Profilo d’attrice con vino bianco: intervista a Sara Missaglia

Intervistare splendide, giovani attrici è diventata – ultimamente – una delle cose che preferisco fare. Diventerò più brava, spero, con il tempo, ma intanto mi diverto, chiacchiero, bevo vino bianco, caffè, thè e discorro di teatro. La mia ultima vittima è stata l’attrice napoletana Sara Missaglia, la bevanda prescelta il vino bianco, l’orario le due del mattino. La notte è foriera di magia, profondità.

Sara Missaglia è una delle donne più belle che abbia visto, i suoi occhi azzurri, cristallini e il suo metro e ottanta la rendono impossibile da ignorare, vistosa. Eppure nelle sue movenze c’è l’eleganza, l’energia che mette in ogni suo personaggio. Nella nostra intervista abbiamo indagato il teatro, il metodo per entrare nel personaggio, lo stare in scena.

Sara, ti intimidiscono le interviste?

“Non so, forse un po’ sì!”

Ma tu sei un’attrice, quindi…

“Ma un attore parla attraverso i personaggi, mettendo sempre qualcosa di sé, ma selezionando, scegliendo quale parte di sé ed emozione mostrare…”

Quanta arte metti nella vita e quanta vita metti nell’arte?

(Ride) Signor Marzullo. A parte gli scherzi, nella vita fingo davvero poco e credo anche in scena. La scena è una sorta di lente di ingrandimento delle emozioni, ma trovo che sia tutto molto autentico. E nella vita in cui ci provo sempre e in scena, in scena è solo una frammentazione, si prendono parti…”

Molto interessante, è come se creassi una sorta di patchwork, una campionatura delle emozioni e le riassemblassi per dar vita a qualcosa di diverso.

“Sì, è così. In scena, a teatro, è  tutto più intenso, esaltato. Il sentimento viene messo sotto una lente di ingrandimento, come già detto…”

Quindi, qual è il tuo metodo? Come entri nei personaggi?

“Beh, i personaggi non si capiscono subito, sono un po’ come le persone, no? Ci vuole un po’ di tempo prima che si manifestino del tutto. Ci vuole un po’ di tempo per loro, la sedimentazione. Bisogna leggere quello che dicono, ma anche quello che non dicono. Secondo il tuo punto di vista, secondo quello che il personaggio dice di sé, secondo quello che gli altri personaggi dicono di lui, bisogna farsi un’idea, elaborare il proprio. Credo che aiuti molto ad entrare nel personaggio evitare di giudicarlo. Se metti il giudizio, metti una barriera. Bisogna cercare di capire le ragioni del regista e le ragioni del personaggio, mettersi nei panni di.”

Quanto ti aiuta il tuo lavoro di insegnante di dizione nel teatro?

Mi piace molto, insegnare, sia dizione che recitazione quando mi capita. Quando lavoro con le persone mi piace… è un po’ maieutica questa, mi piace far emergere da loro stessi quello che hanno già. Andare a stimolare la loro sensibilità e cercare di far emergere la gamma di tutte le loro capacità espressive. Mi piace molto vedere questi corpi e queste anime in crescita, nel cambiamento. C’è uno scambio, un dono reciproco. Nei giovani attori vedo tanta qualità, molte potenzialità e mi piace essere ottimista. Il teatro lo apprezzo anche da spettatrice, non tutti gli attori frequentano il teatro, ma a me piace in tutte le sue forme. Non mi annoio.”

Quale aspetto del teatro ti piace, quale parte vorresti approfondire?

“La parte riguardante il corpo, anche se sono amante della parola. Insegno dizione, recito, amo la parola detta bene, mi piacciono i testi e le storie, le narrazioni. Mi accorgo però che quello che mi arriva di più oggi è quando vedo dei corpi in azione che generano emozioni e storie nonostante non siano in una narrazione, si rendano capaci di aprire lo spettatore a qualcosa che vada oltre la razionale azione di seguire il testo.”

In che lavori ti troveremo in futuro?

“Dal 16 al 19 aprile lavorerò in “Amleto o il gioco del suo teatro” di Giovanni Meola, in scena con Vincenzo Coppola e Solène Bresciani. Con Giovanni Meola lavoro da diversi anni, con “Tre. Le sorelle Prozorov” e le attrici Roberta Astuti e Chiara Vitiello abbiamo creato una sinergia perfetta, in scena e nella vita, molto importante per la riuscita dello spettacolo. Il processo creativo è molto lungo, molto particolare. È sicuramente il mio spettacolo, quello che ho preferito finora.”

E niente, il resto delle chiacchiere non possono rientrare in un’intervista, quindi dovrà bastarvi questo, cari lettori. Andate a vedere questa bellissima e bravissima attrice a teatro, informatevi sull’arte e ciò che ha da offrire, in tutte le sue manifestazioni.

Sveva Di Palma

 

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