Mentre la pandemia sbiadisce, le acque del Sarno tornano inquinate

Il lockdown era servito alla natura a rimpossessarsi dei suoi spazi, ma appena tutto è finito, l’uomo è tornato ad imporsi a scapito, ancora una volta, dell’ambiente e della salute.

Le associazioni ambientaliste non ci stanno e scendono in piazza in difesa del fiume Sarno.

Sono già quattro i flash mob “Uniti per il Sarno” realizzati per difendere il fiume dagli sversamenti illeciti che non accennano a fermarsi, continuando a provocare gravi danni al territorio. Danni che, ovviamente, dall’ambiente si riversano sull’uomo.

Il Sarno ha una estensione complessiva di 438 km². Nasce alle pendici del monte Sarno a circa trenta metri dal livello del mare. Da est verso ovest, si apre dai monti Picentini (nel comune di Solofra) fino al golfo di Napoli (nei distretti della città metropolitana di Napoli, di Castellammare di Stabia frazione Ponte Persica e Torre Annunziata frazione Rovigliano), mentre da sud verso nord attraversa i monti Lattari fino a raggiungere i monti di Sarno, toccando le province di Salerno, Napoli e Avellino.

Ahimè, però, non è noto solo per la sua estensione, ma anche per essere tra i fiumi più inquinati d’Europa. Durante il lockdown, il Sarno ci ha abituati a delle acque limpide che non vedevamo da anni: da un’analisi effettuata dall’Agenzia regionale protezione ambientale Campania (ARPAC) è emersa una riduzione di alcuni inquinanti.

Lo scorso aprile l’ARPAC ha effettuato dei prelievi e, confrontando i risultati con quelli ottenuti nello stesso periodo nei tre anni precedenti, ha rilevato che le concentrazioni di cromo totale risultavano calate in alcuni punti del Sarno e dei suoi affluenti. In particolare, si sono registrati valori decisamente inferiori in cinque stazioni di monitoraggio (due lungo il basso corso del Sarno, una lungo il Torrente Cavaiola, una lungo il Torrente Solofrana e una lungo l’Alveo Comune).

Relativamente ad altri parametri non si sono evidenziate significative diminuzioni. “L’indice LIMeco, che dipende anche dall’inquinamento proveniente dai reflui civili, non riporta grossi miglioramenti, ed anzi, le concentrazioni di Escherichia coli sono aumentate in alcuni punti, forse a causa del maggiore apporto delle acque di scarico delle abitazioni”.

In sostanza, i vari inquinanti hanno reagito in modo diverso alle misure di contenimento previste per prevenire il diffondersi del Coronavirus, ma i risultati hanno confermato una forte connessione tra attività umane e ambiente.

Ed infatti, appena è scattata la fase 2 e la conseguente riapertura delle aziende, si è registrato un aumento degli sversamenti e dei rifiuti nelle acque del fiume.

In risposta a questo stato di cose, nel rispetto delle norme sul distanziamento sociale, l’associazione Aquamunda ha realizzato nelle settimane scorse 4 manifestazioni: a Nocera Inferiore, Torre Annunziata e Castellammare di Stabia, gli attivisti sono scesi in piazza con il chiaro intento di “richiamare tutti, – si legge sulla pagina Facebook dell’associazione – dagli enti ai privati, dai sindaci agli enti gestori, sotto la guida della regione Campania, nella figura del suo Presidente a trovare soluzioni per la risoluzione del problema per tutelare l’ambiente, la salute di tutti i cittadini Campani e riportare il fiume alla sua originaria bellezza”.

 

Sarno

 

A scendere in campo non ci sono solo attivisti e cittadini, ma anche istituzioni: è del maggio scorso la segnalazione del Consigliere Regionale Borrelli e del comitato “La fine della vergogna” che ha portato all’intervento di Carabinieri e Arpac.

Se già da anni si ipotizzava un inquinamento dovuto a scarichi illegali, il lockdown ha confermato questa teoria. Ora non c’è più tempo.

Ad oggi sono 41 le associazioni che hanno scelto di unirsi e fare fronte comune, proponendo il progetto Sarno 2020. “Abbiamo deciso di creare un unico progetto comune sotto il quale manifestare il nostro dissenso contro l’immobilismo e il silenzio istituzionali che da troppi anni mietono vittime innocenti. Sarno 2020 – si legge in una nota – però non sarà solo protesta, sarà collaborazione attiva con un manifesto programmatico che presenterà alla Regione, ai Comuni, al Ministero dell’Ambiente e a tutti gli enti di controllo e amministrazione del fiume questo manifesto che contiene proposte concrete, molte delle quali facilmente attuabili da domani”.

 

Rosaria Vincelli

Foto di Carmine Orlando

 

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