Covid-19: in quarantena, ma iperconnessi. I social network fanno la loro parte. E noi?

L’Italia sta affrontando una sfida molto difficile che ci vede tutti lontani, ma ancor più connessi. I social network, in questo momento, confermano la capillarità della loro diffusione; per il potere che hanno, è importante essere prudenti. Da un grande potere, si sa, derivano grandi responsabilità!

Il virus Covid-19 non è l’unico, in questo momento, ad avere una capacità di rapida diffusione. Ciò che viene postato sui social network, infatti, è fortemente soggetto a viralizzazione da parte del popolo della rete. In generale, alla comunicazione è demandata una grande responsabilità ed i canali social, proprio perché contenitore di istanze e opinioni, se non usati correttamente, rischiano di far danni.

In questi giorni ci hanno riempiti di ordinanze, decreti, controlli, che limitano in modo più o meno drastico la nostra libertà. Ma sulla comunicazione nulla è stato “ordinato”, tutto è lasciato al buon senso.

Per non ammalarci di confusione, cerchiamo di capire cosa sta accadendo sui social.

Grazie alla quarantena consigliata e l’ultima scoperta italiana, lo smart working, ho potuto dedicare un po’ di tempo al monitoraggio dei social. Ho notato che, sia l’umorismo che la satira, hanno adottato la linea “basso profilo”. Non so se perché gli autori hanno riscontrato scarso successo o se, assaliti dal dubbio “dico non dico”, hanno preferito imboccare la via del silenzio stampa.

In generale, l’attenzione degli utenti si è concentrata su fonti istituzionali e mezzi di informazione. Da un’analisi di Sensemakers emerge che, “nella classifica dei video più visualizzati su Facebook, insieme a quelli dei siti di informazione, compaiano quelli postati dagli account ufficiali di personaggi politici che raggiungono direttamente audience molto elevate. Su Youtube i più visualizzati sono i video pubblicati dagli editori”.

La psicosi ha fatto la sua parte, ma sicuramente hanno influito le misure di contrasto alla diffusione di fake news (sul tema, già da tempo, si discute su possibili soluzioni a carattere legislativo e amministrativo), messe in campo per scongiurare una infodemia.

Le app più famose (Google, Facebook, Instagram, Twitter, Tik-Tok), infatti, hanno scelto un approccio energico per ostacolare la propagazione di notizie false: vietate le pubblicità che promettono cure o rimedi per prevenire il contagio; contrassegnati i video che prevedono teorie complottiste; messe in evidenza le pagine istituzionali (Ministero della salute e numeri di emergenza) quando si effettuano ricerche con la parola chiave Coronavirus.

Diverse le buone pratiche da parte di professionisti del web, influencer, artisti.

Sono state attivate raccolte fondi, iniziative culturali e formative online e in streaming.

Se l’imperativo è #iorestoacasa, il messaggio importante rimane #distantimauniti.

E noi cosa possiamo fare? Ho raccolto qualche suggerimento dal web.

Da Veronica Gentili, Fecebook Marketing Expert, qualche consiglio per aziende e professionisti.

  • Riorganizzare il piano editoriale: restare attivi con le proprie pagine social, ma prestare attenzione a post fuori luogo;
  • Rivedere le campagne pubblicitarie: valutare con quali contenuti è saggio continuare;
  • Chiedersi come aiutare la comunità con la propria attività: capire come sostenere la comunità, in base alle competenze e ai servizi e beni offerti, valorizzando la propria attività;
  • In ultimo, evitare di fare i simpaticoni ad ogni costo: generare contenuti che possano urtare la sensibilità di qualcuno potrebbe rivelarsi controproducente.

Dalla pagina Facebook dell’associazione Parole ostili, progetto di sensibilizzazione la violenza delle parole, arrivano raccomandazioni per condividere responsabilmente.

  • Evitare il sovraccarico informativo: questo modo di fare può generare caos e condurre ad un isterismo collettivo
  • Non condividere con leggerezza articoli che non provengono da fonti certe e attendibili: prenderci il tempo necessario per leggere, valutare, comprendere le notizie lette online;
  • Abbandonare l’uso di un linguaggio da apocalisse: evitare di scatenare la caccia al colpevole.

Il Presidente Mattarella ha ammonito, in un messaggio certamente non diretto a noi, ma che tutti, nel nostro piccolo, dovremmo recepire “L’Italia sta attraversando una condizione difficile […] Si attende, quindi, a buon diritto, quanto meno nel comune interesse, iniziative di solidarietà e non che possano ostacolarne l’azione”. Le parole, certamente, non possono sottrarsi a questo compito.

Rosaria Vincelli

 

 

 

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