Ricordi di mio nonno: ‘O Muccaturo

‘O Muccaturo, avete mai sentito questa parola? Io l’ho riascoltata dopo quasi dieci anni in un grigio giorno di lavoro.

Una parolina che per me equivale a quella madeleine proustiana.

Il mio collega di lavoro, che sa della mia piccola passione per la linguistica, nelle ore di pulmino man mano mi sta insegnando nuovi termini del mio caro dialetto napoletano. Alcuni, come questo, li conosco già, per altri, invece, inizio subito delle ricerche che ho deciso di condividere in queste brevi pillole con voi.

Il termine Muccatùro ha un’origine latina, dal verbo muccare, ossia soffiarsi il naso e indica il fazzoletto di stoffa utilizzato per soffiarsi il naso.

Non so a voi, ma a me, il Muccatùro, ricorda il mio caro nonno paterno che non ne faceva mai a meno ed ecco che, ad ogni mio starnuto, cacciava dal taschino destro quello che conservava per me, viola prugna.

Sarà che sono una persona sentimentale, ma non dimenticherò mai quando sulle tue gambe mi soffiavi il naso e poi ti stringevo, mentre sentivo il tuo profumo e mi accarezzavi i capelli dicendo che sarei sempre stata la tua topolina.

 

 

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