Tante storie, un unico sentimento – Scrittura per contagio al tempo di coronavirus

Tra la grande bellezza e la grande incertezza basta davvero poco, con queste parole voglio presentarvi un libro, Scrittura per contagio al tempo di coronavirus, curato da Maria Cristina Grimaldi e Pietro Damiano.

Una raccolta di 76 racconti dove si affrontano le varie esperienze delle persone in tempo di Covid19, un periodo che ha segnato non poco la vita di tutti noi, un periodo dove ci siamo posti mille domande, dandoci un’unica rispost:

siamo esseri senza controllo, capaci di distruggere il nostro pianeta.

Qui con noi abbiamo Maria Cristiana, 27 anni, nata a Scafati, laureata in Filologia Moderna, curatrice del libro e autrice di uno dei racconti presenti in esso.

 

Ciao Maria Cristiana, ti va di parlarci di questo progetto?

«Questo libro è nato sotto il segno di uno strano virus che ha avuto la capacità di rendere schiavo tutto il mondo. Per questo, io e il mio collega Pietro Damiano abbiamo deciso di raccogliere le diverse esperienze provenienti da quante più persone è stato possibile raggiungere attraverso il meccanismo del contagio. Io contagio te e tu contagiavi un altro, gli altri potevano scegliere liberamente di scrivere un breve racconto e inviacelo.

Questo meccanismo unificante che ci ha visti tutti sotto il segno della prigionia forzata, deve essere ricordato e inciso da qualche parte.

Un giorno qualcuno leggendolo capirà intimamente gli stati d’animo di un evento che non sarà così relegato solo ai libri di storia e a uno studio oggettivo dei fatti».

 

Gli stati d’animo, interessante, proprio quello che meno si è pensato in questo periodo. Cosa hai provato leggendo i vari racconti?

«Leggendo i vari racconti mi sono resa conto di quante esperienze possono nascere da un unico evento. Ognuna ha il suo modo di vivere una determinata situazione, c’è chi riflette sul tempo passato, chi sul presente e chi ha paura del futuro. C’è una vasta gamma di emozioni».

 

Come hai fatto a distaccarti senza farti coinvolgere emotivamente visto già lo stress e la paura che ci circonda?

«In realtà, credo che leggere queste storie aiuti a capire che si è trattato di un isolamento comune e quindi che non si è soli con i propri pensieri, per una volta ci si trova tutti uniti e con gli stessi problemi che quindi vengono condivisi e affrontati. Anzi, a dirti il vero questi racconti mi hanno fortificata».

 

Capisco quello che vuoi dire, tutti uniti di fronte al problema, in modo tale da sentirci meno soli e più forti, speriamo che questo spirito di condivisione non passi troppo in fretta e che da questa brutta situazione impareremo qualcosa di buono.

Pensieri per il futuro prossimo, ne usciremo vittoriosi? Tornerà tutto come prima della pandemia o questa situazione ci ha cambiati emotivamente, modificando in modo radicale le nostre abitudini di vita?

«Secondo il mio punto di vista niente è mai come prima, ogni minimo cambiamento compromette una presunta stabilità. Quindi questo enorme che c’è stato e che continua a farci vivere nell’incertezza provoca ogni secondo mutamenti che probabilmente non riusciremo a riconvertire.

Come sempre bisogna abituarsi e adattarsi al nuovo sistema di cose. Ed è sempre colpa dell’uomo».

 

Va bene Maria Cristina, prima di salutarci vuoi dire qualcosa ai nostri lettori?

«Spero che tutti possano riprendere in mano la propria vita, magari senza guanti, e auguro all’uomo di ritrovare un nuovo senso civico e il rispetto per la natura e i suoi equilibri. Da ciò dipende anche la sua serenità. Spero che questa vicenda faccia comprendere maggiormente la nostra precaria situazione e i giochi di potere che spesso offuscano le menti. Auguro a tutti una mente limpida come il cielo che abbiamo ammirato durante la quarantena».

 

Serena Tizzano

Vedi anche: La mia seconda vita

 

 

 

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