Pedofilia, lingua russa ed altre cose che non capite

La pedofilia è catalogata tra le parafilie come un disturbo della sfera sessuale che ha come oggetto d’interesse bambini o neonati.

Ebbene, Tik Tok come ultima frontiera innovativa dei social si è riempita di video ed interventi per contrastare questo fenomeno.

Ha iniziato a spopolare un contenuto musicale, la voce di una bambina di nome Loli che si sente avvicinare da uno sconosciuto adulto mentre gioca in un recinto di sabbia.

Lo sconosciuto ha una voce persuasiva, a tratti affannata forse a causa dell’eccitazione che gli suscita la bambina, le chiede di andare in braccio a lui, le offre delle caramelle.

Cosa ci ricorda? Il subdolo tentativo di adescare bambini da portare via, la classica raccomandazione delle nostre mamme “non accettare caramelle dagli sconosciuti” che per anni abbiamo canzonato.

Ad un certo punto la scena si ribalta, Loli dice al suo aguzzino che il papà è il capo della polizia e che lo aspetta una perquisizione (o una punizione, in base alle varie traduzioni che hanno elaborato di questo format) e con aria di sfida gli chiede se vuole una caramella.

La nobiltà del messaggio è chiara, forte. Si tratta di un grosso NO urlato nelle forme più disparate verso la violenza non solo fisica, ma soprattutto verso i danni psicologici che la pedofilia può lasciare.

Eppure qualcosa è stato travisato, interpretato male.

Schiere di Tik Tok riguardanti questo video ci mostrano ragazzine e ragazze che in abiti succinti e con ammiccamenti interpretano la vittima.
Come se la bambina, che nel video dice di avere 8 anni, si sentisse quasi sedotta dall’idea di essere oggetto d’interesse di un adulto.
Smorfie, trucchi pesanti da cartone animato, pose del viso e delle labbra quanto mai allusive e fuori luogo, grossi codini che vengono lasciati cadere spettinati sul viso o grossi pupazzi da abbracciare lontano dall’obiettivo per mostrare gli shorts più corti di una culotte.

Questa è stata buona parte delle tecniche adottate per prendere parte a questo trend.

D’altra parte neanche la controparte maschile ha fatto attendere la propria risposta, ragazzi a dorso nudo che interpretano un pedofilo pronto ad attaccare la sua preda, probabilmente dopo aver riempito di acido ialuronico le proprie labbra da esporre in competizione contro le avversarie del sesso opposto.

Quando si intende mandare un messaggio, farsi portavoce della necessità di stare in guardia, non è quasi mai importante cosa si indossa.
La sensibilizzazione dovrebbe destare attenzione per ciò che ha da dire e in nessun caso il proprio aspetto o il proprio abbigliamento devono compromettere la validità di quanto si voglia trasmettere.

Eppure, una vittima di abusi in cosa dovrebbe sentirsi rappresentata?
Da ammiccamenti, glitter e sculettamenti rivolti ad un fruitore passivo?
Come dovrebbe sentirsi una Loli della vita reale a vedersi stereotipata come una Bratz che prova piacere nel farsi desiderare in un modo così patologico?

 

Alessandra De Paola

Vedi anche: Il Servizio Civile Universale ai tempi del Coronavirus

Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi