L’amore ai tempi del COVID-19

Che voi siate separati o insieme durante questa quarantena, che non sappiate quando rivedrete il vostro partner o – ormai dopo due settimane di reclusione – abbiate solo voglia di ucciderlo/a, niente di quello che sta accadendo sembra plausibile o naturale. Romeo e Giulietta o quarantena con delitto? Qual è la vostra storia d’amore?

La mia – forse per calcoli errati, per corse precipitose e ottimismo mal riposto – è sicuramente la seconda, con qualche invidia mal celata per la prima. Almeno la prima salva il romanticismo, il desiderio, preserva quella lontananza che è la chiave di molti sentimenti quali la passione, ruota motrice principale di un amore giovane e vivo.

Le incombenze della vita a due latitano, lasciando spazio solo alla voglia di venirsi incontro, di protendersi l’uno verso l’altro. Molte mie amiche sono, tristemente, rimaste lontane dai loro partner durante questo periodo di isolamento forzato per il bene comune, questo sforzo apparentemente erculeo che costa ad ognuno di noi la rinuncia di libertà personali e relazionali costitutive della vita di tutti i giorni.

Diciamoci la verità, ci manca poco per perdere la testa. L’amore è un sentimento purissimo e meraviglioso con un grande nemico: la vita. Ma no, dai, scherzo, è solo il mio estremo cinismo, la mia arma contro il romanticismo dal quale siamo tristemente perseguitati.

La verità è che l’amore è una tarantella senza regole, caos allo stato brado già di per sé, nessuna persona davvero razionale si avventurerebbe se sapesse quello a cui sta per andare incontro. Ma l’incoscienza è la madre dell’imprevedibilità, della nascita di tanta bellezza e vita, nella sua esternazione più vivace ed indefinibile. Quanti guai, quante emozioni ci sarebbero state precluse, senza quella sana (e malsana) incoscienza.

Io mi sono fiondata, in possesso di due maglioni e due pantaloni, nella macchina del mio uomo senza nemmeno pensarci, senza rifletterci su due volte, e mi sono ritrovata in quattro mura a non saper bene cosa fosse accaduto fino a quell’istante. Un momento di lucidità, nell’ebrezza dell’amore e dell’adorazione.

Voglio passare la quarantena con te, sì, d’accordo, ma… oddio, lo voglio davvero?!?
Il panico è d’obbligo, ma è anche divertente. Sì, divertente, perché proietta e rompe i meccanismi prestabiliti. La distanza, invece, va presa con ancora maggior filosofia, la tentazione del sotterfugio, di rompere la quarantena per correre a baciare il proprio amore ci fanno sentire come un moderno Romeo, o una Giulietta, un Renzo e una Lucia, possiamo immedesimarci in chi – decenni fa – doveva separarsi per andare al fronte e – Dio solo lo sapeva – se sarebbe tornato dalla propria promessa sposa, o consorte, ed in che condizioni.

È tutto assurdo, qualcosa di assolutamente inconcepibile per chi – come noi – è abituato alla mobilità continua, alle distanze relative, accorciate da macchine e mezzi di ogni genere.

L’immediatezza del piacere ci ha allontanati dall’idea di attesa, di brama, dal saperci scrivere una lettera, una lettera importantissima e per la stesura della quale va bilanciata ogni parola, ogni scelta, ogni foglio. Potendo dirci ormai tutto, in qualsiasi modo, non facciamo più caso alla forma in cui comunichiamo, né riusciamo ad operare una selezione di ciò che ci è davvero urgente dire e cosa può essere messo da parte.

Dovremmo riprendere penna e foglio e scrivere lunghe lettere d’amore, per riscoprirne il doloroso piacere, per assaporare quella grandissima opportunità che è la mancanza, l’impossibilità di avere tutto e subito, riappropriandoci del giusto entusiasmo alla vista degli occhi, delle mani, del sorriso del partner. Non sono mica lì per sempre, per noi, sono lì ed è un miracolo, è bellissimo che esistano e siano nostri, per adesso.

Un tempo per respirare, dilatato, come ci dice la poetessa Mariangela Gualtieri nella sua poesia Nove marzo duemilaventi, (clicca qui per leggere la poesia) serve per ritornare in noi stessi dopo esserci avventurati troppo all’esterno, per troppo tempo nelle cose, con troppa violenza e passione.

Adesso, è il tempo dell’attesa, della contemplazione, del desiderare e dell’apprezzare ciò che abbiamo avuto. Ma, soprattutto, questo è il tempo del sexting. No, sì, avete letto bene: il sexting. O qualsiasi altra forma di sesso telematico. Coppie a distanza, armatevi di Skype, di Whatsapp, di Houseparty o di quello che preferite e giocate: giocate con la fantasia, con il lessico e con le immagini e trovate dei momenti di puro divertimento e piacere, restate in contatto con questo lato importante e sano della vita a due e della vita in sé. Anche questo sarà una forma di allenamento intellettuale, di volo di fantasia, un esperimento delle mille forme che la coppia può assumere, da vicino quanto da lontano.

Insomma, non sappiamo quanto durerà, non sappiamo come si evolverà, ma sappiamo che dobbiamo resistere, per forza. Per forza. L’amore può tutto, no? Crediamoci.

 

Sveva Di Palma

Vedi anche: Covid-19: in quarantena, ma iperconnessi. I social network fanno la loro parte. E noi?

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