SoulFtaara: poco fumo e tanta musica

Chi mi conosce lo sa: adoro scovare musicisti, band e dare loro il tormento perché hanno sempre tante storie da raccontare.

Ed i SoulFtaara me ne hanno raccontate delle belle.

Pozzuoli.

Golden hour, io in ritardo. Maledizione.

Ma i ragazzi della band sono gentilissimi e mi accolgono con un gran sorriso.

Sono cinque: Letizia Vitagliano (voce e testi), Cristiano Caiazzo (batteria), Lorenzo Zollo (chitarra), Pietro Scalera (basso elettrico) e Lorenzo Catocci (tastiere) e si sono conosciuti tra le mura del Conservatorio di Napoli San Pietro a Majella anche se tutto nasce a Pozzuoli, terra della Sibilla, della Solfatara e dell’ingresso agli Inferi.

Allora, ragazzi, da quanto tempo esistono i SoulFtaara? Ed è sempre stata questa la formazione della band?

«La formazione della band risale al 2017- mi spiegano Letizia e Cristiano – e la formazione iniziale non comprendeva Lorenzo e Lorenzo, che sono arrivati entrambi nel 2018. Ad agosto di quell’anno è entrato Lorenzo Zollo che è stato, insomma, l’ultimo ad arrivare»

 

La band si chiama SoulFtaara ed è immediata l’assimilazione con la città di Pozzuoli o comunque con le zone limitrofe. A livello musicale traete ispirazione dal territorio campano, italiano in generale?

«Il nome SoulFtaara di cui, per altro, tutti sbagliano la pronuncia, lo abbiamo scelto proprio perché tutto nasce a Pozzuoli. È vero, ci siamo conosciuti al Conservatorio – dice Cristiano – ma è qui che abbiamo lavorato e iniziato a provare.

Ma non abbiamo ispirazioni campane – continua Letizia – certo, i testi sono in italiano e c’è anche qualcosa di non ancora pubblicato in napoletano, proprio perché volevamo unire le due anime: quella campana e quella black soul»

 

Quali sono altri modelli che vi ispirano?

«Sicuramente la musica australiana, americana, inglese – spiega Lorenzo C. – soprattutto gli Hiatus Kaiyote, una band australiana che è in continua sperimentazione, come noi.

C’è un’unione spontanea dei generi nei nostri pezzi, non c’è un sound unico ma ognuno porta un sound diverso. Siamo alla continua ricerca di qualcosa che sia diverso – sottolinea Cristiano »

 

Per quanto riguarda i testi, li scrivete insieme o c’è qualcuno in particolare che fa da paroliere?

«I testi li scrivo io – risponde Letizia anche se Cristiano ha cercato di appropriarsi del merito – a volte i testi erano già scritti e abbiamo lavorato alla musica o viceversa. Insomma, c’è comunque un lavoro di squadra. In realtà scrivo da poco e ho cercato di darmi una struttura, un metodo ma in realtà non sempre funziona. A volte è un puro flusso di coscienza, altre una riflessione su un tema, come nel caso di Banalità che tratta della banalità nel contesto musicale, Fermati che invece riguarda i social network o, ancora, Nessuno che è un tema che mi tocca particolarmente, che mi rappresenta e di cui sentivo il bisogno di parlare»

 

Parliamo del singolo Banalità, tratto dal vostro EP

«Per quanto riguarda Banalità, c’è da dire che per questo singolo è stato fondamentale l’ingresso di Lorenzo Z. nel gruppo che ha dato la sua impronta acustica – spiega Cristiano ed anche Lorenzo prende la parola – ho lavorato molto alla produzione di pezzi, ci lavoravo già di mio per me stesso ma è stato bello potersi approcciare ad altri brani. Il pezzo in realtà già esisteva e sono stati aggiunti componimenti all’interno. Quello di cui mi sono occupato maggiormente è stato un riorganizzare il pezzo ma i ragazzi mi hanno lasciato carta bianca sul lavoro da fare»

 

Da questo singolo è stato tratto un video molto bello, cosa mi dite al riguardo?

«Gli ideatori e i registi del video sono stati i Magnetwo, e abbiamo voluto rappresentare nel video proprio il concetto del testo, quello della banalità di scene plastiche molto statiche. Una parodia di cliché che poi alla fine crollano.

La nostra intenzione era quella di portare l’attenzione sul significato del brano più che sul testo in sé»

 

E per quanto riguarda gli altri brani?

«Beh, diciamo che Fermati, il secondo pezzo che abbiamo scritto, all’inizio era un po’ più pop, poi sono stati un po’ cambiati gli accordi – dice Cristiano – tutto ciò è avvenuto per caso: un giorno mi sono messo al piano e ho suonato questo pezzo, l’ho registrato come audio WhatsApp e l’ho mandato a Letizia, così abbiamo deciso di fare dei cambiamenti. Complicazioni, invece, è il mio brano preferito: la prima parte del brano è proprio una contrapposizione tra il testo e la ritmica che è molto più articolata, basata su un tempo dispari. Mi sono ispirato a Robert Glasper e ho fatto mio questo pezzo, complicandolo. Da qui la doppia chiave di lettura del titolo: da una parte la complessità ritmica e dall’altra la complessità dell’essere umano raccontata nel testo.

Nessuno è tra tutti il pezzo che è andato più forte – interviene Letizia -era un beat di Lorenzo C. nato in sala prove, davvero qualcosa di improvvisato ma è quello che più sento mio come brano. A livello di testi è quello più complicato, è quello che più esprime la mia personalità e che più mi tocca»

 

L’EP, invece, si intitola “Diverso”. Cos’è per voi il diverso, in cosa, magari, vi sentite diversi?

«Io mi sento diverso rispetto agli altri musicisti perché ho una curiosità che in loro vedo mancare. E senza essere curiosi non si può fare musica -risponde per primo Cristiano – ed è anche questo che accomuna noi cinque: siamo tutti curiosi e alla ricerca, sempre, di qualcosa di nuovo. L’essere diversi sta proprio nel sentirsi liberi di potersi esprimere in modi mai uguali – e finalmente sento la voce di Pietro – volevamo, inoltre, dare un’accezione positiva al termine. Essere diverso, a dispetto di quello che i più pensano, non è negativo. Siamo tutti diversi.

La diversità spaventa – continua Letizia – ma sono proprio le diversità di ognuno a renderci unici e che ci permette di confrontarci dice Lorenzo C

Sicuramente il titolo Diverso fa riferimento anche ai suoi e ai ritmi contenuti nell’EP – spiega Lorenzo Z. – ma per me diverso è chi dispone di una certa sensibilità, una sensibilità che permette di percepire le cose in maniera diversa. L’emozione che metti nel fare qualcosa»

 

Cosa avete in mente per il futuro?

«Purtroppo questa pandemia ha messo in ginocchio il mondo della musica – risponde Pietro – sicuramente ci auguriamo che tutto ciò diventi una pagina di storia e non più una pagina del presente. Sicuramente lavoreremo a nuovi pezzi, a delle nuove produzioni.

C’è l’intenzione di fare un disco ma sarà un lavoro molto lungo – continua Cristiano – sicuramente lavoreremo maggiormente in studio, faremo uscire dei pezzi e soprattutto torneremo a fare tanti live, il contatto col pubblico è la cosa che manca di più»

 

Quindi, preparate le corde vocali: presto si tornerà a cantare con i SoulFtaara.

Nel frattempo, andatevi ad ascoltare il loro EP su Spotify.

Non avete scuse.

 

 

Maria Rosaria Corsino

 

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