203 anni dopo: intervista immaginaria a Jane Austen

Nonostante siano passati 203 anni dalla sua morte, Jane Austen risulta ancora incredibilmente attuale con i suoi romanzi, e ovviamente il più noto e amato, Orgoglio e pregiudizio.

Ma abbandono spazio e tempo e, come Doctor Who con il suo TARDIS, trasporto una delle più grandi scrittrici di tutti i tempi nel ventunesimo secolo, a Napoli per la precisione.

Io, lei, sedute al bar di Piazza del Gesù con due tazzine di caffè, immagino le risposte che potrebbe dare Jane Austen alle mie infinite domande.

Innanzitutto com’è nata l’ispirazione per Orgoglio e pregiudizio?

«L’orgoglio e il pregiudizio sono i valori che dominano qualsiasi società, e io volevo rappresentarli attraverso due personaggi forti: Elizabeth e Darcy. Non sono piatti, anzi, commettono errori, hanno ambizioni e alla fine riescono a migliorarsi l’un l’altro».

Afferma fiera, poco prima di voltarsi stupita verso una ragazza in shorts e continuare a sorseggiare il suo caffè, questa volta con aria tranquilla, rilassata. Forse vede realizzati i suoi desideri, o è solo curiosa di studiare la nostra società?

Rivede se stessa in Elizabeth?

Incontra il mio sguardo con occhi sognanti.

«Non avevo intenti autobiografici, Elizabeth è più un messaggio senza tempo, rappresenta i valori che una donna, a mio avviso, dovrebbe perseguire: nessun matrimonio combinato, l’emancipazione e una relazione basata sull’amore vero».

Per quale motivo, secondo lei, continuiamo a leggere Orgoglio e pregiudizio nel 2020?

Questa volta risponde immediatamente, quasi anticipa la mia domanda, forse se l’aspettava, insomma, se non fosse stato così allora perché portarla fin qui?

«Io non lo so, cara, per quale motivo il mio libro risulti così gradito ancora, dopo più di duecento anni, ma ho un’opinione in merito. Orgoglio e pregiudizio è stato il mio primo romanzo, il più vero. Siamo vittime di una società maschilista da sempre, e questo lo sapevo io nel 1797, ma lo sapete benissimo anche voi nel 2020. Questo libro è la concretizzazione di un’idea, che si ramifica attraverso personaggi, luoghi e ambienti borghesi, un’idea che, una volta messa su carta, diventa immortale.

La mia idea immortale è la parità, il desiderio che una donna non debba mai sentirsi inferiore perché donna, che non debba mai sposarsi perché se non lo facesse sarebbe considerata inutile all’interno della comunità».

Strofina le mani sul vestito colorato, è nervosa.

«Se il mio lavoro viene ancora apprezzato allora vuol dire che non avete ancora raggiunto l’obiettivo, il mio, il nostro obiettivo. Sono immensamente felice, ma anche spaesata. Il 2020 sembrava per me un tempo irraggiungibile, ero solita riporre speranza nel futuro, tutti noi sognatori lo facciamo, ma ora capisco che libri, idee, storie e desideri non sono sufficienti, una lotta è necessaria».

Che dire, se non avete ancora letto Orgoglio e pregiudizio è il momento giusto per farlo, o potreste ritrovarvi a bere un caffè con Jane Austen e non sapere cosa dire.

 

Angela Guardascione

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