Meister Icaro, le ali di cera del nuovo volo degli Hands

Meister Icaro è il nuovo brano degli Hands e stavolta li rincontriamo al fiorire compassato di una nuova state, lenta ed esotica come un vento di libeccio nella notte in un deserto dei tartari.

Torna il duo, composto da Francesco Sorrentini (Frangos) e Fiorenza Vigilante (Ya Yo), un progetto che avevamo già definito di tessitura in doppia anima.

Ma se le anime vocali sono duplici, la tessitura delle anime sonore degli Hands sono molteplici.

Se circa un anno fa li avevamo conosciuti in occasione del loro brano d’esordio, “Senza te”, nel mezzo c’era stata “Viola”, tocca adesso al brano “Meister Icaro”.

Un viaggio iniziato con la firma autoriale del duo sulla raffinatezza di scrittura abbinata ai synth pop dalle nostalgiche venature brit anni ’80, passando per una sperimentazione più urban, dal trend che li avvicina alla trap e al mondo hip hop e della black music.
Adesso si riparte, scendendo in pista con un nuovo giro di swing (riferimento non casuale, ma ispirato al visualizer che accompagna il brano online).

Una nuova canzone che accarezza la raffinatezza compositiva, dal punto di vista della produzione – dove troviamo distese di archi, up tempo cadenzati, pregiati echi di un mondo elettronico – che li rende probabilmente, tra le nuove leve, i maggiori esponenti del trip pop in Italia.
Il pezzo spicca il volo in un viaggio isolato, nel ventre intimo del proprio ego, nell’interrogazione per mezzo di un flusso di coscienza del “proprio Icaro”, da loro stessi definito quel concetto stesso che ci rende vittima e carnefici delle nostre esperienze.

Una composizione narrativa che va, forse, legandosi indissolubilmente con la frammentarietà disorientante della contemporaneità storica.
Un periodo fatto di clausure, distanziamenti sociali, incertezze. Un periodo in cui forse si sente quasi implodere dentro il proprio Icaro che deve invece interfacciarsi e rendersi conforme alle dittature del proprio tempo. Proprio da questo decidiamo di far partire la nostra chiacchierata con gli Hands.

Quando ci siamo incontrati la prima volta mi ha colpito la risposta in merito a questo processo creativo libero, fatto di brainstorming in cui si miscelavano personalità e sperimentazione sonora, un vero flusso di coscienza musicale.

Come è mutato questo processo in un periodo di distanziamento forzato?

Come ha inciso sul vostro brano? Quanto un distaccamento corporeo e un lavoro individuale hanno poi, secondo voi, inciso in generale sul mondo creativo e musicale?

Ya Yo: “Con la quarantena i tempi si sono dilatati moltissimo: videochiamate, messaggi interminabili. Il lavoro è stato sicuramente individuale, ma portato avanti con la consapevolezza dei gusti e delle richieste dell’altro. Siamo stati così in sintonia su alcune scelte stilistiche e concettuali che ci scambiavamo, inconsapevolmente, gli stessi riferimenti, ci scrivevamo messaggi simultaneamente con le stesse idee o proposte.

È emerso quindi il lato positivo: abbiamo capito che in futuro potremo tranquillamente operare da luoghi diversi ed essere comunque in sintonia.
Nonostante la lontananza c’è stato un lavoro di squadra tra gli HANDS, il fonico e il grafico, ancora più attenti e minuziosi e per noi, incredibilmente, soddisfacente.

Su Meister Icaro e soprattutto su altri brani inediti, questa pausa da tutto ha inciso positivamente, ma gli scenari potevano essere vari e differenti. Un clima di isolamento dovrebbe farti concentrare sulla tua “voce interiore”, l’unica che ti sembra di sentire in quel momento, ma questo solipsismo può essere una trappola, con il rischio di restare incastrati in un loop di insoddisfazione e insofferenza: è successo anche a noi in alcuni momenti.
Fondamentale l’indagine attraverso l’immaginazione, l’empatia, un appiglio al di fuori di sé, un’altra voce da fare propria, la curiosità che ovviamente non poteva diventare esperienza ma fungeva comunque da carburante.”

 

Proseguendo il discorso direi che forse anche Meister Icaro può definirsi un brano che nel suo core narrativo smette i panni del dramma sentimentale o emotivo per raccontare una nuova esigenza. Qualcosa che muove da dentro, una necessità che viene rinchiusa e compressa nel proprio ventre. Qualcosa legato alle restrizioni del nostro tempo o un concetto più ampio, legato alle ambizioni disattese di un’intera generazione?

Frangos: “Spesso il dramma sentimentale, emotivo, è “sintomo” di una nuova esigenza che si associa alla visione di sé che all’altro non si riesce a restituire.

Non si escludono.

Penso però che più di voler cantare di mero arrivismo sociale, cantiamo di una consapevolezza da cui non possiamo uscire: quella umanità curiosa, furba, prevaricatrice, a volte soltanto indice di paura, di cui poi tutti noi ci lamentiamo. Homo homini lupus, diciamo.
La necessità è quella di superarsi, ma la realtà è questo volo continuo verso un superamento che non avviene, e che forse determina proprio così, in questo volo, la nostra purezza, la nostra verità-tendenza da uomini. Insomma: che sarà di noi se non siamo Icaro?”

Meister Icaro prosegue un percorso, dopo “Senza te” e “Viola”, di forte raffinatezza compositiva che vi rende coerenti e riconoscibili. Si muove però il flow di produzione che accompagna i brani, si passa da un synth pop da alta rotazione, a una base quasi di black music molto R&B fino a questa sorta di minimalismo elettronico ma capace di strizzare anche l’occhio alla trap.

Come è evoluto il percorso sonoro del progetto e come convoglierà verso l’idea di un prodotto finale (un album, un EP)?

Ya Yo: “Meister era nata come un beat lo-fi e giocoso poi, scritto il cantato, il ritornello richiamava una spinta che il lo-fi non riusciva a dare. Ho pensato:”questo beat deve diventare più divertente, spensierato”. L’ho immaginato come una molla ed è venuta fuori la scia trap, trap unita a un loop di violini che riprende le melodie del cantautorato italiano anni ‘60. Nelle produzioni dell’EP abbiamo raccolto le influenze di tutti i generi che amiamo: alcuni brani sono stati completamente rivisti e cambiati in una notte, seguendo un’intuizione e nient’altro, altri hanno seguito un processo più lungo ma tutto spontaneamente rispecchia ciò che musicalmente siamo e vogliamo essere. Inserire il giusto suono, il giusto effetto è importante come scrivere le giuste parole, quindi l’autoproduzione caratterizzerà tutto il nostro primo lavoro.

Aspettiamo soltanto che esca tutto quanto prima!”

 

Ovviamente mi complimento con il visualizer di Lorenzo Locatelli, trend di grande evocazione visiva e vicina anche ad una certa scena urban (da Lil Peep a Billie Eilish fino ovviamente al caso Tha Supreme).

Come viene lo spunto?

E ovviamente raccontateci di più rispetto alla citazione dello swing di Pulp Fiction.

Frangos: “Lo spunto è venuto dalla visione di Pulp Fiction fatta vergognosamente, per la prima volta nella vita di tutti e due, durante questa pandemia. Ad entrambi è risuonato il fatto che tutti, ma proprio tutti i personaggi vivono una guerriglia interna fra percezione della propria persona, di come ci si idealizza, e del proprio personaggio, esterno. Quella tensione a cui accennavo poco fa. Immaginarci come ballerini disinteressati, che non prendono troppo sul serio i propri passi, ma poi al centro di una gara di twist… Ci piace questa ascensione lenta e infiammata, e la nostra conseguente caduta fra i due estremi del nostro volo: il verde mare, e il rosso fuoco, del Sole. Ma non diciamo troppo, vi lasciamo alla visione, allo scorgere i nostri dettagli!”

Per chi ancora non vi conoscesse parlateci del progetto in “doppia anima” degli HANDS e quali sono le direzioni intraprese dal progetto anche in vista di progetti futuri?

HANDS: “Allora diciamo in primis un grasso “Ciao!” a tutti i lettori de La Testata. Siamo Frangos e Ya Yo, Ya Yo e Frangos, due facce della stessa medaglia che da anni scrivono e suonano delle loro vite un po’ incoerenti, un po’ pesanti e a volte un po’ troppo leggere. Abbiamo fatto uscire i primi tre singoli di un EP in gestazione da tempo, che questa estate vedrà finalmente la luce.

Speriamo che vi piacciano le nostre canzoni, che ci ritroviate del vostro, del sincero, del simile: ci piace dare voci alle nostre emozioni così, e speriamo possa arrivare anche a voi. Un abbraccio a te Claudio!”

Claudio Palumbo

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