Il rapporto tra l’uomo e la natura a fronte del Covid-19

L’intero mondo in ginocchio di fronte all’emergenza del Covid-19 ha cambiato l’andamento della continua lotta tra il capitalismo e la situazione ambientale, ove si è verificata una ripresa della natura a discapito dell’artificiale mondo umano.

Durante la fase di lock-down, la limitata possibilità di intervento della mano dell’uomo ha favorito effetti positivi sull’ambiente come l’abbattimento dei livelli di CO2, la riduzione sensibile delle emissioni dannose e il ritorno della fauna in alcune aree urbane.

 

Il diminuire degli incessanti stimoli della società, dati dall’abbassamento del ritmo di vita, ha portato attraverso l’isolamento alla riflessione e alla ri-comprensione del nostro ruolo su questo pianeta.

Alla luce degli ultimi avvenimenti storici, possiamo rileggere questo momento attraverso il pensiero e le esperienze di autori che hanno contributo intelligibilmente allo sviluppo dell’essere umano in quanto tale.

Alla fine del ‘700 il filosofo svizzero Rousseau riteneva che la riflessione interiore fosse strettamente collegata al rapporto tra l’uomo e la natura. L’avanzamento di una società antropocentrica pone, tra l’uomo e il suo essere parte del sistema naturale, uno svezzamento artificiale e anti-ambientale.

Rousseau sviluppa il tema della solitudine, vissuto di recente anche dall’uomo contemporaneo, legato alla condizione dell’uomo primitivo, alla bellezza e ai piaceri della natura.

“La terra offre l’unico spettacolo di cui l’uomo non può stancarsi; più un contemplatore ha l’anima sensibile più si abbandona all’estasi avvertendo l’immensità della bellezza dell’universo nel quale si identifica”.

Filosofo considerato tradizionalmente un esponente dell’illuminismo, il punto centrale delle sue opere è la forte critica alla realtà sua contemporanea. Al contrario dei suoi colleghi illuministi volge lo sguardo al passato, alla ricerca di una nuova antropologia in grado di ristabilire l’armonia della vita associata.

Propone un ritorno alle origini basato su una nuova pedagogia capace di ristabilire l’uguaglianza tra uomini in quanto cittadini.

È ne Il contratto sociale, trattato filosofico-politico del 1762, che l’autore delinea i margini di un modello di società, in cui l’uomo moderno garantisce la costituzione di uno Stato democratico che assicura la tutela della libertà individuale. Il concetto di libertà è strettamente legato al rapporto tra uomo e natura, in quanto è solo attraverso l’armonia di tale interazione che l’essere umano riacquisisce la consapevolezza della sua essenza, per sé e per l’altro. Al confine tra l’io e l’ambiente vi è la volontà generale, forza motrice dell’agire collettivo.

Dopo le teorie di Rousseau, quasi un secolo dopo, il filosofo Henry David Thoreau mostra nella pratica come sia possibile ristabilire tale rapporto. Tra il 1845 e il 1847 si dedica alla stesura di Walden, la cronaca quotidiana di un ritorno alla semplicità. Infatti il libro fu scritto durante la sua permanenza in una capanna sulle sponde del lago Walden, in Massachusetts. Il suo fu un esperimento con l’obiettivo di ricreare uno stato di riconciliazione tra natura e uomo, artefice così del proprio destino:

“Leggi il tuo destino, vedi ciò che ti sta davanti, e cammina nel futuro”.

L’isolamento lo condusse a sviluppare un’argomentazione più riflessiva, approfondendo idee e concetti divenuti punti di riferimento per generazioni di ecologisti, pacifisti e anticonformisti.

Il testo è una vera e propria dichiarazione d’indipendenza dalla pochezza morale di una società dedita all’accumulazione di ricchezza.

Fattori come l’iperindustrializzazione, gli allevamenti intensivi e l’affollamento nelle città, portano alla vittoria una società improntata sul capitalismo, la quale trascura e dimentica il ruolo dell’essere umano come animale sociale.

Al contrario, il risveglio di una coscienza più umana e meno artificiale, svincolata da attributi culturali démodé, dalla ricerca della bellezza del mondo come forma di appagamento e non come estetismo maniacale, porterà forse ad un miglioramento delle condizioni di vita sul piano della qualità.

Riconsiderando la riflessione sullo “stato di natura” proposte da Rousseau affiancato all’esperienze di Thoreau possiamo ripartire nel ri-considerarci a fronte degli ultimi avvenimenti.

Gli effetti benefici della pandemia sull’ambiente sono frutto di un complesso momento storico, dal quale è necessario imparare a riflettere. La crisi economica del 2008 ha portato ad un aumento del livello di emissioni di CO2 rispetto ai parametri pre-crisi.

Tra le possibili soluzioni da tener d’occhio sono in primo luogo la mobilità sostenibile: attraverso lo smart working ove si avrebbe la possibilità di lavorare da casa, ridurrebbe il traffico su strada, aumenterebbe la mobilità condivisa e l’incentivo sull’acquisto di mezzi sostenibili. In secondo luogo adottando principi di energia circolare, si diminuirebbe l’inquinamento a favore del recupero di materie prime. In terzo luogo le energie rinnovabili abbasserebbero il consumo di combustibili fossili, favorendo fonti come l’energia solare ed eolica.

L’effettiva possibilità di queste soluzioni risiede nella coscienza collettiva, la quale necessita di un nuovo paradigma sociale, con lo scopo di riconsiderare in piena armonia il rapporto tra uomo e natura nella sua totalità.

 

Marika Micoli

In copertina La danza della vita – Matisse

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