Il Servizio Civile Universale ai tempi del Coronavirus

Sveglia, caffè, doccia e … La tua tenuta da lavoro è il tuo bel pigiama con i dinosauri viola.

Ti accendi il computer con ancora un pezzo di Pan di Stelle in una mano e sono le 9:30, proprio l’orario in cui di solito saresti già in ufficio.
Dopo aver fatto slalom tra la gente che si affretta alla metropolitana e quelli che si fermano a guardare le vetrine, ovviamente.

Sembra un sogno.
Chi non vorrebbe scendere dal letto e trovarsi già pronta per il lavoro, senza nemmeno l’obbligo di pettinarsi e rendersi socialmente presentabili?

Purtroppo però, è tutt’altro che un sogno, la modalità smart-working (o come ultimamente diceva Conte “smart-worki”)  è solo la metodologia che abbiamo adottato ultimamente per fronteggiare un’emergenza sanitaria dalle dimensioni colossali.
Ed anche il Servizio Civile Universale si è adattato, reinventato, proprio in base alle direttive imposte dai decreti che limitano la mobilità dei cittadini per contenere il contagio.
In particolare, per mantenere vivo lo spirito del Servizio Civile, che si pone anche come occasione di formazione personale e di progresso culturale e sociale, i più fortunati possono associare il proprio lavoro ai social e diffondere non solo informazioni, ma anche contenuti di intrattenimento.

Questo è ciò di cui mi occupo quotidianamente, affiancando il mio ruolo di redattore per La Testata-TLI a quello di volontaria.
Talvolta può essere utile per chi sta a casa, per chi si impegna a rispettare la propria salute e soprattutto quella degli altri, avere qualcosa da leggere, da guardare e ottenere delle occasioni di confronto.

E quindi perché non cogliere l’occasione anche per rinforzare il concetto di collettività, per far lavorare in sinergia tutte le competenze e dare un’alternativa altrettanto valida ai progetti che avrebbero avuto luogo fisicamente?

Certo, con tutte le difficoltà che il caso comporta, quelli di comunicazione in primis: quante volte ci sembra che un messaggio abbia un tono arrabbiato solo perché posto per iscritto?
Oppure perché ho l’impressione che i miei colleghi non colgano il senso di ciò che ho detto? Forse mi spiego male io?
Tutte difficoltà che possono essere aggirate con una bella videochiamata, per il momento.

Per fortuna torneremo presto a fraintenderci anche di persona.

Basterà pazientare, rispettare tutte le regole, lavarci le mani come ci ha spiegato Barbara D’Urso, non uscire da casa e magari abbonarsi anche a Netflix o Disney Plus e tutto rientrerà quasi nella normalità.

Sperando che ci facciano tenere il pigiama anche in ufficio, non si sa mai.
Anche perché Pan di Stelle e succhi di frutta spesso li portiamo già.

Alessandra De Paola
Illustrazione di Giuseppe Armellino

Dai uno sguardo a Diario di una quarantena: L’attesa della videochiamata

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