George Orwell: lo scrittore visionario che aveva previsto la deriva del mondo moderno

Difficile non cogliere l’attualità delle opere di George Orwell e delle sue riflessioni su temi come corruzione, totalitarismo o sulle contraddizioni della società occidentale e il fallimento della meritocrazia.

Nato in India il 25 giugno 1903 Orwell, pseudonimo di Eric Arthur Blair, era figlio di un funzionario coloniale e sin da adolescente entrò in contatto con le profonde ingiustizie dell’amministrazione britannica, lavorando per diversi anni come agente nella polizia imperiale in Birmania.

Scandalizzato dal trattamento subito dai prigionieri e dalle punizioni corporali, tornò in Europa nel 1928.

Furono anni difficili. Il 29 ottobre 1929 Wall Street e l’economia mondiale affondarono sotto i colpi della Grande Depressione. Sconvolta da una crisi economica senza precedenti, la gente doveva accontentarsi di lavori precari, salari sotto il minimo sindacale e una incertezza esistenziale di fondo.

Figlio di quegli anni incerti, Fiorirà l’aspidistra fu pubblicato nel 1936. Il romanzo contiene numerosi riferimenti autobiografici: un aspirante scrittore che vive in modo tormentato il suo rapporto con il denaro e con l’etica del profitto.

L’esperienza rivoluzionaria al fianco dei repubblicani nella guerra civile spagnola, un anno più tardi, lo mise in contatto con quella parte della popolazione povera e senza speranza, rafforzando le sue idee socialiste e la sua avversione allo stalinismo.

«Tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri».

La fattoria degli animali è la chiave per leggere i regimi totalitari e spiegare i meccanismi che possono corrompere gli ideali rivoluzionari, seppur mossi dalla volontà di creare società più giuste ed egualitarie.

 

La rivoluzione degli animali è stata tradita perché la maggior parte di loro non ha conservato la memoria dei vecchi principi e chi l’aveva ha scelto di non mettere al servizio della comunità la sua istruzione e le sue conoscenze.

Un riferimento neanche troppo velato a quella schiera di intellettuali colpevoli, nel corso della storia, di non essersi schierati contro le dittature.

Ma è 1984 il più grande lascito dello scrittore. Con questo romanzo, infatti, lo scrittore inglese ha oltrepassato i confini del genere distopico creando qualcosa di incredibilmente profondo.

«Chi controlla il passato, controlla il futuro: chi controlla il presente, controlla il passato».

1984 ha influenzato enormemente la cultura contemporanea, mostrando gli orrori che può generare una società che mira all’annientamento delle individualità.

Ma quello che Orwell ha indirettamente lasciato a tutti noi è molto di più. Ci ha insegnato che il confine tra distopia e realtà è un filo davvero sottile.

 

Simone Passaro

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