Gli elefanti di Annibale, quattro chiacchiere con un giovane cantautore

Gli elefanti arrivano, ma nella loro gigante forma calpestano un suolo rarefatto e leggero, che ha l’incisiva forza di un movimento intenso come profonde sono certe canzoni. Ritorna Annibale, nella sua “discesa” di sentimenti e lo fa con un nuovo brano, “Liberami”, e proprio alla vigilia del suo nuovo lavoro discografico “Elefanti”.

Nicolò ritorna (solo) come Annibale, perché nel nome che ci ricorda le gesta del condottiero cartaginese ha racchiuso tutto il suo mondo. Ci aveva lasciati con brani come “Lassame sta” e “Come musica”, in cui, passando indistintamente dal canto dialettale a quello italiano, racchiude tutta la sua atmosfera di  abile e moderno narratore. Cantautore polivalente, armato di chitarra e di una formazione di matrice blues e melodica. Ci regala l’anteprima alla verità del suo nuovo mondo, quello di un nuovo album. Anticipato da un singolo che è uno splendido omaggio all’amore dei nostri tempi. Una ballads che vede l’esordio alla regia nel videoclip di Antonio Cafiero e che colpisce nell’essenzialità del suo flusso di racconto. Una coppia, nella Napoli dei nostri giorni che lotta con la forza del reciproco sentimento per liberarsi dall’asfissia delle consuetudini sociali, si discosta dai muri che cingono il respiro di libertà di chi sogna con creatività e amore.

Il nuovo brano “Liberami”, è già disponibile all’ascolto su piattaforme come Spotify e Youtube.

Link al videoclip su Youtube: https://www.youtube.com/watch?v=XmAdVk3OSoo

Nell’attesa dell’uscita di “Elefanti”, abbiamo incontrato questo giovane, scapigliato e bravissimo cantautore.

Liberami è un testo dalla forte connotazione emotiva e sentimentale, una sorta di preghiera intima ma scritta veramente bene. Due frasi mi hanno molto colpito “lascia la luce accesa sto imparando a camminare” e “liberi ci confondiamo tra la gente che sa dormire”. Come nasce la scrittura di questa pezzo? Quanta centralità ha la scrittura?  Inoltre, questo brano è stato l’ingranaggio su cui attorno si è costruito l’idea del disco o è un passaggio di un percorso che costituisce l’intera tracklist del prossimo lavoro

A: “Liberami” nasce come flusso di coscienza e allo stesso tempo come una confessione scritta su un letto, alle sei del pomeriggio, mentre mi ponevo una serie di domande a cui cercavo di dare risposte.   E’ nato come il testo più importante di questo album, perché dall’inizio ha avuto per me un ruolo fondamentale nell’idea di quello che volevo descrivere con le nuove canzoni, sia testualmente che musicalmente parlando. L’ho scelta come primo singolo non perché avesse le sembianze del “primo singolo” ma perché era fondamentale nel percorso di comunicazione che ho voluto avviare . Le due frasi che hai citato sono probabilmente le mie preferite e credo siano quelle più rappresentative di questa traccia, che vanno a ricollegarsi insieme a “Libero dalla paura di poter fallire” a tutto ciò che questo album vuole significare.

-L’idea del videoclip, nel modo di comunicare dei due “amanti” è molto originale, quasi due animali rari nel logorio di una società opprimente e conformista. Siamo curiosi anche di come nasce l’idea del video

A: “L’idea del video è nata nella testa di Antonio Cafiero da subito. Volevamo mettere in scena le parole del testo e un buon modo ci è sembrato quello di rappresentare due persone che corrono nella vita, nelle frustrazioni e in quello che non vorrebbero fare, spinti dal pensiero e anche da quel semplice messaggio mandato dalla persona che ti aiuta a “liberarti” da tutti ciò che non ti fa vivere, ma che sei costretto ad affrontare. Il lavoro che non ti soddisfa, le persone che non ti capiscono, la vita che non sembra andare come avresti voluto.”

L’evocativo titolo del nuovo album è “Elefanti”, proprio come gli enormi ed esotici animali che accompagnarono la discesa di Annibale oltre le Alpi, è ispirato all’episodio storico o c’è dell’altro rispetto al concept del nuovo lavoro

A: “E’ ispirato e allo stesso tempo c’è molto altro. “Elefanti” parla del percorso dell’uomo e dei vari sentimenti che nella vita, dalla nascita alla morte, tendiamo ad incontrare come uomini. “Elefanti” in sé cerca di evocare il passo dell’elefante perché noi molto spesso tendiamo ad avviarci alla vita in quel modo. Affrontiamo la solitudine, la lontananza, la pioggia e qualche volta anche la felicità. Annibale – quello storico, non io – diceva “O troveremo una strada, o ne costruiremo una”, probabilmente “Elefanti” ed Annibale, sono legati proprio da questo.”

Italiano, qualche volta dialetto, un misto tra influenze folk e melodiche e quelle blues e contautoriali, come ti definiresti artisticamente e cosa dobbiamo aspettarci dal nuovo Annibale?

A: “Forse non è il nuovo Annibale, forse è semplicemente il vero Annibale. Oggi mi sento molto libero di poter dire e fare quello che voglio con la mia musica.  Sono ancora molto cantautore, ma in realtà con questo progetto ho cercato di dare molto più sfogo al mio lato da “musicista”, cercando di concentrarmi in prima persona, insieme a Giovanni Bellino con cui ho cooprodotto artisticamente l’album, su quella che volevo fosse la mia musica veramente. Ci sono molte influenze, però ci sono in primis “io”in questo album. C’è un Annibale che si è messo alla prova, completamente diverso da quello precedente, che finalmente ha fatto quello che voleva davvero.”

Come è il tuo rapporto artistico e territoriale? Che legami hai con la tua terra e le tue origini? Ci sono amici ed artisti che hanno contribuito alla tua formazione e alle tue influenze e come riuscire a farsi strada. Come se lo dovessi consigliare a un giovane musicista che si approccia alla scrittura di un pezzo.

A: “ Il mio rapporto con la mia città è molto particolare. Da più piccolo è stato solo amore, oggi è un rapporto più difficile, forse anche più intenso, ma alterna momenti di amore a momenti di odio per quello che potrebbe essere questa città e che invece sceglie di non essere. Sia culturalmente parlando, sia musicalmente parlando e anche come città intesa come metropoli. Gli amici e i luoghi di Napoli che hanno contribuito in questi anni alla mia formazione e alla mia musica ne sono tanti e alcuni sono stati davvero fondamentali. Non so cosa consigliare a chi si approccia alla scrittura, forse l’unica cosa che posso dirgli sarebbe quella di guardarsi intorno, di vivere con gli occhi quello che vuole vivere. Di ascoltare tanta musica, anche quella che non gli piace e di mettere in dubbio quella che gli piace, e di leggere tanto. Poi scrivi quello che vuoi scrivere e che senti di dover scrivere, che le canzoni sono prima tue e poi di quelli che le ascoltano.”

Progetti futuri rispetto alla musica?

A: “Per ora nel mio futuro ci vedo tanto studio, sia musicale che universitario. Sto studiando tanto, per migliorare la mia musica e quello che scrivo e per cercare di buttare a terra questa laurea che sto rinviando da tanto.”

 

Claudio Palumbo

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