Femminismo e i tuoi altri demoni

Non avete idea di quante correnti del femminismo esistano.

Come ogni cosa umana, il femminismo ha una serie di sfaccettature e ci sono quelle positive e quelle negative.

Ma se dovessi dirvi che esiste veramente il nazi-femminismo, allora probabilmente vorrebbe dire che qualcuno mi sta puntano una pistola alla tempia per asserirlo, e nemmeno ne sarei sicura.

Cominciamo dal principio.

Se cercate su Google questo termine, vi accorgerete che le definizioni sono talmente ampie che alla fine una definizione non esiste.
Considerato ciò, vi dirò come la penso io:
Il termine “Femminismo” ci serve ad identificare un diritto, il diritto che una donna ha di esserlo nel tempo, dall’antichità ad oggi.
Questo termine ci ricorda che la donna non ha mai avuto pari diritti e doveri e che per ottenere un tal grado di equità necessitiamo di moltissimo tempo poiché la società ci ha plasmati, uomini e donne, in virtù di una cultura prevalentemente maschilista e machista.

Femminismo non vuol dire superiorità della donna su tutto e tutti, femminismo vuol dire desiderio di libertà e cambiamento.
Vuol dire pretendere rispetto e vuol dire guadagnare rispetto e se nel passato femminismo ha significato bruciare una casa per ottenere il diritto al voto, allora quello è stato femminismo.

Negli ultimissimi anni, però, qualcosa è cambiato.
Essere femminista, a mano a mano, si è tramutato in qualcosa di indefinibile e odioso.
Una malattia narcisistica della donna nell’essere al centro delle cose.
Quasi come se dover coniare un termine come “femminicidio” perché nella parola “omicidio” non c’era più spazio per tutto quell’abominio, ci avesse fatto provare un sadico gusto.
Il sillogismo aristotelico sulla questione femminista è esploso e ha macchiato la dignità di tutte noi militanti, attiviste e non che ci siamo sempre definite femministe combattendo per non essere schiacciate dal patriarcato.
Quindi praticamente:
(donne termine medio)
Le donne che praticano violenza sono femministe
Le femministe sono donne che praticano atti di violenza
Le femministe praticano atti di violenza

La donna che si definisce femminista e usa violenza contro un uomo in metropolitana perché quell’uomo è seduto, ingiustamente, con le gambe divaricate, non è una femminista, anche se si definisce come tale.
Conosco fin troppe persone che hanno sempre associato il femminismo a questo tipo violenza, ma che non riconoscono il femminismo come un movimento del cambiamento, volto alla parità, l’eguaglianza, ma non alla brutalità.
Il sillogismo colpisce ancora.

Magari ci indigniamo per una generalizzazione, per un titolone populista, ma quando ad essere generalizzato, bistrattato e svestito di ogni seta di dignità è il femminismo, non ce ne accorgiamo e passiamo all’attacco, vittime del sillogismo.
Ma io non credo sia sempre colpa di chi non percepisce, piuttosto, come in ogni movimento manipolatorio, farci credere che le donne siano contro gli uomini e che le femministe portino la bandiera suonando la carica ci divide e ci rende meno forti.
Femminismo per noi dovrebbe portare alla mente la bellezza del combattimento, lo sforzo verso la vittoria, l’inizio di una nuova cultura dove anche le donne possono dignitosamente essere loro stesse, non immediatamente farci pensare a quel singolo caso straziante e violento.

Perché siamo dovuti arrivare a dare una giustificazione nel definisci femministi?
Come siamo passati del provarlo con orgoglio ad aver paura che ci diano del “nazi”?
Per qualcuno associare questo prefisso, nazi, sarà un modo di esprimersi diretto, per chi come me, invece, le parole le prende seriamente e sente la pesantezza di un prefisso come nazi (da nazista, ovviamente), un simile accento diventa un marchio che pullula di odio.

Tentare quotidianamente di educare la società che ci circonda alla presenza della donna non come moglie e madre, ma come donna libera di essere ciò che desidera, partendo dalla lingua, dal modo di esprimersi, non è esagerazione né un tentativo di delegittimare l’uomo da quello che è, al contrario.
Vivere in un mondo dove diritti e doveri sono pari e proporzionati, a misura di uomo e a misura di donna non svuota il maschio del proprio vigore.
Perché dovrebbe?

Quando qualcosa ci spaventa, tendiamo o ad aggredire o a difenderci con furbizia. Afferrare le radici di una cosa tanto bella come il femminismo e svuotarle di ogni senso positivo facendo credere al prossimo che femminismo sia assolutamente convergente con esclusività di genere e di identità, con violenza, con nazismo ha reso vulnerabile un concetto di eguaglianza totale.
Un concetto a cui, invece, dovremmo tutti portare rispetto senza cadere nella trappola della demonizzazione.
Tutto ciò soprattutto perché se oggi mi stai leggendo, se sei andata all’università, se piloti un aereo, se hai abortito, se hai divorziato, se hai denunciato un marito violento, lo devi a una femminista.

 

Benedetta De Nicola
Illustrazione di Alessandro Mastroserio

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