A MAMMA E CHI N’ALLUCCA… FA LIBERATO!

Niente da fare.

Stasera discutevo con il mio ragazzo di Liberato, di tutta l’ azione di marketing costruita sul personaggio e mi dimandavo se, alla fine, sparire tanto tempo non fosse stato deleterio per la sua immagine.

Ascoltavo We come from Napoli, poi sono passata a O cor nun tene padrone finché, finito tutto il “vecchio” Liberato, non sono balzata a sentire una voglia irrefrenabile di scassinare la mia macchina con Speranza.

Poi, a un certo punto, mi ha scritto Rebecca, un’amica, mi ha mandato questo link azzurro e di colpo.

LIBERATO CANTA ANCORA

O sarebbe meglio dire:

LIBERATO SUONA ANCORA

Il nuovissimo album di Liberato si chiama ULTRAS, come l’omonimo film del suo videomaker di fiducia, Francesco Lettieri.

Un rimbombo che parte dal cervello e sprofonda nel cuore. Per chi ha già visto ULTRAS,  tutti i brani sono un momento da rivivere e rivivere di traccia in traccia. Per chi è ancora a digiuno, preparatevi.

 

 

 

Liberato sforna 14 brani bell e buono, come è solito fare, ma stavolta non canta l’amore per una donna. Stavolta Liberato racconta le mazzate, il fervore emotivo di una realtà, quella che spaventa i giocatori che vengono a Napoli, quella delle aspettative. Il tifo duro, storico, Liberato lo suona in un enorme rave party cerebrale che ti scoppia le tempie a furia di musica dura.

GRAZIA

WE COME FROM NAPOLI

RIONE TERRA

VIEN’ CCÁ (PARTE I)

O CORE NUN TENE PADRONE – APACHE

LUNTAN’

GRAZIELLA

VIEN’ CCÁ (PARTE II)

AMMA STÁ VICIN’

‘A MAMM’ E CHI ‘NNALLÙCC’

‘O CORE NUN TENE PADRONE – NNN MIX

FUNICULÌ FUNICOLÀ

CCHIÙ FORT’

GRAZIOCAZZ

 

La gravità della “cosa”, non si sa bene quale sia, ma c’è.

Questo ci fa ascoltare Liberato, la gravità di qualcosa che non sappiamo bene da dove prenda il capo e nemmeno capiamo se finirà. Una dimensione musicale, uno spettro che aleggia. Mentre ascolto Liberato non sento più l’esterno, ma vedo solo una patina azzurra che travolge la mia figura, come se mi inglobasse e mi portasse con sé. Così mi fa sentire ascoltare il nuovo album, senza una prospettiva e con qualche insicurezza che mi punta la pistola alle spalle.

In una cartolina che ritrae il mare, con quel grigio/azzurro degno del cielo invernale, ascoltiamo il rimbombo delle note, chi lo sa quali note siano, ma le ascoltiamo, e con esse i suoni evocativi che le accompagnano e non siamo costretti a rivedere gli ULTRAS, ma facciamo i conti con noi stessi, perché, forse, cari amici, in questo momento stiamo vivendo proprio ciò che la musica deve farci vivere: NOI STESSI.

 

Benedetta De Nicola

 

Leggi anche: “Intostreet” ra’ curva. Gli ultras raccontati da Francesco Lettieri

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