Roberta Guzzardi: un disegno per farti sentire

Spulciando tra le pagine instagram, tra video in cui qualcuno rompe una mattonella e poi la riattacca con un uovo e foto di bellissimi panini strabordanti, c’è un profilo molto interessante.

Lo trovi come rob_art_illustrazioni, e dietro quel nome c’è Roberta Guzzardi, psicologa, psicoterapeuta e illustratrice, grazie alla quale potresti rivedere ciò che stai provando in questo momento rappresentato in un disegno.

Non avete capito?

Vi raccontiamo qualcosa di più insieme.

 

“Svolgo entrambe le mie professioni come libera professionista.

Ultimamente sto unendo le mie due passioni attraverso strisce illustrate che raccontano lo svolgimento di alcuni processi interiori, emotivi che tutti viviamo.

Amo il mio lavoro, in entrambe le forme in cui si sviluppa, perché, pur essendo due professioni apparentemente diverse, rispondo ad una stessa chiamata: mettere in luce ciò che di profondo vive nell’essere umano, per dargli un nome, smettere di demonizzarlo, e grazie a questo processo, favorirne l’evoluzione, il cambiamento, il miglioramento”

Ti capita certamente di provare delle cose, di non capire da che derivino, ti capita sicuramente di non riuscire a dare un nome a queste “cose” e di lasciarle lì, sotterrate da un mare di tempo.

Ma quelle non se ne vanno, mettono radici e, piano piano, germogliano.

Roberta rende questo concetto concreto, lo reifica in tanti piccoli scorci di, appunto, “cose”.

“Non c’è stato nessun momento preciso in cui è nata questa idea.

Nella mia vita ho sempre disegnato.

Pian piano ho iniziato a disegnare per sfogarmi e attivare un processo catartico che fosse utile alla mia elaborazione personale di emozioni che ancora avevo dentro ma che non riuscivo a gestire bene. Nel tempo questi disegni hanno preso una forma sempre più chiara, è nato il Mostro, che è passato dall’essere una presenza disturbante ad una guida, una specie di angelo custode.

Tutto questo è stata la semplice conseguenza della strada che nel tempo ho intrapreso per venire a capo di parti di me scomode o incomprensibili, non ho deciso niente a tavolino, nulla di calcolato. Semplicemente ho imparato a fare amicizia con le mie ombre, a smettere di censurarle o giudicarle, e i miei disegni hanno seguito questo flusso di cose, infatti ciò che disegno cambia nel tempo.

Mi segue.

Si evolve con me.

Sia nello stile grafico che nei contenuti. Non ho preferenze specifiche. Certo, a volte può venir

e fuori una striscia, una vignetta o un concetto che mi piace particolarmente, ma fare preferenze sarebbe come scegliere un figlio rispetto ad un altro.

Ogni mio lavoro racconta una parte di me”.

 

Ma queste vignette, sono o non sono, per Roberta, un novello strumento per la terapia?

 

“L’approccio terapeutico che seguo è rimasto immutato nel tempo (mi occupo di terapia breve strategica), e nello stesso tempo è mutato.

Le tecniche utilizzate, le prescrizioni che offro ai miei pazienti e le strategie messe in atto per sbloccare certe problematiche sono quelle che ho acquisito nella mia formazione e che a livello scientifico trovano un riscontro di efficacia ed efficienza terapeutica. Ciò che cambia nel tempo sono io, quindi la mia visione dei miei pazienti, gli zoom che riesco a fare riguardo il funzionamento dei loro problemi e quindi, le strade di risoluzione che possono essere adottate.

Al momento non uso le vignette durante le terapie, semmai possono essere spunti di riflessione ai quali i miei pazienti possono accedere a prescindere”

“Le mie opere non sono un diario personale.
Sono il mio diario personale rispetto a quelli che sono i miei problemi e le mie esperienze. Diventano però generalizzabili e fruibili da chi vive cose simili e si trova ad affrontare emozioni simili, ed offrono, forse, un spunto di riflessione in più rispetto ad una semplice descrizione dei fatti, proprio perché, essendo una terapeuta, per me è impossibile affrontare un mio problema senza tenere conto di ciò che conosco della psicologia, delle emozioni e del funzionamento delle nostre dinamiche interne”.

Quindi, spulciando nei meandri di instragram, da oggi, tra un video di gattini e l’altro fateci caso: magari in quel disegno ci siete voi visti con gli occhi di un altro.

 

 

Benedetta De Nicola

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