Il Settimo senso di Nadia Baldi e Ruggero Cappuccio al NTF2020

Il concetto di power couple non ha un vero equivalente nel mondo dello spettacolo italiano. Niente di così efficace a veicolarne l’idea originale, almeno.

Ma se potessimo parlare di power couple della sfera teatrale italiana sicuramente useremmo come esempio il duo professionale formato dallo sceneggiatore, autore, regista e attore Ruggero Cappuccio e l’altrettanto poliedrica e versatile Nadia Baldi.

Non è Napoli Teatro Festival senza uno spettacolo che misceli e combini le loro doti, così perfettamente misurate, così compatibili nelle loro cifre diverse. La diversità e la similitudine si alternano per creare un equilibrio poetico e funzionale, forse il vero motivo dietro il successo di questo sodalizio che sfida il passare del tempo.

Lo spettacolo “Settimo senso” mette in scena la chimica fra i due artisti nel Cortile della Reggia di Capodimonte, per il pubblico del NTF2020.

Il testo, frutto della sempre viva curiosità di Ruggero Cappuccio per le possibilità della lingua e della narrazione, si spinge ad immaginare e a far parlare personaggi presi da anfratti, universi, mondi lontani e vicini, chiusi in cassetti, o perduti in un altro tempo. La mente analitica e vasta, che dice l’essenziale ma anche tutto ciò che lo circonda, si fa voce del personaggio – unico e principale – della pornodiva Moana Pozzi.

Nadia Baldi, la regista sensibile al testo e alla sua trasposizione scenica, alla sua estetica uditiva e visiva, crea un ambiente scolpito da luci, rossi rutilanti e neri pesti, dai quali emerge la sua Moana Pozzi, la sua protagonista vermiglia e bionda.

La Moana Pozzi di Nadia Baldi è interpretata da Euridice Axen, precisa ed impeccabile, pienamente calata in un dialogo con il suo intervistatore, il giornalista che potrebbe aver svelato il mistero della sua – forse presunta? – morte.
Il personaggio del giornalista esiste solo attraverso di lei, sappiamo della sua esistenza solo grazie allo show della bellissima donna bionda vestita di rosso, mentre danza tra gli oggetti di scena, una danza cangiante che da ballo lento diventa tango, disco dance, rock, psichedelica, sensuale.
La Axen danza recitando, avvolgendo le osservazioni provocatorie, ironiche, gravissime sulla modernità, sul vero porno – un voyeurismo che non conosce limiti – di una femminilità aggressiva e delicata.
Non è tanto più importante, a quel punto, decifrare la storia raccontata, non quanto cogliere la profondità del dolore universale che attraversa lo spirito in scena.

È davvero Moana Pozzi, questa donna sotto i nostri occhi?
È viva o è uno spettro tormentato che continua ad infestare una stanza di hotel, forse incapace di smettere di guardare e giudicare le vicissitudini del mondo? Una Moana ancora legata a quel corpo sacrificale, consacrato alla sessualità dell’Italia intera.

Non lo sapremo mai, il mistero della sospensione, teso verso l’apertura, vuole restituirci l’incompletezza e l’ineffabilità della serie di avvenimenti che si dipanano davanti ai nostri occhi stupiti, irretiti da musiche e luci, colori e movimenti.

Spirito del secolo, fantasma del porno, diva in fuga, Pizia della modernità, Moana/Axen rapisce, essendo tutto insieme, si manifesta e scompare, esistendo fugacemente e concretamente.

Lo spettacolo debutta stasera, aprendoci all’avventura del Napoli Teatro Festival, un miracolo che mai credevamo potesse accadere così presto.

Vi auguro una buona visione.

Sveva Di Palma

Foto di Enrico Borrometi

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