Cent’anni di Nilde Iotti, la comunista che ha lottato per le donne

Il 10 aprile del 1920 nasceva Nilde Iotti, la ragazza emiliana, comunista e mai dichiaratamente femminista, che contribuì a scrivere la Costituzione e, all’età di cinquantanove anni, divenne prima donna Presidente della Camera dei deputati.

Nilde Iotti (all’anagrafe Lonilde), figlia di un ferroviere di Reggio Emilia licenziato per non aver aderito al fascismo, si laurea in Lettere all’Università Cattolica di Milano e, dopo un periodo di insegnamento, subito dopo la fine della guerra inizia la sua militanza con il Partito comunista. Ancora giovanissima nel ’46 viene candidata alla Costituente e si trova a tu per tu con politici della levatura di Aldo Moro, Pietro Nenni e Palmiro Togliatti, in seguito suo compagno di vita. È stata presidente dell’Unione donne italiane e prima donna ad occupare un ruolo ai vertici della Costituzione.

Era il 20 giugno del 1979 quando pronunciò il suo discorso di insediamento alla Camera dei deputati. Erano gli anni di piombo e, dalle sue parole, trapelava il profondo cambiamento che di lì a poco si sarebbe realizzato e di cui lei avrebbe fatto parte.

“Comprenderete la mia emozione per essere la prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle più alte cariche dello Stato. Io stessa, non ve lo nascondo, vivo in maniera quasi emblematica questo momento, avvertendo in esso un significato profondo che supera la mia persona e investe milioni di donne che, attraverso lotte faticose, pazienti e tenaci si sono aperte la strada verso la loro emancipazione.”

In quegli anni intensi e faticosi per la sua carriera politica, costantemente messa alla prova, Nilde fa dell’emancipazione femminile la sua battaglia.

Il giornalista Giorgio Frasca Polara, suo portavoce durante la Presidenza della Camera, lo ricorda: “non era, non fu mai, una femminista. Ma lottò sempre, con un coraggio da tigre, per la parità, per l’emancipazione della donna (non per “la liberazione”), per la costruzione di una nuova, più moderna immagine del rapporto di coppia”.

Mai si schierò apertamente con il movimento, ma fu al fianco delle donne e portavoce di quelle istanze che mutarono la vita sia pubblica che privata delle donne e dell’intero Paese.

Già nel 1947, durante i lavori della Commissione dei 75 (organo composto da 75 membri nominati in seno all’Assemblea Costituente per redigere la Costituzione) fece valere le sue idee in merito all’ingresso delle donne in magistratura.

Durante la discussione la Iotti fece notare che nella prima parte della Costituzione era stata approvata una norma-chiave: “tutti i cittadini non solo sono uguali ma tutti, donne e uomini, possono accedere a tutte le cariche pubbliche”. Il suo slancio aprì la strada al principio del libero accesso delle donne in magistratura che poi fu accolto dall’Assemblea.

In seguito la Iotti lottò con forza prima per consentire l’introduzione del divorzio (Legge n. 898 del 1° dicembre 1970) e far riconoscere la liceità dell’aborto (Legge 194 del 22 maggio 1978), e poi per difendere le due conquiste di civiltà più volte minate dagli attacchi referendari mossi dalla chiesa e dal centrodestra.

Nel 1975 collaborò alla prima riscrittura di quello che divenne il “nuovo” diritto di famiglia, che si sostituì a quello risalente al 1942 di matrice fascista e che ormai cozzava con i principi della Costituzione.
Il nuovo diritto di famiglia stabilì la parità giuridica dei coniugi, la sostituzione della patria potestà con la potestà di entrambi i genitori, il riconoscimento ai figli naturali della stessa tutela prevista per i figli legittimi, l’abrogazione dell’istituto della dote, l’istituzione della comunione dei beni come regime patrimoniale legale della famiglia in assenza di diversi accordi.

Nilde Iotti è stata una donna severa e serena. Una comunista con un filo di perle che, con compostezza e razionalità ha difeso vigorosamente le sue posizioni.

Ha costruito con Togliatti quella che lei stessa ha definito “una strana famiglia in cui non c’era un vero marito, non c’era una vera moglie, e non c’era una vera figlia, ma che pure era una famiglia unita e felicissima”.

La sua vita è stata la rappresentazione fedele e coerente del suo pensiero.

Quando morì, il 4 dicembre 1999, il quotidiano Le Monde le dedicò un articolo dal titolo “Se ne va la gran signora della politica italiana”.

 

Rosaria Vincelli

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