Il Signore degli Anelli: una vera e propria mitologia anglosassone

Il 29 luglio del 1954 veniva pubblicata la trilogia di The Lord of the Rings di John Ronald Reuel Tolkien.

Conosciuto in Italia come Il Signore degli Anelli, è ancora oggi caposaldo della letteratura high fantasy.

La trilogia è anticipata dal romanzo The Hobbit, che racconta la storia di Bilbo Baggins, uno Hobbit, la cui vita fortemente abitudinaria viene sconvolta dall’incontro con Gandalf.

Lo stregone costringe il piccolo Hobbit dai piedi pelosi ad imbattersi in un’avventura che cambierà la sua vita per sempre.

Bilbo infatti incontra Gollum, strana creatura in possesso di un magico anello che lo Hobbit gli sottrae.

L’anello si rivelerà essere quello forgiato da Sauron simbolo del potere e del male, capace di conquistare e dominare qualsiasi popolo.

 

Ne Il Signore degli Anelli Gandalf scopre dell’anello magico tenuto da Bilbo.

Invita dunque Frodo, nipote dello Hobbit, a sbarazzarsene: il suo compito è portare l’anello nel luogo dove sarà distrutto.

Così il giovane insieme al suo giardiniere Sam abbandona la Contea, terra natia degli Hobbit, intraprendendo un lungo viaggio verso Gran Burrone.

Qui viene fondata una compagnia, La Compagnia dell’Anello composta da Frodo, altri Hobbit, nani, elfi ed umani.

Insieme sono uniti da un obiettivo comune: distruggere il potente anello, gettandolo nel Monte Fato, luogo dove è stato forgiato e dove è possibile annientarlo.

 

Le innumerevoli avventure si susseguono all’interno dei tre romanzi rispettivamente chiamati: La Compagnia dell’Anello, Le Due Torri e Il ritorno del Re.

A dominarli è uno stile chiaro e dettagliato: sembra che Tolkien stia scrivendo di un mondo reale che ha conosciuto e visitato di persona.

Con un linguaggio vivido e semplice è capace di delineare profili di terre, creature ed eventi del tutto immaginari.

I paesaggi bucolici da cui ha originato la Contea, il Bosco Atro e la Vecchia Foresta raccontano la sua passione per la natura e rivelano la forza della sua immaginazione.

È principalmente quest’ultima a detenere, secondo lo scrittore, grande importanza perché capace di trasmettere, seppur attraverso una visione fantastica, una morale.

Storie simili, al limite dell’immaginazione, consentono al lettore di fuggire dalla routine caotica. Può immergersi in un mondo unico e adatto a libera interpretazione dove la morale è ugualmente affrontata ma in una situazione immaginaria.

L’unione, l’amicizia, la lealtà, sono solo una minima parte dei valori che l’opera Tolkieniana porta a galla.

Di fianco troviamo la corruzione dell’animo e il fascino del prestigio che mettono a dura prova anche l’essere più buono e puro del pianeta, come lo stesso Bilbo Baggings.

Quello che dunque Tolkien ha creato è una vera e propria mitologia anglosassone pregna di quella poeticità e grandiosità tipiche dei miti nordici.

 

Enza Galiano

 

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