definitivamente preso padronanza di un immaginario, di un’atmosfera.

Tutta la potenza di un Barocco straripante ma pronto a diventare Settecento è catturata nella mostra a Capodimonte, intitolata e descritta con un breve ma fedelissimo concetto: dalla Natura alla Pittura. La raccolta, divisa in dieci settori, contiene e raduna novanta opere, le assembla e accosta in base al loro immaginario.

La natura profondamente sognante, la pittura in grande, abbraccia l’origine ancestrale di Napoli, endemicamente barocca, eccessiva, grandiosa. Il tocco delicato ma al contempo potente di Luca Giordano è di puro gusto ecclesiastico, alto e popolare. Non parliamo di ecclesiastico – monacale, morigerato, timorato e timoroso, ma ambizioso come le grandi chiese barocche di Napoli, orpellate e intarsiate d’oro, dove il paradiso è nuvole bianche, monumentali puttini e santi dai volti divini o terribili.

Il Barocco è luce e buio, bipolarismo iconografico, chiaroscuro dell’animo e dell’arte.

Non a caso, Luca Giordano piace moltissimo ai francesi, e Bellenger ha allestito una mostra anche per loro, forse più edulcorata e meno religiosa, assicurando che lo spirito del luogo fosse rispecchiato e rispettato.

Il Luca Giordano napoletano è invece classico e fruibile, misterioso come la fede ma piacevole e accogliente, immagine speculare di una terra di mare e di urla, schiamazzi, intrisa di devozione ma anche di fantasia, indipendente nei costumi e nei crismi.

Dall’otto ottobre al dieci gennaio i bar e i pub chiuderanno a mezzanotte, non si potrà bere per strada e la movida sarà interdetta. Lo sballo dovrà essere cercato altrove, in secondarie vie di intrattenimento non percorse, nuovi svincoli ed intercapedini.

Dall’8 ottobre al 10 gennaio sballiamoci con l’arte visionaria di Luca Giordano a Capodimonte, sogniamo con le sue atmosfere sovrannaturali, i suoi disegni precisi ed ampissimi, con i suoi angeli ed i suoi demoni.

Buona visita!

 

Sveva Di Palma

 

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