Pornologia: perché il porno piace così tanto?

Perché il porno piace così tanto?

Domanda banale, certo, eppure la risposta lo è meno di quanto vi aspettereste.

Un’industria millenaria come quella della pornografia, in tutte le sue forme, non può basarsi su una mera questione di “intrattenimento serale”.

Quello che dovremmo chiederci, piuttosto, è: cosa fa il porno al nostro cervello?

Che ci crediate o meno, la pornografia è esattamente come il mestiere più antico del mondo: è sempre esistita. O, quantomeno, possiamo dire con certezza che esiste dal momento in cui l’uomo ha cominciato a testimoniarsi, raccontando la sua vita, le sue abitudini e i suoi desideri con ogni mezzo a sua disposizione, dalle incisioni rupestri alle prime pergamene.

Passano i secoli, il mondo cambia, ma l’uomo conserva pur sempre la sua natura, con le sue pulsioni, in tutta la sua animalità. E laddove il progresso della civiltà ha imposto un modello di decoro, rispettabilità e, soprattutto, di pudore, il mondo del porno ha continuato a seguire una sua strada parallela, rappresentando, da quando se ne ha conoscenza, un’oasi lontana da inibizioni per istinti primitivi difficili da tenere a bada.

Di pari passo con l’uomo, procede nella sua evoluzione la cultura, e così abbiamo potuto assistere ad un – a mio avviso troppo – lento sdoganamento dell’industria del sesso, che, tuttavia, continua ad essere vissuta dai più come un tabù duro a morire, nonostante sia sotto i nostri occhi tutti i giorni, anche in via subliminale. Insomma, la strada da percorrere è ancora lunga e tortuosa, ma i social sono nostri amici in questo.

Le stesse tortuosità morali, ma anche tecniche, se si considera che ogni innovazione è figlia del suo tempo, sono state percorse dall’universo porno. L’abbiamo trovato negli angoli bui delle edicole, in videocassette nascoste sotto al letto e, infine, l’abbiamo visto piantare le radici nel terreno più fertile che potesse trovare: internet!

I siti pornografici sono tra i più cliccati in assoluto del web, il che ci fa sorridere ma anche riflettere nel momento in cui realizziamo che letteralmente chiunque, dai nostri innocenti fratellini agli intoccabili, sacri nonni, potrebbe averci accesso in qualsiasi momento. Leggenda narra che il “vietato ai minori di 18 anni” non sia mai esistito realmente, un po’ come l’allunaggio per i terrapiattisti.

Questo bombardamento mediatico-sociale dell’industria del porno rende quasi impossibile non far nascere in ognuno di noi anche un solo briciolo di curiosità. In fondo, il mondo si divide in due sole categorie di persone: chi ammette di aver visto almeno una volta nella sua vita un porno e chi mente.

Per quanto di socialmente e culturalmente rilevante possa esserci nel concetto di porno, innegabile è che l’esigenza di farvi ricorso sia di natura estremamente fisica.
Ma mente e corpo rappresentano un’unità inscindibile, per cui tutto ciò che è fisico è anche mentale, e tutto ciò che è mentale è inevitabilmente anche fisico.

Anche la scintilla che alla visione di immagini pornografiche provoca l’eccitamento è di natura cerebrale. Qual è il meccanismo che fa sì che il porno piaccia così tanto?

A risponderci è uno studio dell’Université de Picardie Jules Verne di Amiens, pubblicato sulla rivista NeuroImage, che si proponeva di studiare la correlazione tra risposta fisica e attività mentale in stato di eccitazione.

Oggetto di studio un gruppo di giovani uomini (per semplicità di osservazione, ma lo stesso discorso può essere esteso al femminile) sottoposti alla visione di tre diverse clip, una a carattere neutro (un documentario sulla pesca), una comica (una gag di Mister Bean) e l’ultima a sfondo erotico e sessuale fortemente esplicito. Con un pletismografo penile (una sorta di camera ad aria con sensori di pressione) venne quantificata l’intensità dell’erezione, poi confrontata con le lastre ottenute dalla fMRI (Risonanza Magnetica Funzionale) dalle quali è possibile risalire alle aree più attive del cervello in un determinato momento sulla base della concentrazione sanguigna locale.

Come previsto, i filmati di controllo non generarono la stessa intensa attività cerebrale misurata per il video pornografico. Dal confronto dei risultati della fMRI è stato possibile individuare l’area deputata all’elaborazione di stimoli di questa natura. Si tratta della pars opercularis o area 44 di Brodmann, che corrisponde all’area di Broca, conosciuta specialmente per la sua connessione con il funzionamento dei neuroni specchio che sembrerebbero lì localizzarsi.

I neuroni specchio, grandiosa scoperta italiana dei primi anni ’90, sono un particolare tipo di cellule neuronali che hanno la caratteristica di attivarsi alla stessa maniera sia quando un’azione viene compiuta in prima persona, sia quando la si vede svolgere da altri.

In quest’attività neuronale non c’è differenza tra il fare e il guardar fare; in questo modo, alla visione di un filmato a sfondo sessuale non si ha la consapevolezza di assistere come spettatori, in quel momento si è attori protagonisti delle scene viste, e il rilascio ormonale conseguente somiglia molto a quello che si verifica quando siamo coinvolti in attività sessuali!

Il confine tra fruizione normale e patologica della pornografia è molto labile e sta tutto nella quantità e nella frequenza con cui ci concediamo questi momenti. Sviluppare una dipendenza può compromettere molto seriamente la vita sessuale e relazionale di una persona; il porno non è la vita vera e spesso promulga modelli sbagliati di comportamento, spingendo più sul cosiddetto “atto puro” che sull’inestimabile importanza dell’intimità, la sintonia, la connessione più profonda con la persona a cui ci concediamo.

Per questo è importante conoscere e far conoscere, parlarne e non temere la propria stessa natura, ma anzi viverla con serenità e rispetto, ma soprattutto con amore, verso se stessi e verso gli altri.

Insomma, potete mettervi comodi, impostare la navigazione in incognito e godervi il momento: il vostro segreto (che tanto segreto non è) è al sicuro con me.

 

Rebecca Grosso

Vedi anche: Spremuta d’Arancia Meccanica: come ti strizzo il cervello

 

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