Maria Paola e Ciro, la storia dell’a-mors strappato dalla mancanza di tutele

“Ma non avessi l’amore, non sarei nulla”, recita Paolo di Tarso nella prima lettera ai Corinzi.

Alla luce degli ultimi avvenimenti che hanno scosso l’Italia, io direi che oggi il termine amore abbia assunto un significato distopico e agghiacciante.

Un’etimologia falsa, ma intrisa di vena poetica, vuole che la parola amore derivi dal latino a-mors, “senza morte”.

Non è stato questo il caso di Maria Paola e Ciro.

Nelle ultime Instagram stories di Ciro lo ascoltiamo, attraverso la registrazione di una conversazione, dire alla sua fidanzata “Ti amo pure io, assai” e lei rispondere “ma tu sei unico, sei tutto”.
Ed io credo che l’amore di cui Paolo di Tarso ci parla, senza il quale non saremmo nulla, sia tutto qui, racchiuso in una chat che non avrà una continuazione, se non univoca e nostalgica.

L’a-mors e la poesia si sono spenti insieme ai diciotto anni di Maria Paola Gaglione la notte di un sabato sera, scaraventati con violenza su un tubo di un impianto di irrigazione a Caivano.

La colpa di Maria Paola? Essere stata “infettata” dal suo fidanzato.

Abbiamo letto questa frase, uscita dalla bocca di Michele, fratello di Maria Paola e suo assassino, ovunque. L’abbiamo letta a caratteri cubitali sui giornali, l’abbiamo ascoltata al telegiornale, in radio.

Ma ci siamo chiesti cosa sia realmente infetto, al giorno d’oggi?

Quanta mancanza di cultura, di prospettive, di tutele ci circondano ogni giorno e noi gli passiamo accanto incuranti?

Ci siamo mai chiesti perché chi decidiamo di amare debba condizionare il modo in cui la gente ci guarda, il nostro modo di camminare per strada, ci debba addirittura far rabbrividire al pensiero di essere speronati con la moto dal proprio fratello, padre o chicchessia?

Perché sì, lettori. In Italia si muore ancora di transfobia e misoginia, come ha tenuto a sottolineare Alessandro Zan, deputato PD e relatore del ddl contro omotransfobia e misoginia, sull’omicidio di Maria Paola.

Maria Paola non è stata soltanto vittima di un fratello misogino con scarsa cultura, ma è stata vittima della mancanza di norme contro odio e violenze a sfondo omotransfobico, che in Italia mancano.

E’ stata vittima della carenza di centri antidiscriminazione e di case rifugio, della poca e insufficiente empatia di una generazione cresciuta giudicando immorale tutto ciò che va al di là del proprio naso.

Quante Maria Paola dovremmo vedere ancora coperte da un telo bianco sull’asfalto o in casa, per capire che c’è bisogno di istituire tutele? Che c’è bisogno di abolire la paura del “diverso” guidando, fin da bambini, alla cultura?

Nel frattempo osserviamo inermi l’ennesima vittima di una società infetta, malata fin dalle sue fondamenta e ricordando che l’amore…

Non conta mai il male ricevuto
L’amore tutto scusa
L’amore tutto crede
L’amore tutto spera
E tutto sopporta”

 

Catia Bufano

 

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