Jojo mon amour

Oggi voglio raccontarvi di quando mi innamorai di alcuni omaccioni muscolosi vestiti in abiti sgargianti e del perché li ami ancora.

Se c’è una cosa che il mio egocentrismo odia è veder comparire sui social dei meme famosi e non sapere da dove essi provengano.

Era il lontano, si fa per dire, 2018 e ovunque su Facebook spuntavano le cosiddette Jojo reference che consistevano prevalentemente in gente che si disarticolava facendo delle pose a caso e omaccioni muscolosi vestiti di abiti a dir poco sopra le righe.

Tutte queste immagini dunque a cosa si riferiscono? Spunta il nome di un anime: Le bizzarre avventure di Jojo. Ne prendo nota. Dopo un po’ di tempo, in una tiepida sera di ozio estivo, decido di dare una chance a questo anime così tanto amato in rete pieno di pregiudizi e pronto a storcere il naso.

Non ero per niente pronto per ciò che da lì a breve avrei visto!

All’inizio sembrava tutto normale, una versione con colori molto più vividi e sgargianti di Ken il Guerriero con combattimenti e torti da riparare in nome dell’onore, nulla di più; dopo circa una decina di puntate però ecco che l’anime iniziò a dimostrare la sua vera essenza, combattimenti incredibili di personaggi assurdi e caratterizzati in una maniera mai vista prima, che si muovono all’interno di una storia che esagera in continuazione, ma che non si può non amare. Ed eccomi entrato nel tunnel del fandom di Jojo e senza rendermene neanche conto ero intento a emulare la posa di Dio Brando, uno dei villain della serie, con il rischio di spezzarmi la schiena; ma per Jojo questo e altro.

Jojo

Ma cosa rende questa serie, manga e anime, così unica e magnetica?

Beh, tutto merito della folle mente dietro questo assurdo e colorato mondo, Hiroiko Araki. Questo mangaka classe 1960 iniziò ad essere conosciuto in Giappone sin dalla prima metà degli anni ‘80 per opere come Baoh e Gorgeous Irene; è nel 1987 che però Araki partorisce la sua opera più celebre, conosciuta in tutto il mondo, ovvero Le bizzarre avventure di JoJo. Quest’epopea familiare vede da un lato la famiglia Joestar e dall’altro diversi villain, tutti molto carismatici e a dir poco geniali.

È un manga shōnen e pertanto combattimenti e azione la fanno da padrone ma Araki riesce a irretire e affascinare tutti con uno stile tutto suo, che ancora oggi non ha eguali: un misto di alta moda, cazzotti, musica, poteri sovrannaturali e arte neoclassica, tutto portato sulle spalle di questi omaccioni muscolosi. Un autore in continua evoluzione che ha fatto dell’osare il suo marchio di fabbrica.

Jojo

È proprio questo look metrosessuale, che però non si prende troppo sul serio, uno dei punti forti di questa fortunata serie. Non importa che ci troviamo di fronte ad un vampiro azteco vecchio di migliaia di anni, ad un boss malavitoso di origine sarda o al presidente degli Stati Uniti: è tutto dannatamente folle, eccessivo e sfavillante. Ogni arco narrativo ha la sua storia, i suoi personaggi e, ovviamente, i suoi difetti, ma a Jojo si perdona (quasi) tutto.

Ci sono buchi di trama o incongruenze nella storia? Beh, è Jojo, e non fa niente se vi sono di queste lacune, perché siamo immersi in un mondo tanto assurdo, anzi “bizzarro”, dove l’unico limite è la fantasia di Araki sensei, e non fa niente se lungo la strada si creano incongruenze di trama. È tutto bellissimo così com’è.

La famiglia Zeppeli e le onde concentriche, Dio Brando e i suoi seguaci, Giorno Giovanna e la sua gang: lasciatevi rapire dall’estro bizzarro di queste storie e vi assicuro che anche voi subito vi ritroverete a contorcervi nelle pose più bizzarre per omaggiare i vostri beniamini.

Sia ben chiaro però, se vi rompete qualche osso io non mi prendo nessuna responsabilità!

 

Davide Cacciato

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