Cruelty free: Dalila Dell’Amura e le battaglie giuste

Esistono un milione di battaglie da combattere.

Non è facile né psicologicamente semplice rimanere al passo con tutte le lotte in cui incappiamo.

Certo, non lo è.

Però, forse, certi giorni ci serve prenderci del tempo per riflettere, fermarci e ricordarci che per ogni battaglia a cui partecipiamo, il mondo migliora, anche se solo di un pochino.

E chi non vuole vivere in un mondo migliore?

Tra le tante scommesse contro la crudeltà che dobbiamo affrontare, sia per etica personale che per esempio verso la collettività, c’è quella in il protagonista è l’argomento cruelty free.

“Mi chiamo Dalila Dell’Amura e sono una blogger italiana che si occupa principalmente di cosmesi.
Da circa 3 anni gestisco il mio profilo Instagram @xlipsaddictedx e approfondisco il tema del cruelty free”.
Dalila non è una “solita” make-up artist. Con tutto il rispetto per chi lavora nel settore, secondo me, Dalila fa qualcosa in più: perora una causa.
Si presenta come una che approfondisce il tema cruelty free, ma in realtà lotta e si schiera, adducento SEMPRE motivazioni e spiegazioni validissime quando sconsiglia l’utilizzo di un prodotto che non sia cruelty free.
Ma che cos’è il cruelty free? Perché ne stiamo parlando e perché, se in Europa è proibito testare sugli animali, ci ritroviamo prodotti e marchi che lo fanno egualmente?
“Dall’11 marzo 2013, in Europa è entrato in vigore il divieto totale per i test su animali degli ingredienti realizzati per i prodotti cosmetici.
Essere cruelty free prevede come è ovvio NON TESTARE SUGLI ANIMALI, ma ciò non basta.
Lo standard per certificazione cruelty free prevede dei punti:
  • – non effettuare (direttamente o commissionandoli a terzi) test su animali
  • – monitorare i propri fornitori e produttori perché si attengano all’impegno di non testare su animali le materie prime cosmetiche dopo la data fissata nella sottoscrizione allo standard
Si può dire quindi che ciò che viene esclusivamente prodotto e distribuito in Europa sia sicuro dal punto di vista del cruelty free. 
L’Europa tuttavia non vieta l’esportazione di tali prodotti in Cina, di qui le differenze fra brand cruelty free e non.
I prodotti cosmetici esportati in Cina ai fini commerciali possono essere testati sugli animali.
Nel 2019 i test ordinari sui cosmetici in Cina sono stati vietati.
Questo però, anche se è un netto miglioramento rispetto alla condizione precedente, purtroppo non garantisce un totale annullamento dei suddetti test.
Per qualsivoglia motivo (lamentele di un cliente, dubbi sugli effetti di un prodotto etc..) ancora oggi le autorità cinesi possono prelevare i prodotti dalla vendita nei negozi ed effettuare dei test su di essi.
Sebbene i test non siano più ordinari si continua a considerare i brand distribuiti nei negozi in Cina, Hong Kong esclusa perché ha leggi diverse, come non cruelty free.
Ciò porta quei brand europei che di base sarebbero cruelty free a rientrare automaticamente nella lista non cruelty.
Un brand cruelty free in sostanza non può vendere i propri prodotti in Cina, l’etica deve superare il bisogno di guadagno, la Cina rappresenta infatti il più grande mercato cosmetico: circa il 20% del mercato globale.
Un ulteriore chiarimento va però fatto sui prodotti provenienti dalla Cina che non sono necessariamente testati sugli animali.
La autorità cinesi prelevano dal commercio solo prodotti presenti in negozi fisici, quindi se i cosmetici sono prodotti per essere esportati in Europa oppure per essere venduti esclusivamente online, i test non vengono effettuati”.
Ora che abbiamo fatto un po’ di chiarezza, spieghiamo perché in un caso come questo è assolutamente necessario scegliere il cruelty free e quali sono le tipiche scuse di chi non lo fa, pur apprendendone l’atrocità.
“Molte persone non scelgono di acquistare cruelty free semplicemente per pura disinformazione.
Questo tema non è molto discusso ed è noto a pochi essendo anche scomodo per grandi brand.
Altre persone pur sapendo la verità credono che cruelty free significhi non testato e quindi potenzialmente dannoso.
Questo è assolutamente sbagliato poiché dal 2013 in poi non vengono utilizzati nuovi ingredienti per i cosmetici.
Gli ingredienti sono già stati ampiamente testati in passato e quindi ciò li rende sicuri.
Inoltre non si sta parlando più di test per garantire la sicurezza di un prodotto in fase di produzione, ma di test che vengono effettuati al giorno d’oggi in Mainland e sono effettuati su prodotti finiti e già in commercio.
Tempo addietro i test sugli animali erano l’unico metodo valido per definire la sicurezza e la validità di un prodotto.
Oggi la biotecnologia ha fatto progressi ed è possibile effettuare i test in vitro con la stessa efficacia”.
Ci dai la tua lista cruelty free e se ti va dicci quali sono, per categoria, i marchi migliori qualità prezzo?
“Per avere un quadro generale dei brand sia italiani che stranieri che possono definirsi cruelty free potete dare un’occhiata alla mia lista che mi impegno a tenere sempre aggiornata:
In generale tra i brand cruelty free che ritengo più validi per qualità prezzo mi sento di potervi consigliare, per quanto riguarda la skincare e la cura dei capelli, Omia, Bottega Verde, Ayumi Naturals, I Provenzali, Lush e 7th Heaven.
Per il makeup Mesauda, Makeup Revolution, Astra, Bellaoggi, Flormar e Nabla”.
Infine, come si riconosce un marchio cruelty free?
“Innanzitutto si può consultare la mia lista e vedere se il brand è presente tra quelli classificati cruelty free, si possono fare ulteriori ricerche inserendo “nome del brand + cruelty free” assicurandosi che il prodotto lo sia effettivamente tramite i risultati trovati.
Infine è presente sia per iOS che per Android un app chiamata “Cruelty Cutter” con la quale scannerizzando il barcode di un prodotto potete scoprire se è cruelty free o meno”.
 
Ora che, ora che sapete anche che gli animali vengono torturati in modi indicibili per i nostri cosmetici e ora che sapete che le alternative esistono e sono validissime, anzi, spesso risultano migliori delle scelte che facevamo precedentemente, direi che è ora di prendere posizione: non finanziamo la tortura, scegliamo sempre cruelty free.
Benedetta De Nicola
Disegno di Simone Paesano

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