L’umanità dei distributori automatici in Giappone: RoadsLights di Eiji Ohashi

Avete mai visto dei distributori automatici con all’interno mazzi di fiori, uova fresche e frasi d’incoraggiamento? In Giappone esistono e l’artista Eiji Ohashi ne ha fotografato l’incanto.

Il Giappone è meglio conosciuto come uno dei posti più popolati al mondo e se qui in Italia il nostro occhio è ossessionato da un ristorante ogni 50 metri e un bar ogni 100, in Giappone i distributori automatici sono quasi 5 milioni e mezzo, uno per ogni 23 abitanti, e ricoprono l’intero suolo, dalla metropoli alla periferia di campagna, dalla stazione al santuario, attivi 24 ore su 24. Funzionano esattamente come le nostre macchinette del caffè ma rigorosamente in contanti, considerato il poco uso che viene fatto delle carte di credito. Gli ultimi modelli sono addirittura touch screen o a riconoscimento facciale col quale si propone, in base alla persona, il prodotto da consumare.

I distributori automatici sono così diffusi per vari motivi. Il primo è sicuramente l’alto costo del lavoro perché così eliminano la manodopera a la necessità di impiegati addetti alla vendita. Il secondo è una densità di popolazione troppo alta che ha fatto aumentare il prezzo degli immobili e costretto gli abitanti a vivere in appartamenti piccoli ma costosissimi, motivo per cui le aziende giapponesi preferiscono installare dei distributori in una strada piuttosto che fittare un locale e aprire un negozio al dettaglio, in questo modo ogni distributore produrrebbe, per singolo metro quadrato, più di quanto riuscirebbe a fare un negozio. Il terzo motivo è il basso tasso di criminalità. Gli atti vandalici e i reati contro le proprietà sono molto molto rari ed è per questo che i distributori automatici vengono raramente rotti o derubati nonostante contengano tante monete all’interno e si trovino spesso in posti bui e strade isolate. Quarto motivo è la passione, da parte del popolo giapponese, per tutto ciò che è automatico ed ha a che fare con la robotica tanto da porsi, per il 2020, l’obiettivo di realizzare una società in cui robot e umani siano fusi, la cosiddetta Roboto-Nation.

Dagli anni 50 ad oggi i distributori automatici in Giappone restano un must e quindi estremamente pratici e popolari.

Ma cosa vendono ai passanti? La risposta è: tutto!

Il tipo di distributore più diffuso è quello di bibite e bevande (attenzione! quelle con l’etichetta rossa sono calde, quelle blu sono fredde) che ha ben poco di diverso da quello italiano se non fosse per la grande varietà di prodotti, dalla marca che sponsorizza al gusto aromatizzato più strambo. Più rari sono i distributori degli alcolici o comunque, poiché è proibito venderli dopo la mezzanotte, questi, se ci sono, sono destinati a spegnersi dopo una certa ora. Distributori di cibo, di snack, di giacchio a cubetti, di uova fresche e frutta e verdura provenienti rigorosamente dagli orti di alcuni contadini locali. Ma i più strani e anche quelli più affascinanti per i turisti sono i distributori automatici con all’interno scatole misteriose e oggetti di qualsiasi tipo.  Se pensavi di non averne bisogno ecco che sei bloccato nel traffico e il caffè ti si rovescia sulla giacca, hai un appuntamento importante tra meno di un’ora e non hai tempo di tornare a casa e puff! Un distributore ti suggerisce la giacca di cui hai bisogno e se ti va bene anche un mazzo di fiori per farti perdonare del ritardo e far bella figura. E se per le vie di Tokyo ti senti stanco, distrutto da una vita sempre così frettolosa e indaffarata, tranquillo, i “distributori dell’incoraggiamento” sapranno come risollevarti il morale con le loro parole.

      

Come si fa a non amarli? Il loro fascino attrae chiunque e a catturarne la magia della luce, la solitudine quasi umana, è proprio il fotografo Eiji Ohashi proveniente da una piccola cittadina nell’Hokkaido, lì dove è possibile apprezzare il silenzio dei vicoli e dell’ambiente circostante. L’artista racconta che quegli stessi distributori lo aiutarono nel riconoscere la via di casa una notte in cui era finito in una tempesta di neve. Da allora, per circa 9 anni, ha viaggiato in tutto il Giappone inseguendo distributori automatici in ambienti molto diversi dando così vita al progetto Roadside Lights. La luce di quei distributori nella notte appare come un segno, un’epifania, come se fossero strascichi di presenze pensanti sul silenzio della città.

  

La maggior parte delle fotografie sono scattate sull’isola di Hokkaido in cui gli inverni sono molto rigidi, le temperature possono scendere fino a -20 gradi e il gelo può causare non pochi disagi agli abitanti.

«Come si avvicina il crepuscolo, i distributori stradali si illuminano nelle città e nelle periferie. Queste scene di distributori automatici, normalmente in piedi sul bordo della strada, sono particolari al Giappone. Le macchine distributrici in centro o nel deserto, poste in piedi in solitudine, sono un’immagine di solitudine. Lavorano instancabilmente, sia che si tratti di giorno o di notte. Ma una volta che le loro vendite diminuiscono, vengono portate via. Se non si accendono e brillano, smetteranno di esistere. Potrebbe esserci qualcosa di umano in loro» spiega Eiji Ohashi.

Insomma a Eiji Ohashi le macchinette piacciono. E non c’è da stupirsi, visto che in Giappone ormai fanno parte del paesaggio urbano.

 

Serena Palmese

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