La Condizione Crepuscolare non è quella del libro di letteratura italiana 

In alcuni casi, quando si parla di “condizione crepuscolare” non si intende per forza quella a noi nota come condizione esistenziale del poeta crepuscolare del Novecento, tutto immerso nella sua dimensione privata, avvolto nella timidezza e in un velo di nostalgia di fronte alla sconfitta dei propri ideali politici.

Questa condizione riguarda anche uno stato della propria coscienza che rende il soggetto in grado di compiere azioni anche complesse, ma senza rendersi conto di ciò che accade intorno a lui, come se fosse disorientato.

Mentre in alcuni casi si può verificare un rallentamento psichico e motorio, in altri casi il soggetto è affetto da allucinazioni, visioni terrificanti che inducono ad una forte aggressività.

Il rischio è di non riconoscere neanche le persone che si hanno intorno, facendo loro del male; inoltre, in linea di massima, quando termina questa alterazione della coscienza, permane un’amnesia di quanto accaduto.

Uno dei casi più noti in cui potrebbe essersi verificato un episodio del genere è il delitto di Cogne, in cui Annamaria Franzoni è stata accusata di aver assassinato suo figlio Samuele.
Quasi tutti conosciamo gli antefatti, le innumerevoli cronache al riguardo e le centinaia di trasmissioni televisive che si sono nutrite di congetture e share.

Ma quali sono i fatti che inducono a pensare che la condizione psicologica della Franzoni in quel momento potesse essere quella crepuscolare?
In un primo momento la donna dichiara di aver chiuso a chiave la porta, mentre si allontanava dall’abitazione per accompagnare l’altro figlioletto alla fermata del bus.
Poi ritratta: non ha chiuso a chiave la porta, chiunque poteva entrare in casa.

Per l’accusa chi ha ucciso il bambino indossava il suo pigiama e i suoi zoccoli e queste versioni contrastanti non fanno che incrementare la tesi che sia lei l’assassina.
Anche se successivamente Annamaria decide di non sottoporsi a perizie psichiatriche, possono essere oggetto di indagine le numerose interviste rilasciate dalla donna. Anzi, in particolare al termine di un’intervista, la donna si preoccupò del fatto di aver pianto troppo, destando qualche sospetto sulla sua innocenza.
La diagnosi è chiara: la personalità è immatura, non autonoma, con scarsa empatia ed infatti non si chiede mai se suo figlio possa aver sofferto, provato dolore.
Inoltre manifesta la necessità di essere al centro dell’attenzione.
Questo tipo di personalità ha connotazioni isteriche.

Ma non solo. Gli psicologi ipotizzano che Annamaria avrebbe agito proprio a causa di un disturbo della coscienza che potrebbe farla dichiarare affetta da infermità mentale: il disturbo crepuscolare.

Per tutto il tempo quindi non solo la Franzoni non si sarebbe resa conto di nulla, ma al termine delle sue azioni non avrebbe avuto neanche la più pallida idea di ciò che avrebbe fatto; ed ecco che chiama i soccorsi affermando che suo figlio vomita sangue, che gli si è spaccata la testa e così via.

Potrebbe aver sofferto di una crisi d’ansia proprio la sera prima dell’omicidio in cui si colloca una sfumatura di disturbo crepuscolare.

Non è così.

Questa ipotesi viene poi smentita dalla lucidità della donna che avrebbe nascosto l’arma del delitto, che si sarebbe poi lavata e vestita per eliminare tracce di sangue e che per questo deve scontare 16 anni di carcere – con attenuanti generiche riconosciute.

Questo è solo un esempio di quanto lo stato patologico possa inserirsi nella vita di chiunque e di come vadano monitorati anche le più comuni alterazioni del proprio stato di coscienza e la psiche in generale.
Alessandra De Paola

Disegno di Simone Paesano

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